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	<title>giornalismo e democrazia</title>
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	<description>I fondatori di "giornalismo e democrazia" si impegnano a diffondere i principi di un giornalismo libero e responsabile, realizzato nell’esclusivo interesse del cittadino, anche se consapevoli dei condizionamenti che caratterizzano il cosiddetto mercato dell’informazione</description>
	<pubDate>Thu, 17 May 2012 10:09:32 +0000</pubDate>
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		<title>Esami di stato: troppi bocciatima realmente a qualcuno interessa?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:23:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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Esami di stato per diventare giornalisti professionisti: aumentano i laureati; calano gli allievi provenienti dalle scuole; è sempre alto il numero degli ammessi d’ufficio; è impressionante constatare quanti candidati vengono bocciati dalle commissioni. Sono i titoli principali di un’analisi dei risultati degli esami professionali, condotta da “Giornalismoedemocrazia”. Ormai non è più obbligatoria la vecchia macchina [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><a href="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/05/esami-stato-foto1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4458" src="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/05/esami-stato-foto1.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a>Esami di stato per diventare giornalisti professionisti: aumentano i laureati; calano gli allievi provenienti dalle scuole; è sempre alto il numero degli ammessi d’ufficio; è impressionante constatare quanti candidati vengono bocciati dalle commissioni. Sono i titoli principali di un’analisi dei risultati degli esami professionali, condotta da “Giornalismoedemocrazia”. Ormai non è più obbligatoria la vecchia macchina da scrivere, ma la preparazione dei giovani giornalisti appare spesso insoddisfacente.<span id="more-4456"></span></p>
<p class="MsoNormal">In attesa di una riforma che non arriva mai. Gli esami di stato restano un appuntamento importante, almeno fino a quando resiste la professione del giornalismo. Le innovazioni introdotte dall’Ordine nazionale sono state sostanziose, prima fra tutte la possibilità di usare un computer portatile (privato della memoria) in sostituzione della decrepita Olivetti. Le prove sono più moderne, più semplici e più frequenti, anche 4/5 sessioni ogni anno. Ma i problemi restano seri. Le statistiche mostrano numeri contraddittori e qua e là preoccupanti. Il livello della preparazione è basso, lo dicono le prove scritte e i colloqui orali.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">I dai più rilevanti sono quelli che riguardano i riconoscimenti d’ufficio. Giovani privi di un praticantato in azienda, che vanno all’esame in quanto l’Ordine regionale riconosce sufficiente l’attività svolta, pur non avendo svolto i tradizionali 18 mesi. Sono giornalisti che in molti casi hanno lavorato già a lungo e che per questo, si dice, meritano di diventare professionisti. Ma la loro preparazione non può essere paragonata, ad esempio, a quella che si consegue nelle scuole di giornalismo (frequenza obbligatoria, laboratori, testate di carta e radiotelevisive, otto ore al giorno per quasi due anni). Per costoro gli Ordini regionali hanno reso obbligatoria la frequenza a brevi corsi di cultura (giuridica, economica) e di deontologia, ma il gap resta evidente. La percentuale dei riconoscimenti d’ufficio è varia (dal 20 al 25 per cento dei candidati ammessi all’esame) ma si aggira sempre sulle 200-300 unità, ogni anno.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Le 12 scuole di giornalismo che sono rimaste (l’Ordine ne ha chiuse 6 per mancanza di requisiti standard) inviano all’esame – rispetto ai riconoscimenti d’ufficio - una percentuale di allievi di poco inferiore (nel 2006 il 20,5%, nel 2007 il 20,3%, nel 2011 il 20,4). In qualche caso gli allievi frequentano anche un master universitario, in altre il rapporto con gli atenei è solo di collaborazione nelle materie più prettamente accademiche.