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	<title>giornalismo e democrazia</title>
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	<description>I fondatori di "giornalismo e democrazia" si impegnano a diffondere i principi di un giornalismo libero e responsabile, realizzato nell’esclusivo interesse del cittadino, anche se consapevoli dei condizionamenti che caratterizzano il cosiddetto mercato dell’informazione</description>
	<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 14:30:01 +0000</pubDate>
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		<title>Rai: Berlusconi ricatta Montima la partita si può giocare</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 14:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>

		<category><![CDATA[Cicchitto]]></category>

		<category><![CDATA[Gasparri]]></category>

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		<description><![CDATA[Silvio Berlusconi è pronto a trattare su tutto, dalla riforma elettorale all’architettura istituzionale dello Stato. Ma su un punto è inflessibile: l’assetto del sistema radiotelevisivo e la conservazione del duopolio Rai-Mediaset. Basta che il presidente del Consiglio Mario Monti accenni all’eventualità di intervenire sulla Rai entro i tempi di scadenza del suo Consiglio di amministrazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><a href="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/02/berlusconi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4062" src="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/02/berlusconi.jpg" alt="" width="96" height="78" /></a>Silvio Berlusconi è pronto a trattare su tutto, dalla riforma elettorale all’architettura istituzionale dello Stato. Ma su un punto è inflessibile: l’assetto del sistema radiotelevisivo e la conservazione del duopolio Rai-Mediaset. Basta che il presidente del Consiglio Mario Monti accenni all’eventualità di intervenire sulla Rai entro i tempi di scadenza del suo Consiglio di amministrazione che subito i suoi corifei insorgono.<span id="more-4056"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">E’ successo quando Monti ha fatto un rapido cenno su un possibile intervento sulla Rai durante la sua esibizione a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio. Quando, con grande prudenza, ne ha parlato a Bruxelles. E quando lo ha ripetuto nella lunga intervista a “Repubblica-Tv”. In ognuna di queste occasioni, i Cicchitto, i Gasparri e i Romani di turno gli hanno intimato che titolato a occuparsi della radiotelevisione pubblica è il Parlamento, non il governo. Detto dai portavoce di chi non si faceva scrupolo, dal governo, di tempestare di telefonate il direttore generale della Rai e i consiglieri dell’Agcom per ottenere la testa dei conduttori non allineati, fa una certa impressione. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Nel frattempo, nel Consiglio di amministrazione della Rai si ricostituisce la disciolta maggioranza Pdl-Lega che, col contributo determinante del rappresentante del ministero del Tesoro Petroni, nominato a suo tempo da Giulio Tremonti, ha confermato Alberto Maccari alla direzione del Tg1, revocandolo dal pensionamento, e ha nominato Casarin, area Lega, alla direzione della Tgr. Un posto a te e uno a me, all’insegna della più plateale spartizione. Poco importa, poi, se il Tg1 rimane ai livelli di ascolto a cui l’aveva ridotto Augusto Minzolini e non si veda alcun credibile piano di rilancio. Importa, invece, che la Rai fornisca un’informazione addomesticata e non divenga un concorrente competitivo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">E’ comprensibile che su un terreno così accidentato il governo Monti si muova con prudenza. Ma la prudenza non può diventare totale assenza di iniziativa. Anche perché minacciare di staccare la spina, da parte di Berlusconi, è facile dirlo. Meno facile è farlo, con la crisi che il Paese attraversa e a fronte dei timidi segnali di ripresa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;">     </span>Vero è che il ministro dello Sviluppo Corrado Passera ha sospeso la cosiddetta gara di bellezza che avrebbe dovuto regalare a Mediaset e Rai le frequenze televisive. Ma l’asta che dovrebbe dare all’erario qualche miliardo di euro non è ancora fissata, né si sa se si farà.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Tuttavia, i tempi di scadenza del Consiglio d’amministrazione della Rai, nominato secondo le regole della legge Gasparri, sono fissati al 28 marzo. Una riforma di quella legge, pensata per tutelare gli interessi di Mediaset, non sembra per il momento tra le cose probabili. Per il segretario del Pd Pierluigi Bersani, la riforma dovrebbe portare a una nuova governance della Rai, con un Consiglio ristretto a tre persone e un amministratore unico, sottratto alle logiche spartitorie dei partiti. Sarebbe bene che di quest’idea Bersani si ricordasse se le elezioni per il rinnovo del Parlamento, quando ci saranno, dovessero portare a una vittoria del centrosinistra.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Nel frattempo, con il rinnovo, a marzo, del Consiglio d’amministrazione secondo le vecchie regole, il presidente del Consiglio Monti, che detiene anche la responsabilità del ministero del Tesoro, azionista unico della Rai, ha la facoltà di sostituire Petroni con un suo rappresentante, che diventerebbe ago della bilancia tra gli opposti schieramenti e toglierebbe a Pdl e Lega la possibilità di decidere a proprio piacimento. Non sarebbe una grande riforma, ma un passo avanti sì, contro il quale non si potrebbe strepitare più di tanto.<span style="mso-spacerun: yes;">         </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p class="akst_link"><a href="http://www.giornalismoedemocrazia.it/?p=4056&amp;akst_action=share-this"  title="E-mail this, post to del.icio.us, etc." id="akst_link_4056" class="akst_share_link" rel="nofollow">Share and Save</a>
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		<title>Una proposta: si crei un difensore civicoper monitorare e stimolare la deontologia</title>
		<link>http://www.giornalismoedemocrazia.it/2012/02/01/una-proposta-si-crei-un-difensore-civicoper-monitorare-e-stimolare-la-deontologia/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 22:13:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Deontologia nel giornalismo. Di fronte ai cambiamenti sempre più rapidi all’interno della professione si nota un disorientamento, che convive con l&#8217;esigenza di maggiore rigore etico, dove il modificarsi delle specificità professionali corre parallelo lungo un rafforzato desiderio di identità professionale.
