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10 Lug
Sabato

Adesso nell’Ordine di Iacopino e Ghirra
comincia una difficile collaborazione

Nella sezione Le istituzioni

Con l’elezione degli ultimi due componenti dell’Esecutivo (Maria Chiara Aulisio e Ugo Armati) il Consiglio nazionale, nella sessione del 7-8 luglio, ha completato il vertice dell’Ordine nazionale dei giornalisti. Una convulsa vicenda ha portato alla creazione di una sorta di coabitazione tra schieramenti che durante la campagna elettorale si erano fronteggiati su piattaforme contrapposte. Cominciamo dall’inizio. Nella sessione del 23-24 giugno il segretario uscente Enzo Iacopino era stato eletto presidente alla seconda votazione, con due voti in più del quorum richiesto (la maggioranza assoluta dei consiglieri). Per lui avevano votato una sessantina di pubblicisti su 73 e poco più di una quindicina di professionisti su 77. Il nucleo più consistente era rappresentato dai pubblicisti della Campania, del Piemonte, della Lombardia e del Lazio, che si erano mossi sulla linea “votiamo chi ci offre di più”.

Una maggioranza così non ha retto alle successive prove, quando le offerte fatte non si è stati in grado di mantenerle. La vicepresidenza era stata offerta a Gennaro Guida, pubblicista di Napoli, mentre il vicepresidente uscente Enrico Paissan era stato degradato al ruolo di semplice componente dell¹Esecutivo. Ma Paissan raccoglieva 23 voti, che venivano a mancare a Guida. A quel punto i consiglieri, che fanno riferimento a “Autonomia e solidarietà” e “Giornalisti uniti” facevano confluire i propri voti sul vicepresidente uscente. Paissan risultava così eletto e Guida restava al palo. Apriti cielo. A quel punto i pubblicisti di Napoli, dopo aver chiesto inutilmente le immediate dimissioni di Paissan, hanno abbandonato il Consiglio e sono saliti sull’Aventino.

L’indomani la stessa sorte di Guida è toccata a Michele Partipilo, professionista di Bari indicato da Iacopino come segretario del Consiglio nazionale. Giancarlo Ghirra, candidato allo stesso ruolo dai consiglieri di Autonomia e Giornalisti uniti, l’ha superato di una decina di voti e sarebbe sicuramente passato nella votazione di ballottaggio. La stessa sorte si annunciava per Ugo Armati, indicato da Iacopino come tesoriere e a cui era contrapposto Nicola Marini. Per evitare una tale sconfitta alla disciolta maggioranza non restava che assentarsi dal voto per far mancare il numero legale.

Questa scelta non mancava di creare malumori e proteste anche da partedi chi la subiva.In un clima di tensione, Paissan proponeva un’intesa che prevedesse l’elezione di Ghirra a segretario, Marini a tesoriere, un professionista e un pubblicista della loro componente nell¹Esecutivo, e 2 professionisti e 1 pubblicista proposti da Iacopino. In questo modo siandava a un Esecutivo con quattro rappresentanti di Autonomia e Giornalisti uniti e quattro rappresentanti di Iacopino, lui compreso, con Paissan ago della bilancia. Nelle votazioni che seguivano tutti i candidati proposti da Autonomia e Giornalisti uniti venivano eletti con ampio margine (Ghirra, Marini, Marco Roncalli e Fiorenza Sarzanini) mentre dei tre candidati proposti da Iacopino passava solo Fabio Benati. Gli altri due avrebberodovuto sottoporsi a un nuovo scrutinio in una nuova sessione del Consiglio.

L’intesa raggiunta veniva vista con qualche perplessità dal verticedella Fnsi in quanto una coabitazione a seguito di un accordo rappresenta in qualche modo una legittimazione della presidenza Iacopino. Ma l’alternativa sarebbe stata un rinvio di un paio di settimane e non era da escludere chequel periodo potesse essere usato dalla disciolta maggioranza perricompattarsi. D¹altra parte, non va dimenticato che l’idea di Iacopino era di usare l’Ordine come contraltare del Sindacato, magari inseguendo l”idea di un sindacato alternativo. Un proposito che nel nuovo assetto non ha spazio. E’ significativo che prima dell’insediamento del nuovo vertice dell’Ordine Iacopino esaltasse i contatti personali da cui avrebbero dovuto scaturire, a suo dire, significative modifiche al disegno di legge sulle intercettazioni, e irridesse alle manifestazioni di piazza promosse dalla Fnsi, mentre oggi proclama l’unità d’azione tra tutti gli enti di categoria.

Reggerà la coabitazione sulla lunga distanza? E’ presto per dirlo. Dipende dalla capacità di ciascuno di riuscire a lavorare insieme. Dipende, soprattutto, da come il nuovo vertice riuscirà ad affrontare una serie di nodi, dal cui scioglimento dipende la stessa sopravvivenza dell’Ordine. La proposta di legge di riforma langue in commissione Cultura della Camera. Ma anche se si andasse a un’accelerazione, per risolvere i problemi di un suo efficace funzionamento bisognerebbe aspettare un decreto del ministero della Giustizia che fissi meccanismi elettorali e porti a una drastica riduzione del Consiglio nazionale. Secondo il documento sulla riforma approvato a Positano si dovrebbe tornare, anche per il Consiglio nazionale, ai principi ispiratori della legge istitutiva, che prevedeva un rapporto 2-1 tra professionisti e pubblicisti, come avviene peraltro nei Consigli regionali. Ma come reagirebbero i pubblicisti a una misura del genere? Nel frattempo c’è da affrontare, con misure d’emergenza in attesa della riforma, la sproporzione non più sostenibile tra il numero di professionisti che accedono all’Albo ogni anno, e la capacità di assorbimento del mercato in una situazione di crisi dell’editoria.

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