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">La lettura dei dati forniti dall’Ordine (in parte rielaborati da “Giornalismo e democrazia”) sui risultati delle prove d’esame sono sicuramente interessanti. Il basso numero degli “idonei” balza agli occhi. Fra quelli recenti, l’anno più brutto fu il 2009: 1421 ammessi e solo 955 idonei, una percentuale del 67,2 per cento. Ben 466 praticanti, che erano stati ammessi all’esame erano stati rimandati indietro. Da notare che la falce colpisce soprattutto alle prove scritte, mentre gli orali vengono poi superati più facilmente. L’ultima notizia, in ordine di tempo, è ancora più preoccupante. Nella sessione di esami che è ora in corso (le prove scritte si sono svolte il 24 aprile) la correzione degli elaborati è appena terminata: su 267 candidati un centinaio sono stati respinti. Un disastro, la prova provata che l’addestramento è scarso e il livello dei “praticanti” del tutto insufficiente.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Si può discutere di molte cose ovviamente. Dell’eccessiva ampiezza dei programmi: cosa deve sapere un giornalista professionista e cosa è tollerabile che non conosca? Oppure della indeterminatezza dei criteri di giudizio adottati e della maggiore o minore severità delle commissioni giudicatrici (costituite da due magistrati di Corte d’appello e da cinque giornalisti professioni, in attesa di una riforma che ammetta anche commissari diversi) ma la severità è d’obbligo in un esame che concede un titolo professionale e<span> </span>tutto sommato apprezzabile se si osservano i mass media in circolazione, ovvero la sciatteria e la pochezza di molti articoli su carta nonché gli strafalcioni contenuti in parecchi servizi radiotelevisivi.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Dati alla mano la riflessione deve comunque essere più ampia. Si continuerà così? E’ pensabile che giungano agli esami praticanti che presentano differenze di preparazione così abissali? Come è possibile che in molte regioni italiane non esistano scuole che consentano di affrontare l’esame di stato? E, visto che le aziende editoriali ben di rado assumono giovani, che senso ha mantenere una legge che affida proprio agli editori la preparazione alla professione? Sono quesiti ai quali non può essere l’Ordine a dare risposte – per parte sua ha cercato negli ultimi anni di semplificare il momento dell’esame (anche effettuando tre, quattro, anche cinque, appuntamenti ogni anno). Le soluzioni spettano al Parlamento, ma al suo interno qualcuno sta studiando i problemi della professione giornalistica? O meglio, a chi realmente interessano?</p>
<p class="MsoNormal">
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<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th>Anno</th>
<th>2006</th>
<th>2007</th>
<th>2008</th>
<th>2009</th>
<th>2010</th>
<th>2011</th>
</tr>
<tr>
<td>Iscritti</td>
<td>1402</td>
<td>1443</td>
<td>1421</td>
<td>1421</td>
<td>1042</td>
<td>967</td>
</tr>
<tr>
<td>Ammessi all&#8217;orale</td>
<td>1129 (80,5%) </td>
<td>1142 (79%) </td>
<td>1273 (89,5%) </td>
<td>989 (69,6%)</td>
<td>856 (82%)</td>
<td>679 (70,2%) </td>
</tr>
<tr>
<td>Idonei</td>
<td>1058 (75,4%) </td>
<td>1072 (74,2%)</td>
<td>1211 (85,2%) </td>
<td>955 (67,2%)</td>
<td>838 (80,4%)</td>
<td>738 (76,3%) </td>
</tr>
</table>
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<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th>Anno</th>
<th>2006</th>
<th>2007</th>
<th>2008</th>
<th>2009</th>
<th>2010</th>
<th>2011</th>
</tr>
<tr>
<td>Presenti agli esami</td>
<td>1402</td>
<td>1443</td>
<td>1421</td>
<td>1421</td>
<td>1042</td>
<td>967</td>
</tr>
<tr>
<td>Laureati</td>
<td>791  (56,4%) </td>
<td>933  (64,6%) </td>
<td>1030  (73%) </td>
<td>693  (48,7%) </td>
<td>794  (76%) </td>
<td>761  (78,7%) </td>
</tr>
<tr>
<td>Dalle scuole</td>
<td>288  (20,5%) </td>
<td>286  (20,3%) </td>
<td>264  (18,5%) </td>
<td>324  (22,8%) </td>
<td>267  (25,6%) </td>
<td>197  (20,4%)   </td>
</tr>
<tr>
<td>D&#8217;ufficio</td>
<td>356  (25,3%) </td>
<td> 364  (26%) </td>