 Io non sono contro le diverse  carte che negli decenni  sono state elaborate e approvate, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="color: #00000a;">Deontologia nel giornalismo. Di fronte ai cambiamenti sempre più rapidi all’interno della professione si nota un disorientamento, che convive con l&#8217;esigenza di maggiore rigore etico, dove il modificarsi delle specificità professionali corre parallelo lungo un rafforzato desiderio di identità professionale.<span id="more-4051"></span></span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="color: #00000a;"> Io non sono contro le diverse<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>carte che negli decenni<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>sono state elaborate e approvate, da quella<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>dell&#8217;infanzia, a quella dei diritti e doveri fino ad arrivare a quella di Roma sui migranti. Ma se alla fine ne conto tredici, allora mi chiedo se non sono troppe, mi chiedo se non sono una forza ma anche una debolezza, nel senso che possono essere lette anche come spia di una identità sempre più fragile.</span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"><span style="color: #00000a; font-family: Calibri;"> </span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;">Ma se tutto questo è vero c’è un compito ormai urgente quanto fondamentale che è precondizione deontologica: il monitoraggio del cambiamento.</span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;">Qualcuno può vietare all’Ordine<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>nazionale di dotarsi di una struttura con<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>l’obiettivo di visionare i tg delle principali reti nazionali, i principali quotidiani nazionali su carta e on-line? O che gli ordini regionali facciano altrettanto per monitorare a loro volta, con sistematicità, i giornali locali su carta e on-line e le Tv locali? Penso<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>non a commissioni di censura ma a sentinelle a guardia di una professione che cambia, capaci di segnalare i<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>pericoli, gli errori e, magari di intervenire per correggere. </span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="color: #00000a;"> </span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;">Capire il cambiamento per governarlo, anche con la deontologia. Lealtà e obiettività sono pratiche professionali che hanno bisogno di strumenti di difesa e di controllo. Oltre che naturalmente di repressione. Ma il primo passaggio è quello della conoscenza.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Che ora manca del tutto. </span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;">Una precisazione. Il monitoraggio meglio sarebbe se facesse capo agli ordini regionali, ma nulla vieta che a esercitarlo quotidianamente sia, ad esempio, un gruppo di allievi di una scuola riconosciuta dall’Ordine sotto la responsabilità della presidente dell’Ordine o di un suo delegato.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Sarebbe un ottimo esercizio didattico e un buon servizio alla collettività.</span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;">La quale volendo potrebbe dotarsi anche di altri strumenti.</span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="color: #00000a;"> </span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;">Un difensore dell’informazione pulita è idea così irrealistica? Attenzione, difensore<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>non garante. Il garante dei lettori in Italia non ha funzionato.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Forse perché andava a collidere con le funzioni del direttore, forse perché la sua autonomia alla prova dei fatti diventava un problema. </span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;">L’idea è che un difensore dell’informazione può essere utile solo se esterno, realmente indipendente. Modello difensore civico.</span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;">Riconosciuto dall’Ordine regionale dei giornalisti, ma espressione della collettività (del Comune o della Regione).<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Che possa attivare dei procedimenti nei nuovi consigli di disciplina dell’Ordine ma anche attivarsi presso i giornali per dare risposte rapide ai problemi posti dai cittadini-lettori<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>o ascoltatori.</span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="color: #00000a;"> </span></span></p>
<p class="Predefinito" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Century&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="color: #00000a;">E’ essenziale<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>sapere dove si va. La professione sta cambiando velocemente. Non attrezzarsi per capire dove stiamo andando così come non attrezzarsi per difendere la credibilità dell’informazione è un peccato di indolenza che i giornalisti potrebbero pagare molto caro attraverso una travolgente crisi d’identità che peraltro è già in atto. E peggio, la potrebbero pagare ancora più cara i cittadini, privati di una informazione pulita, onesta, professionale su cui formarsi opinioni frutto della realtà e non di interessi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: small; font-family: Calibri;"> </span></p>