<td>303  (21,3%) </td>
<td> 405  (28,5%) </td>
<td>266  (25,5%) </td>
<td>214  (22%) </td>
</tr>
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		<title>E&#8217; nato il progetto del Foia italianoil diritto di conoscere gli atti pubblici</title>
		<link>http://www.giornalismoedemocrazia.it/2012/05/15/e-nato-il-progetto-del-foia-italianoil-diritto-di-conoscere-gli-atti-pubblici/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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Una buona notizia, visto che il primo passo è spesso il più difficile: è nata una proposta affinché in Italia esista l’obbligo di rendere pubblici gli atti amministrativi. Simile al Foia americano (Freedom of Informaction Act). La spinta viene da un gruppo di associazioni, studiosi, ricercatori, giornalisti, che ha preparato un progetto e che ora [...]]]></description>
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<p class="MsoBodyText" style="margin: 0pt 0pt 0.0001pt -6pt;">Una buona notizia, visto che il primo passo è spesso il più difficile: è nata una proposta affinché in Italia esista l’obbligo di rendere pubblici gli atti amministrativi. Simile al Foia americano (Freedom of Informaction Act). La spinta viene da un gruppo di associazioni, studiosi, ricercatori, giornalisti, che ha preparato un progetto e che ora si spera che venga “adottato” da deputati e senatori. Lo Stato, nelle varie articolazioni, deve mettere a disposizione a disposizione dei cittadini i suoi documenti. In tal modo anche il lavoro dei giornalisti sarà più facile e veritiero.<span id="more-4465"></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0pt 0pt 0.0001pt -6pt;">Erano alcuni anni che il Foia veniva studiato in Italia. Invano qualcuno chiedeva che anche nel nostro paese diventasse obbligatorio rendere pubblici i documenti dell’amministrazione. Nelle scorse settimane un gruppo di persone si è messo al lavoro e ha subito risposto positivamente la Federazione della stampa: “La trasparenza di quanto sta alla base delle decisioni pubbliche a tutti i livelli (pareri interni, documenti, le “carte” insomma) – ha scritto il sindacato dei giornalisti in una - è unostrumento di &lt;buon governo&gt; che i cittadini possono attivare in ottanta paesi di tutti i continenti (tra cui - oltre a Canada, USA, Regno Unito e Svezia, Messico, Brasile, Sud Africa, Nigeria, India, Giappone, Giordania e molti altri). Il diritto di accesso alle informazioni e ai documenti della pubblica amministrazione funziona come bussola della pubblica opinione nelle piccole cose e nelle grandi crisi. Ma cosi’ non e’ in Italia, dove addirittura e’ esplicitamente negato per legge ciò che in gran parte dei paesi occidentali costituisce la ragion d’essere della disciplina in vigore”.</p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0pt 0pt 0.0001pt -6pt;">Così l’iniziativa ha preso corpo ed è nato un sito web (<a href="http://www.foia.it/">www.foia.it</a>) nel quale sono illustrati gli obiettivi e sono evidenziati “10 buoni motivi di questa urgenza”.<span> </span>Costituirà la piattaforma su cui poggerà il lavoro futuro, fino all’approvazione in Parlamento. Hanno partecipato alla prima fase anche i rappresentanti di &#8220;Giornalismo e democrazia&#8221;.</p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0pt 0pt 0.0001pt -6pt;">Questo il testo che appare sul sito e l’elenco dei promotori.</p>
<p>“Il nostro paese vive uno dei momenti più difficili della sua storia: la grave situazione economica nazionale ed europea e il rischio di un crollo dell&#8217;euro, l&#8217;aumento della disoccupazione, la grave crisi dei partiti, l&#8217;inefficienza e la disorganizzazione della pubblica amministrazione, la difesa degli interessi corporativi, la crescita delle diseguaglianze sociali, la corruzione, il discredito delle istituzioni. In questa situazione <strong>tutti gli italiani possono contribuire</strong> ognuno per le loro competenze e nei loro settori <strong>ad affrontare i problemi che bloccano lo sviluppo della società civile e impediscono la ripresa economica</strong>.</p>
<p>“Un gruppo di associazioni e di singoli cittadini, riunitisi presso la Federazione nazionale della stampa, ha deciso di aprire un dibattito pubblico sull&#8217;<strong>esigenza di un maggiore riconoscimento del diritto all&#8217;informazione</strong>, con l&#8217;introduzione di una legge sul <em>Freedom of Information</em> simile a quella introdotta negli Stati Uniti nel 1966 (FOIA) e da tempo esistente nei paesi democratici.</p>
<p>“Un confronto tra la nostra legge (241/1990) e quelle in vigore negli altri paesi europei e in USA, mostra il <strong>ritardo dell&#8217;Italia dal punto di vista sia culturale sia legislativo</strong>, per quanto riguarda i diritti del cittadino. La nostra legge è infatti l&#8217;unica in Europa a subordinare la richiesta della documentazione della pubblica amministrazione a un interesse diretto del singolo cittadino, e ad escludere esplicitamente la possibilità di un suo utilizzo come mezzo di controllo generalizzato sulla pubblica amministrazione.</p>
<p>“Nonostante il principio della &#8220;accessibilità totale&#8221; sia stato introdotto nella normativa italiana vigente (Legge 15/2009; 150/2009; 183/2010), esso resta appunto soltanto <strong>una mera affermazione di principio</strong>, non in grado di vincolare la pubblica amministrazione attraverso, ad esempio, un sistema di obbligo-sanzione.</p>
<p>“<strong>In Europa e negli USA</strong>, al contrario, <strong>il diritto all&#8217;accesso è garantito</strong> a chiunque indipendentemente da ogni specifico interesse, e diventa quindi un vero e proprio strumento di controllo dell&#8217;attività amministrativa (esplicitamente esclusa dalle modifiche approvate alla legge italiana sulla trasparenza nel 2005) e di partecipazione dei cittadini ai meccanismi decisionali. <strong>Il principio del </strong><em><strong>Freedom of information</strong></em><strong> obbliga la pubblica amministrazione a rendere pubblici i propri atti e rende possibile a tutti i cittadini di chiedere conto delle scelte e dei risultati del lavoro amministrativo</strong>.</p>
<p>“<span style="text-decoration: underline;">Quello che è esplicitamente negato dalla legge italiana, in altre parole, costituisce la ragion d&#8217;essere della disciplina in vigore in gran parte dei paesi occidentali</span>.</p>
<p>“L&#8217;esperienza degli altri paesi, e in particolare quella della Gran Bretagna, ha mostrato tra le altre cose che una legge efficiente sul diritto di accesso ha <strong>effetti positivi</strong> anche sul funzionamento della pubblica amministrazione, non solo perché questa è costretta ad aumentare i propri comportamenti virtuosi, ma anche perché favorendo il tasso di fiducia dei cittadini <strong>permette all&#8217;amministrazione di operare al meglio</strong>.</p>
<p><strong>“Una vera legge sulla trasparenza amministrativa avrebbe altre importanti conseguenze</strong> di cui il nostro paese ha urgente necessità. Ponendo rimedio alla opacità delle decisioni amministrative che ostacolano gli investimenti delle imprese, <strong>renderebbe chiari gli elementi che causano i ritardi negli iter dei procedimenti</strong>, chiarirebbe le <strong>responsabilità</strong> e di conseguenza favorirebbe la <strong>semplificazione</strong>. Lo snellimento e la maggiore chiarezza delle procedure contribuirebbe ad arginare anche il fenomeno della <strong>corruzione</strong>, sempre più esteso nel nostro paese.</p>
<p>“<strong>Una modifica della legge attuale nel senso auspicato è l&#8217;unico mezzo per ottenere la trasparenza</strong> e l&#8217;efficienza tanto conclamate dai vari governi ma per il cui raggiungimento è sempre mancata una concreta volontà politica.</p>
<p>“Tra aprile e maggio del 2012 esponenti di associazioni, giornalisti, politici e professori universitari che in questi ultimi anni si sono interessati al tema, si sono incontrati e confrontati, giungendo alla determinazione di <strong>mettere insieme le loro esperienze</strong> per costituire una lobby che <strong>informi i cittadini del loro diritto a conoscere</strong> (<em>the right to know</em>) e dei modi per esercitarlo.</p>
<p>“<strong>Due gli obiettivi prioritari da conseguire:</strong></p>
<ol type="1">