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		<title>City ormai vicino alla chiusuraLunga vita alla free press</title>
		<link>http://www.giornalismoedemocrazia.it/2012/01/31/city-ormai-vicino-alla-chiusuralunga-vita-alla-free-press/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 20:27:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Industria editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Entro la fine di febbraio, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, chiuderà City, storico quotidiano gratuito del gruppo Rcs, che negli ultimi dieci anni ha conteso a Metro e Leggo la leadership della free press in Italia, ma anche contribuito con questi due concorrenti a portare alla luce e consolidare cinque milioni di nuovi lettori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: large;">Entro la fine di febbraio, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, chiuderà City, storico quotidiano gratuito del gruppo Rcs, che negli ultimi dieci anni ha conteso a Metro e Leggo la leadership della free press in Italia, ma anche contribuito con questi due concorrenti a portare alla luce e consolidare cinque milioni di nuovi lettori di giornali. Nuovi perché prima dell’avvento della “free“ in Italia (nel luglio del 2000 con Metro Roma) tante persone non leggevano il giornale – lo dicono le ricerche – e oggi tornerebbero a non farlo se i gratuiti scomparissero del tutto.<span id="more-4023"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: large;">Negli ultimi diciotto mesi, avevano già abbandonato il campo E-Polis (19 edizioni in altrettante città) e in parte Leggo, del gruppo Caltagirone, che a ottobre scorso aveva tagliato 13 edizioni su 15 (oggi esce soltanto a Roma e Milano). Nel 2007 i gratuiti in Italia erano 6 (c’era pure 24 Minuti del gruppo Sole 24 ore, chiuso dopo due anni), oggi restano Metro (sette edizioni in 8 città), DNews (Roma e Milano), entrambi gestiti dal gruppo editoriale di Mario Farina, e Leggo, sia pure come detto con due sole edizioni. Negli ultimi tre anni il calo dei fatturati pubblicitari sulla free press è stato di circa il 40 per cento, tra pubblicità locale e nazionale, e molti non hanno retto. O hanno deciso, come pare di capire il gruppo Rcs, che la free non ha futuro, e che dunque non vale la pena resistere ancora e aspettare che la crisi allenti la presa. Meglio dedicarsi subito a business più redditizi, come il web.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: large;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: large;">Ma è davvero così? Il declino della free press è naturale e ineluttabile? Chi scrive dirige dal 2005 Metro, il free più conosciuto e diffuso nel mondo (esce in 130 grandi città di 4 continenti) e quello che oggi se la passa meglio, certo anche grazie ad una pesante ristrutturazione che negli ultimi anni ha prodotto un taglio consistente dei costi e dell’organico redazionale. Il commento è dunque interessato e di parte. Ma io credo che la free press sia tutt’altro che declinante. Lo sono gli investimenti sulla carta stampata, tutta, quotidiana e periodica, free e pay. Ma il quotidiano gratuito è sempre di più un format editoriale radicato e solido. Lo dicono gli ultimi dati Audipress e le analisi del Censis, che a giugno scorso ha sottolineato come nel biennio 2009-2011 l’unica informazione stampata in grado di aumentare l’audience, cioè il numero di lettori, sia stata quella free (+1,8% rispetto al biennio precedente). E questo malgrado siano venute meno alcune testate o si siano ridotte le edizioni. Nessuno come i quodiani gratuiti è stato capace di tenere e aumentare i propri target di lettori, che sono perlopiù giovani sotto i 44 anni, studenti o impiegati, benestanti e residenti nelle grandi città. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: large;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: large;">La verità è che chi vive solo di pubblicità soffre di più di fronte a una crisi degli investimenti in comunicazione come quella registrata in tantissimi Paesi negli ultimi tre anni e mezzo. In Italia, come noto, finiscono in televisione il 70 per cento delle risorse pubblicitarie complessive, in base a una distorta concezione del libero mercato che fa in questo Paese dei giornali su carta stampata una specie in via di estinzione, male assistita dallo Stato e poco protetta dal legislatore. Non va poi dimenticato che molti editori di free press lo sono o lo sono stati in questi dieci anni anche di mezzi a pagamento, e in un momento di profonda crisi del mercato pubblicitario hanno dovuto fare una scelta con le proprie concessionarie interne: tra i giornali gratuiti e quelli a pagamento hanno difeso di più i secondi, in molti casi meno diffusi tra il pubblico, ma ancora più redditivi e riconosciuti dal mondo politico ed economico rispetto ai secondi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: large;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: large;">Eppure il modello editoriale free funziona anche nell’era di Internet. I lettori aumentano, mentre quelli di molti quotidiani tradizionali purtroppo calano mese dopo mese, sotto i colpi delle mode tecnologiche e della straordinaria offerta di contenuti prodotta dalla televisione digitale. La pubblicità tornerà dopo la crisi ad investire sulla carta stampata come ha fatto nel decennio ’95-2005? Questo davvero nessuno può dirlo. Forse no, non a quei livelli. Eppure chi prova oggi a seppellire la stampa gratuita potrebbe commettere un errore strategico. Quello di credere che quei lettori siano recuperabili, “riproteggibili” su giornali venduti in edicola. La storia degli ultimi anni dimostra che non succederebbe. Chi non leggeva prima dell’arrivo di Metro, City, Leggo, tornerebbe a non farlo o a farlo soltanto su qualche nuovo tablet. Il travaso di pubblico tra free e pay non c’è mai stato. Gli esempi sono tanti. Mollare la free press potrebbe significare allora per molti editori (concessionarie, e dunque investitori) rinunciare definitivamente a un vasto pubblico non interessato e “contattabile” da altra carta stampata, quotidiana o periodica. Lunga vita a City, dunque, lunga vita alla free press. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: large;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: large;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="font-size: large;"> </span></span></p>
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		<item>
		<title>Arrestati 4 giornalisti del SunPagavano mazzette ai poliziotti</title>
		<link>http://www.giornalismoedemocrazia.it/2012/01/31/arrestati-4-giornalisti-del-sunpagavano-mazzette-ai-poliziotti/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 16:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Un altro brutto capitolo nella storia del Sun e dei giornali di Rupert Murdoch: altri quattro arresti, eseguiti dagli agenti di Scotland Yard. Sono accusati di aver pagato mazzette per convincere i poliziotti a passare loro alcune notizie riservate.
In totale gli arresti sono saliti a 13 da quando scoppiò lo scandalo. Si deve aggiungere il nome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Un altro brutto capitolo nella storia del Sun e dei giornali di Rupert Murdoch: altri quattro arresti, eseguiti dagli agenti di Scotland Yard. Sono accusati di aver pagato mazzette per convincere i poliziotti a passare loro alcune notizie riservate.<span id="more-4030"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">In totale gli arresti sono saliti a 13 da quando scoppiò lo scandalo. Si deve aggiungere il nome di un poliziotto. Forse siamo all’ultimo atto dello scandalo che aveva spinto Murdoch a chiudere il News of the world, quando era ormai chiaro che i dirigenti del tabloid avevano spinto alcuni giornalisti a comportamenti scorretti e in qualche caso illeciti. I nomi degli arrestati non sono stati comunicati ufficialmente. All’interno del gruppo si dice che si tratti di: Mike Sullivan, capo del settore della cronaca nera; Fergus Shanaha, Chris Faro e<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Graham Dudman, tutti capiredattori. Pagamenti illegali: è questa la conclusione cui sono giunti gli ispettori della polizia, che hanno proceduto agli arresti alla presenza degli avvocati difensori, sembra per fare in modo che il rapporto con le fonti confidenziali non fosse compromesso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Da notare che alla catena di arresti si è arrivati grazie alla collaborazione dello stesso gruppo editoriale, News Corporation, che fin dall’inizio aveva costituito una propria commissione d’inchiesta, per stroncare le attività scorrette di giornalisti che avevano spiato una serie di personaggi famosi, soprattutto attraverso le intercettazioni telefoniche.<span style="color: #000000; mso-bidi-font-weight: bold;"> “News International ha preso l&#8217;impegno la scorsa estate che non si sarebbero più ripetuti casi di notizie procacciate con metodi inaccettabili” scrive il gruppo editoriale. Che sta facendo il possibile per recuperare parte della propria credibilità.</span></span></p>
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		<title>&#8220;Rai ingovernabile&#8221;Garimbertispera che intervenga il Governo</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 15:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Lorenza Lei]]></category>

		<category><![CDATA[Rizzo Nervo]]></category>

		<category><![CDATA[Zavoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Una spaccatura profonda, 5 a 4, nel Consiglio di amministrazione della Rai. Questo il risultato della votazione che, su proposta del direttore generale Lorenza Lei ha portato alla conferma di Alberto     Maccari alla guida del Tg1 e alla nomina di Alessandro Casarin alla testata regionale. Ha votato contro il presidente Garimberti, che spera nell’aiuto al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><a href="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/02/garimberti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4046" src="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/02/garimberti.jpg" alt="" width="96" height="78" /></a>Una spaccatura profonda, 5 a 4, nel Consiglio di amministrazione della Rai. Questo il risultato della votazione che, su proposta del direttore generale Lorenza Lei ha portato alla conferma di Alberto<span style="mso-spacerun: yes;">     </span>Maccari alla guida del Tg1 e alla nomina di Alessandro Casarin alla testata regionale. Ha votato contro il presidente Garimberti, che spera nell’aiuto al Monti; si è dimesso Nino Rizzo Nervo.<span id="more-4043"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Il presidente dell’azienda aveva chiesto che al Tg1, al posto di Minzolini che era stato allontanato in seguito all’inchiesta sull’uso distorto di una carta di credito, andasse un uomo al di sopra delle parti. Ma il direttore generale ha continuato sulla sua strada ed ha proposto che Maccari, che stava andando in pensione, venisse confermato fino alla fine dell’anno, sostituito alla Tgr dal suo vice Casarin.