<li class="MsoNormal"><strong>sensibilizzare      l&#8217;opinione pubblica</strong> sull&#8217;importanza di un rapporto paritario tra      cittadino e pubblica amministrazione;</li>
<li class="MsoNormal">impegnarsi per <strong>far      mettere in primo piano nella agenda parlamentare una revisione della legge</strong> del diritto di accesso.</li>
</ol>
<p>“I partecipanti a questa fase hanno dunque deciso di <strong>costituirsi in Comitato</strong>, di <strong>formare un gruppo di studio</strong>, di <strong>attivare un sito Web</strong> in cui i materiali relativi al tema siano raccolti e resi disponibili e di <strong>lanciare un appello</strong> per raccogliere eventuali adesioni.</p>
<p>“L’urgenza dettata dall’attuale situazione del paese richiede alle Istituzioni un segnale tempestivo e un intervento inequivocabile, che palesi finalmente quella sana volontà politica di cui l’Italia ha bisogno.</p>
<p>“Si sono recentemente tenuti i lavori internazionali della <a href="http://www.opengovpartnership.org/open-government-declaration">Open Government Partnership</a> ed è stato presentato l’<a href="http://www.funzionepubblica.gov.it/lazione-del-ministro/open-government-partnership/open-government-partnership-presentato-l%E2%80%99action-plan-italiano.aspx">Action Plan italiano</a>.</p>
<p>“Sono attualmente in corso e si chiuderanno a giugno i lavori della Cabina di Regia governativa per l’<a href="http://www.agenda-digitale.it/agenda_digitale/">Agenda Digitale Italiana – ADI</a>, che prevede tra i suoi principali obiettivi la definizione di una normativa in materia di “e-government/open data”, cui è dedicato uno specifico gruppo di lavoro.</p>
<p>“Nessuna strategia di <em>open data</em> è immaginabile se non inquadrata in una più ampia strategia di <em>open government</em>. E <strong>non vi è forma di governo aperto che possa prescindere da una legge sul diritto e sulla libertà di informazione che ristabilisca un corretto rapporto tra cittadinanza e Istituzioni</strong>, come sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.</p>
<p>Ecco perché è necessario agire subito.”</p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0pt 0pt 0.0001pt -6pt;"><span> </span>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0pt 0pt 0.0001pt -6pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 120pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 120pt;">Questo l’elenco dei promotori del Foia italiano:</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 120pt;">
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt;">Elena Aga Rossi<br />
Vittorio Alvino<br />
Gregorio Arena<br />
<a href="http://www.foia.it/">Giulia Barrera</a><br />
Romano Bartoloni<br />
Ernesto Belisario<br />
Amelia Beltramini<br />
Giovanni Boccia Artieri<br />
Sandra  Bonsanti<br />
Ennio Caretto<br />
Paola Carucci<br />
Roberto Casalini<br />
Gegia Celotti<br />
Enzo Cheli<br />
Guido Columba<br />
<a href="http://www.foia.it/">Marco Contini</a><br />
Paolo Costa<br />
Emilia De Biasi<br />
Francesco De Vito<br />
Arturo Di Corinto<br />
<a href="http://www.foia.it/">Andrea Fama</a><br />
Giuseppe Fiengo<br />
<a href="http://www.foia.it/">Raffaele Fiengo</a><br />
Giancarlo Ghirra<br />
Angelo Giacobelli<br />
Giuseppe Giulietti<br />
<a href="http://www.foia.it/">Linda Giuva</a><br />
<a href="http://www.foia.it/">Mariella Guercio</a><br />
Pietro Ichino<br />
<a href="http://www.foia.it/">Claudia Lopedote</a><br />
<a href="http://www.foia.it/">Enzo Marzo</a><br />
Elio Matarazzo<br />
Andrea Menapace<br />
Roberto Natale<br />
<a href="http://www.foia.it/">Ernesto Navazio</a><br />
Valerio Onida<br />
Piero Pantucci<br />
Stefano Passigli<br />
Mario Pianta<br />
Francesca Piazza<br />
Tommaso Piffer<br />
Alberto Pinna<br />
Guido Possa<br />
Pino Rea<br />
Andrea Riscassi</p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt;">Vittorio Roidi<br />
Guido Romeo<br />
Renzo Santelli<br />
Guido Scorza</p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt;">Roberto Seghetti<br />
Paolo Serventi  Longhi<br />
Alberto Spampinato<br />
Corrado Stajano<br />
Giancarlo Tartaglia<br />
Mario Tedeschini  Lalli<br />
Giovanni Valentini<br />
Giovanni Vetritto<br />
Vincenzo Vita</p>
<div class="MsoNormal" style="text-align: center;">
<hr size="2" /></div>
<p class="MsoNormal"><strong>Condividono l&#8217;Iniziativa</strong></p>
<p>Alessio Altichieri<br />
Giulio Anselmi<br />
Edoardo De Biasi<br />
Gianni Riotta<br />
Giovanni Sartori</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="akst_link"><a href="http://www.giornalismoedemocrazia.it/?p=4465&amp;akst_action=share-this"  title="E-mail this, post to del.icio.us, etc." id="akst_link_4465" class="akst_share_link" rel="nofollow">Share and Save</a>
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		<item>
		<title>Giornalista francese perde il postoper una battuta sulla première dame</title>
		<link>http://www.giornalismoedemocrazia.it/2012/05/14/giornalista-francese-perde-il-postoper-una-battuta-sulla-premiere-dame/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:09:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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Censura o semplice rifiuto del cattivo gusto? Un giornalista francese ha perso il posto per un twitter, una battuta fatta a proposito della compagna del presidente Hollande, Valerie Trierweller. E’ stato cacciato su due piedi, ma l’ordine non è arrivato dall’Eliseo.
Pierre Salviac ha 65 anni e lavora alla Rtl, un’emittente che si occupa prevalentemente di [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><a href="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/05/valerie-trierweiler_main_image_object.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4442" src="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/05/valerie-trierweiler_main_image_object-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><span style="font-size: 14pt;">Censura o semplice rifiuto del cattivo gusto? Un giornalista francese ha perso il posto per un twitter, una battuta fatta a proposito della compagna del presidente Hollande, Valerie Trierweller. E’ stato cacciato su due piedi, ma l’ordine non è arrivato dall’Eliseo.</span><span id="more-4437"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt;">Pierre Salviac ha 65 anni e lavora alla Rtl, un’emittente che si occupa prevalentemente di sport. Soprattutto di rugby. Con un twitter, Salviac ha deciso di scherzare a proposito del “voto utile”, al quale erano stati chiamati gli elettori francesi da molti candidati, durante la recente competizione. In sostanza, si è rivolto alle giornaliste e ha detto: “Colleghe, scegliete il sesso utile, potreste ritrovarvi première dame”. Sono arrivati centinaia di messaggi di protesta, per l’allusione piuttosto evidente a Valérie, la donna che comparirà accanto al Presidente, al posto che era occupato da Carla Bruni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt;">Visto il risultato ottenuto con i suoi 140 caratteri, Salviac è corso ai ripari e ha cancellato il twitter. Ma al suo editore non è bastato. La direzione della radio ha messo per scritto che si trattava di parole inaccettabili e intollerabili da parte di un suo giornalista. Il quale di conseguenza poteva dirigersi verso la porta. In Francia, molti esperti di informazione, hanno affermato che l’episodio è la prova che non servono leggi per regolamentare i social network. Ci pensa il pubblico, come sempre, a decretare il successo o lo scivolone di qualsiasi strumento di comunicazione.</span></p>
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		<title>Ordinata la chiusura del Manifestoora che il Governo stanzia i fondi</title>
		<link>http://www.giornalismoedemocrazia.it/2012/05/13/ordinata-la-chiusura-del-manifestoproprio-ora-che-il-governo-stanzia-i-i-fondi/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 15:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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Oltre al danno è probabile che ci sarà anche la beffa: i liquidatori ordinano la chiusura del Manifesto, proprio mentre il Governo approva il decreto con cui ripristina i fondi per l’editoria. Uno sberleffo. Ma la redazione ha deciso di resistere e il giornale continuerà a uscire.