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Di qui la spaccatura, con i sì dei 5 consiglieri del centrodestra e i no dei 4 del centrosinistra. Rizzo Nervo, come aveva annunciato, ha subito presentato le dimissioni dal Consiglio. Molto preoccupato il sindacato (Fnsi e Usigrai), mentre da più parti si invocano anche altre dimissioni, comprese quelle del Presidente. Da ricordare che il Consiglio Rai è ancora quello che amministrava l’azienda durante il governo di Silvio Berlusconi. Il rappresentante del Tesoro è Angelo Maria Petroni, che era stato scelto dal Ministro dell’Economia Tremonti. Nulla era cambiato quando Mario Monti si era insediato a Palazzo Chigi, anche se lo stesso Monti e il ministro Passera avevano fatto intendere che anche per la Rai sarebbero state prese decisioni nuove.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Il Comitato di redazione del Tg1 ha scritto che i vertici aziendali hanno espresso “uno spettacolo <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>desolante, che nulla ha a che fare con il giornalismo e con il Servizio pubblico. Preoccupato il Presidente della Commissione di vigilanza, Zavoli, che della Rai in passato fu presidente. Nessuna novità sul fronte politicoi. Il Segretario del Pd Bersani ripete che il suo partito non parteciperà a nuove spartizioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Paolo Garimberti spera ora in un intervento del governo. Ha scritto a Mario Monti definendo “ingovernabile” l’azienda. E’ in atto, oltre alla spaccatura verticale del Consiglio di amministrazione, un contrasto insanabile fra il presidente (che dovrebbe avere funzioni di garanzia) e il direttore generale, che governa più propriamente l’azienda di viale Mazzini.<span style="text-decoration: underline; text-underline: words;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span></span></span></p>
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		<title>Sbloccati i fondi per l&#8217;EditoriaSalvi molti posti di lavoro</title>
		<link>http://www.giornalismoedemocrazia.it/2012/01/29/sbloccati-i-fondi-per-leditoriasalvi-molti-posti-di-lavoro/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 10:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Una buona notizia per quei giornali che da un paio d’anni attendevano di incassare soldi pubblici. La Presidenza del Consiglio ha sbloccato i fondi destinati ad una serie di testate. E’ il risultato della prima riunione della commissione consultiva della Presidenza del Consiglio, dopo l’affidamento a Paolo Peluffo della responsabilità dell’Editoria, in qualità di Sottosegretario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Una buona notizia per quei giornali che da un paio d’anni attendevano di incassare soldi pubblici. La Presidenza del Consiglio ha sbloccato i fondi destinati ad una serie di testate. E’ il risultato della prima riunione della commissione consultiva della Presidenza del Consiglio, dopo l’affidamento a Paolo Peluffo della responsabilità dell’Editoria, in qualità di Sottosegretario di Stato.<span id="more-4018"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Finite le verifiche che erano in corso, una ventina di giornali (cooperative, quotidiani non profit, testate di minoranze linguistiche) riceveranno finalmente i contributi tanto attesi. Notevole il sospiro i sollievo da parte della Federazione nazionale della stampa. Il Segretario Siddi ha dato atto a Peluffo della sollecita risposta positiva. Ora, secondo Siddi dovrebbero essere trovate anche ”<strong><span style="font-weight: normal; color: #000000; mso-bidi-font-weight: bold;">nuove risorse certe (anche dal cosiddetto Fondo Letta), allo scopo di creare un immediata relazione con le prospettive reali delle attività editoriale finanziabili nell&#8217;anno in corso. Una quota di risorse ulteriori dovrebbe arrivare, invece, da una rivisitazione della spesa secondo criteri di marcata selettività”. Il che significa che le assegnazioni dei fondi avverranno in modo diverso e che qualcuno resterà escluso.</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;"><strong><span style="font-weight: normal; font-size: 14pt; color: #000000; line-height: 150%; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-family: Calibri;">Tuttavia, le prime mosse di Peluffo (che ha sostituito il dimissionario Malinconico) dovrebbero dimostrare che il governo Monti, a differenza del precedente, vuole intervenire nel settore dell’editoria prima che scompaiano testate che danno lavoro a centinaia di giornalisti e di poligrafici.</span></span></strong></p>
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		<title>Luca Mattei - Facebook</title>
		<link>http://www.giornalismoedemocrazia.it/2012/01/23/4012/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 22:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tesi di laurea]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo ha detto Facebook: una tesi di laurea di Luca Mattei(relatore Mario Morcellini) che cerca di delineare fino a che punto Facebook costituisca una fonte per i giornalisti. Innovazioni, errori, rischi. Uno studio accurato, in una materia in continua evoluzione, che dovrà essere studiata ancora.