Il Comitato dei liquidatori nominato dal Ministero dello Sviluppo [...]]]></description>
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<div id="attachment_4435" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/05/rangeri.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4435" src="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/05/rangeri-150x150.jpg" alt="Norma Rangeri" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Norma Rangeri</p></div>
<p class="MsoNormal">Oltre al danno è probabile che ci sarà anche la beffa: i liquidatori ordinano la chiusura del Manifesto, proprio mentre il Governo approva il decreto con cui ripristina i fondi per l’editoria. Uno sberleffo. Ma la redazione ha deciso di resistere e il giornale continuerà a uscire.<span id="more-4431"></span></p>
<p class="MsoNormal">Il Comitato dei liquidatori nominato dal Ministero dello Sviluppo ha comunicato con un fax l’ordine di chiusura. Sopresa la redazione, alla aule era stato detto che prima di settembre non ci sarebbero stati pericoli. I liquidatori: Licia Polizio, Mauro Damiani, Raffaele Cappiello, hanno reso noto di aver richiesto “la concezione del trattamento straordinario salariale”, che per dodici mesi garantirà la Cassa integrazione ai dipendenti della società cooperativa. Contro la liquidazione coatta del giornale si sono espressi la Federazione della Stampa e molti esponenti della cultura, non solo di sinistra.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Il giornale diretto da Norma Rangeri ha risposto al fax che ordina la chiusura pubblicando un gigantesco “NO” di colore rosso sulla prima pagina del quotidiano. Si sperava che i liquidatori, entrati in azione il 12 febbraio, riuscissero a trovare la strada per risanare le casse del giornale. Invece, evidentemente, essi non vedono altra soluzione che la fine dell’attività.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">C’è uno spiraglio? I liquidatori hanno scritto di essere disponibili a “un esame congiunto della situazione” e ad un incontro, che è stato programmato per il 16 maggio. Ma dove si potranno trovare i soldi per proseguire l’attività. La cooperativa ha ancora un piccolo gruzzolo da parte, frutto della solidarietà di tanti lettori, ma la carta costa e i dipendenti devono pur vivere. Per il pareggio di bilancio si parla di un taglio di 40 persone, più della metà dell’organico. Difficile che i fondi possano arrivare dalla Presidenza del Consiglio, visto che il decreto firmato da Monti dopo il Consiglio dei ministri di venerdì 11 maggio, riapre il finanziamento ai giornali, ma con criteri di assegnazione più rigorosi e andrà comunque in applicazione a partire dal 2014. Gli sforzi attuati dal Sottosegretario Peluffo, dunque, hanno prodotto un buon risultato, ma non aiuteranno a salvarsi la cooperativa del Manifesto.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Dopo la morte di Liberazione e a distanza di 40anni dalla fondazione, scomparirà anche il Manifesto? La redazione aveva appena messo a punto un piano di ristrutturazione e di rilancio della testata, basati anche sul sito on line. Non tutto è perduto, ma il salvataggio sembra ogni giorno più difficile.</p>
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		<item>
		<title>Messico: altri quattro reporter uccisiNarcos inarrestabili. Governo impotente</title>
		<link>http://www.giornalismoedemocrazia.it/2012/05/12/messico-altri-quattro-reporter-uccisiil-narcotraffico-inarrestabile-governo-impotente/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 07:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[


Quattro giornalisti uccisi, con ferocia inaudita dai trafficanti di droga messicani.Uno sterminio, una lotta senza quartiere che le organizzazioni criminali hanno scatenato contro i cronisti che raccontano i delitti dei narcos. Tutto sotto gli occhi del governo, che ben poco fa per far cessare il massacro.