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Lo ha detto Facebook: una tesi di laurea di Luca Mattei(relatore Mario Morcellini) che cerca di delineare fino a che punto Facebook costituisca una fonte per i giornalisti. Innovazioni, errori, rischi. Uno studio accurato, in una materia in continua evoluzione, che dovrà essere studiata ancora.</span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Ordine: per far contenti tuttiil Consiglio fa un passo indietro</title>
		<link>http://www.giornalismoedemocrazia.it/2012/01/21/ordine-per-far-contenti-tutti/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 12:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, riunito a Roma nei giorni 18, 19 e 20 gennaio, ha approvato un documento “sulle linee guida per la riforma della professione giornalistica” da trasmettere al governo perché ne tenga conto nell’elaborazione dei decreti di attuazione della legge 148/2011 sulla riforma delle professioni regolamentate.
Dopo aver rilevato la specificità della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 77.6pt 0pt 0cm; text-align: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-outline-level: 1;"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, riunito a Roma nei giorni 18, 19 e 20 gennaio, ha approvato un documento “sulle linee guida per la riforma della professione giornalistica” da trasmettere al governo perché ne tenga conto nell’elaborazione dei decreti di attuazione della legge 148/2011 sulla riforma delle professioni regolamentate.<span id="more-3993"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 77.6pt 0pt 0cm; text-align: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; mso-outline-level: 1;"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Dopo aver rilevato la specificità della professione giornalistica rispetto alle altre professioni regolamentate, il documento indica le vie dell’accesso: “Ferme restando l’unicità dell’Albo,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>la permanenza dei due elenchi (professionisti e pubblicisti,n.d.r.), e i diritti acquisiti dagli iscritti all’entrata in vigore della riforma, l’accesso alla professione di giornalista dovrà<span style="mso-spacerun: yes;">   </span>avvenire attraverso l’esame di Stato. Per sostenere l’esame di Stato gli aspiranti giornalisti dovranno possedere una laurea e aver svolto un tirocinio di 18 mesi”. “Le forme di tirocinio”, prosegue il documento del Cnog, “saranno inidividuate in un regolamento e potranno essere: praticantato aziendale, frequenza master dell’Ordine, compiuta frequenza di corsi universitari specialistici post-laurea in giornalismo, sistematica collaborazione equamente retribuita a testate giornalistiche.” Sull’accesso il documento così conclude: “A far data dall’entrata in vigore della riforma, chi avrà superato l’esame di Stato sceglierà se iscriversi nell’elenco professionisti o in quello pubblicisti non possedendo il requisito dell’esclusività professionale. Chi ha già superato un esame di Stato per l’iscrizione ad un diverso Albo professionale e ha svolto il tirocinio giornalistico, può accedere direttamente all’elenco pubblicisti”. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 77.6pt 0pt 0cm; text-align: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Come si può ben vedere, le forme di accesso, così come le forme di tirocinio, sono molteplici. Ripropongono, tra l’altro, il praticantato aziendale, da anni considerato inadeguato a formare i giornalisti, e rappresentano un arretramento rispetto ai progetti di riforma elaborati dal Consiglio nazionale nel<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>2008 e ancor prima nel 2004, che prevedevano un unico canale di accesso attraverso la laurea almeno triennale e un master professionalizzante.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 77.6pt 0pt 0cm; text-align: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">La formazione permanente, afferma il documento, dovrà “perseguire l’obiettivo di stabilire un obbligo di aggiornamento, contravvenendo al quale si determina un illecito disciplinare”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 77.6pt 0pt 0cm; text-align: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il testo varato dal Cnog esclude che il giornalista debba sottoscrivere una polizza assicurativa. Quanto ai Consigli di disciplina, potranno essere nominati dai Consigli regionali, per i rispettivi territori (8 componenti) , e dal Consiglio nazionale per l’organo di seconda istanza (14 componenti). Non si fa cenno alla presenza di magistrati, ma si prevede un “garante dei cittadini” per segnalare violazioni deontologiche.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 77.6pt 0pt 0cm; text-align: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Nessuna proposta viene avanzata sul numero dei componenti il Consiglio nazionale e il rapporto numerico tra la rappresentanza dei professionisti e quella dei pubblicisti. Si accenna, genericamente, ad una “congrua riduzione”. Infine, alcune norma transitorie, da esaurirsi nell’arco di un quinquennio, dovrebbero garantire l’accesso all’elenco professionisti a quei pubblicisti che svolgono attività giornalistica a tempo pieno.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 77.6pt 0pt 0cm; text-align: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">L’Ordine ringrazia la Fnsi “per l’approfondimento nel mezzo dei lavori e che ha offerto al governo l’immagine di una categoria coesa a tutela della libertà d’informazione”. Una manifestazione di buon vicinato. In realtà la giunta del sindacato, in un suo comunicato, aveva parlato di una sola “via di accesso alla professione attraverso un percorso privilegiato universitario di secondo livello”. (FdV)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 77.6pt 0pt 0cm; text-align: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
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		<item>
		<title>Praticantato e pubblicisti, soluzioniche non producono credibilità</title>
		<link>http://www.giornalismoedemocrazia.it/2012/01/21/praticantato-e-pubblicisti-soluzioni-ambigueche-non-producono-credibilita/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 10:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Si cerca di salvare capra e cavoli, ma è una pretesa un po’ utopistica. Questa la prima impressione dopo aver letto su quali strade il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti vuole spingere Governo e Parlamento, che appaiono decisi a trasformare profondamente l’organizzazione dei giornalisti. 
C’è anche uno sforzo creativo nelle tre cartelle approvate dal Cnog, bene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Calibri;">Si cerca di salvare capra e cavoli, ma è una pretesa un po’ utopistica. Questa la prima impressione dopo aver letto su quali strade il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti vuole spingere Governo e Parlamento, che appaiono decisi a trasformare profondamente l’organizzazione dei giornalisti.<span id="more-4000"></span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Calibri;">C’è anche uno sforzo creativo nelle tre cartelle approvate dal Cnog, bene sintetizzate da Francesco De Vito. L’esame punto per punto porta però a pensare che la vecchia legge del 1963, lungi dall’essere razionalmente rivista, finirà per essere stravolta, trasformata in uno strumento ancora più ambiguo e farraginoso. Viviamo in un’epoca in cui le trasformazioni tecnologiche sono impressionanti. Chi assume su di sé il compito di informare deve rispettare gli obblighi di verità e indipendenza che la legge impone. Servono persone preparate, dotate di autonomia intellettuale, di spirito critico, capaci di rispettare i diritti fondamentali delle persone. La proposta che il Cnog presenta al Governo non contiene soluzioni realmente innovative (forse per questo è stata approvata all’unanimità), non è né moderna né coraggiosa. Spieghiamo il perché-</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Calibri;">1) All’<strong>esame di stato</strong> dovranno sottoporsi tutti coloro che vorranno entrare nell’Albo. Chi avrà superato l’ostacolo dovrà poi scegliere se iscriversi nell’elenco dei professionisti (attività giornalistica esclusiva) o in quello dei pubblicisti (il giornalismo accanto ad un&#8217;altra occupazione). Esisteranno ancora i pubblicisti: gli attuali in un elenco “cristallizzato”; i nuovi costretti a studiare e a fare l’esame. Un sospiro di sollievo per i quasi 80.000 (!) colleghi attualmente eletti nell’elenco dei pubblicisti. Una soluzione di fronte alla quale non si può però che restare perplessi. La legge firmata da Guido Gonella sessanta anni fa volle creare da una parte dei professionisti (in redazione, addetti alla macchina dell’informazione); dall’altra dei collaboratori esterni, capaci di portare (in modo continuativo e retribuito) nei giornali altre idee, altre esperienze. Si sarebbero chiamati anche essi giornalisti, ma avrebbero dovuto lavorare fuori dalla macchina dei giornali, proprio perché non professionisti. Sappiamo bene come ciò non sia accaduto, soprattutto perché gli editori hanno sempre utilizzato i pubblicisti in modo umiliante,  sottopagandoli, considerandoli giornalisti di serie B e mettendoli in una condizione spesso di disagio. Di qui gli sforzi degli Ordini, e ancor più del sindacato, di rivalutarli, di difendere i pubblicisti e di dare loro la dignità che meritavano.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Calibri;">Ora, se ciò che chiede il Cnog si realizzasse tutti diverrebbero professionisti, avrebbero un esame alle spalle (spesso con un incerto tirocinio). Però alcuni di costoro  – magari per sopravvivere – sceglierebbero di svolgere contemporaneamente anche un’altra attività. Pubblicisti per forza, in un certo senso, per mancanza di contratti e di guadagni. Con quali differenze rispetto ai professionisti (nell’etica, nei comportamenti…)? E poi, soprattutto, come verrebbero considerati tutti coloro i quali, privi di laurea e del diploma derivante dal superamento dell’esame, comunque si troverebbero a lavorare e a vivere di giornalismo? Può la legge ignorarli, quasi fossero commessi nei supermercati?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Calibri;">2) Il <strong>praticantato</strong> potrebbe svolgersi in diverse forme.  Quello <span style="text-decoration: underline;">aziendale:</span> ma perché continuare ad assegnare alle imprese il diritto di formare un giornalista, visto che non lo fanno e compiutamente non lo hanno mai fatto? Quello nelle <span style="text-decoration: underline;">scuole</span> già esistenti, peraltro da molti già oggi osteggiate. Quello in <span style="text-decoration: underline;">corsi universitari post laurea: </span> ma con quale e quanto addestramento pratico? Quello del <span style="text-decoration: underline;">riconoscimento d’ufficio</span>, ormai incomprensibile e non giustificabile, in un sistema riformato, perché sostanzialmente privo dei 18 mesi di praticantato. E’ inaccettabile che, accanto alle altre forme di praticantato effettivo ne sia prevista una derivante dalla “sistematica collaborazione equamente retribuita a testate giornalistiche”, come dice il documento del Cnog</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Calibri;">Un quadro farraginoso, pieno di contraddizioni. Oggi in molte regioni italiane non si può diventare giornalisti perché non ci sono né scuole adeguate né atenei in grado di sopportare il costo di un master dotato delle attrezzature necessarie.  Il canale universitario è quello giusto, magari con l’aiuto delle Regioni e di aziende private. Anche se resta il dubbio su quali risposte si potranno dare alle valanghe di laureati che tenteranno di frequentare un corso in grado di mandarli all’esame. E che risposta darà l’Inpgi a tutti coloro che, una volta superato l’esame e conquistato il “titolo” chiederanno di essere assistiti (contributi, cassa integrazione ecc) pur essendo prii di un reddito accettabile?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Calibri;">3) I <strong>Consigli di disciplina</strong>. L’Ordine spera di poter nominare i componenti di questi nuovi organismi, o di farli scegliere attraverso gli attuali meccanismi elettorali. Se questo avvenisse è però evidente che essi non avrebbero  l’autonomia e la terzietà che la Ue pretende per le commissioni. disciplinari.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Calibri;">4) La cosiddetta <strong>formazione permanente</strong>. L’Ordine assume su di sé il compito di controllare l’aggiornamento dei propri iscritti. Sta studiando il da farsi. Ma chi farà l’esame a Scalfari per vedere se si sta aggiornando?! Ecco un campo, del tutto nuovo, del tutto improbabile, non certo per colpa dell’Ordine.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Calibri;">Vedremo come risponderà il Governo e che decisioni prenderà. Il giornalismo appare ancora sottostimato. Gli uomini politici sembrano poco consapevoli della sua responsabilità e della delicatezza del suo compito. L’atmosfera e l’intento di creare improvvise e curiose “liberalizzazioni” non contribuirà a rendere le analisi approfondite e le conclusioni meditate. I cittadini hanno bisogno di giornalisti preparati, corretti, liberi. L’Ordine, per contribuire a questo risultato, deve aumentare la sua credibilità. Ma se le idee sono queste è difficile che un simile obbiettivo possa essere raggiunto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Calibri;"> </span></p>
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		<title>L&#8217;Editoria va a Paolo Peluffo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 13:28:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Peluffo è stato incaricato da Mario Monti di svolgere anche le funzioni di Sottosegretario all’Editoria, rimaste vacanti dopo le dimissioni di Carlo Malinconico. Peluffo assume dunque altre due deleghe: Editoria e Diritto di autore. Spetterà a lui riprendere la spinosa questione del sostegno pubblico ai giornali, da cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; color: #000000; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Peluffo è stato incaricato da Mario Monti di svolgere anche le funzioni di Sottosegretario all’Editoria, rimaste vacanti dopo le dimissioni di Carlo Malinconico. Peluffo assume dunque altre due deleghe: Editoria e Diritto di autore. Spetterà a lui riprendere la spinosa questione del sostegno pubblico ai giornali, da cui dipendono migliaia di posti di lavoro.</span></p>
<p class="akst_link"><a href="http://www.giornalismoedemocrazia.it/?p=3985&amp;akst_action=share-this"  title="E-mail this, post to del.icio.us, etc." id="akst_link_3985" class="akst_share_link" rel="nofollow">Share and Save</a>
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