Regina Martinez, Esteban Rodrigueza, Gabriel Huge e Guillermo Luna Varala [...]]]></description>
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<div id="attachment_4427" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/05/regina-martinez.jpeg"><img class="size-thumbnail wp-image-4427" src="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/05/regina-martinez-150x150.jpg" alt="Regina Martinez" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Regina Martinez</p></div>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 14pt; font-weight: normal;">Quattro giornalisti uccisi, con ferocia inaudita dai trafficanti di droga messicani.Uno sterminio, una lotta senza quartiere che le organizzazioni criminali hanno scatenato contro i cronisti che raccontano i delitti dei narcos. Tutto sotto gli occhi del governo, che ben poco fa per far cessare il massacro.</span></strong><span id="more-4424"></span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 14pt; font-weight: normal;">Regina Martinez, Esteban Rodrigueza, Gabriel Huge e Guillermo Luna Varala sono stati assassinati negli ultimi giorni. Tutti lavoravano nello stato di Veracruz. I loro corpi sono stati fatti a pezzi. Regina Marinez lavorava da dieci anni per la rivista <em>Proceso</em>: viveva a Xalapa, è stata strangolata in casa. I corpi degli altri tre sono stati trovati nelle acque di un canale a Boca del Rio, in sacchi di plastica, proprio il giorno in cui in tutto il mondo si celebrava la festa per la libertà di stampa (Press freedom day).</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 14pt; font-weight: normal;">Nel 2011 sono stati 10 i giornalisti assassinati, ben 42 a partire dal 2008. Il governatore dello Stato di Veracruz ha fatto le condoglianze alle famiglie e ha condannato le violenze. Poco efficienti le autorità locali. Per questo è stato presentato un disegno di legge che trasferisce la competenza sui crimini perpetrati contro la stampa agli investigatori federali. Alison Bethel McKenzie, direttore dell’osservatorio sui crimini contro la stampa (IPI) dopo gli ultimi omici ha osservato che ormai è chiaro: “sul</span></strong><span style="font-size: 14pt;"> pianeta ci sono pochi posti più pericolosi del Messico” per i giornalisti. I delitti e le intimidazioni frenano chiaramente la diffusione di notizie sul narcotraffico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;">Preoccupazione e condanna sono stati espressa al Palazzo di Vetro di Washington. A Ginevra il<strong><span style="font-weight: normal;"> portavoce dell&#8217;Alto commissario Onu per i diritti umani, Rupert Colville ha calcolato che più di 70 giornalisti sono stati uccisi in Messico dal 2000. </span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 14pt; font-weight: normal;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-weight: normal;"> </span></strong></p>
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		<item>
		<title>Omaggio a Italo Pietra</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 12:52:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[




E&#8217; in edicola nelle librerie di alcune città - a Roma da Arion Montecitorio e da Fanucci Senato - &#8221;Italo Pietra, 1911-2011&#8243; (p. 120, 10 euro), un omaggio, curato da Vittorio  Emiliani, al lcomandante delle brigate partigiane dell&#8217;Oltrepò che liberarono Milano il 27 aprile 1945 eliminando le ultime resistenze nazifasciste. Pietra fu poi inviato del &#8220;Corriere&#8221; e, soprattutto, direttore [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal">E&#8217; in edicola nelle librerie di alcune città - a Roma da Arion Montecitorio e da Fanucci Senato - &#8221;Italo Pietra, 1911-2011&#8243; (p. 120, 10 euro), un omaggio, curato da Vittorio  Emiliani, al lcomandante delle brigate partigiane dell&#8217;Oltrepò che liberarono Milano il 27 aprile 1945 eliminando le ultime resistenze nazifasciste. Pietra fu poi inviato del &#8220;Corriere&#8221; e, soprattutto, direttore del E&#8217; in libreria in alcune città - a Milano da Hoepli, a Milano Libri, Libreria Utopia e alla Feltrinelli, a Roma da &#8220;Giorno&#8221; per dodici anni e del &#8220;Messaggero&#8221; nel 1974-75. Tutt&#8217; e due le volte licenziato per volere della Dc.</p>
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		<title>Quando le elezioni non fanno notiziae anche la Rai parla d’altro</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 15:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Deontologia]]></category>

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		<description><![CDATA[

Nessun servizio speciale, niente pubblicità elettorale, neppure un dibattito. Qualche servizietto in fondo ai tg, l’ultimo giorno. La televisione di Stato ha praticamente rinunciato a informare sulle elezioni che si sarebbero svolte in centinaia di comuni, il 6 maggio. Non era mai successo. La Rai, col suo disinteresse, ha finito per alimentare il disamore per [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><em><span style="font-size: 14pt;">Nessun servizio speciale, niente pubblicità elettorale, neppure un dibattito. Qualche servizietto in fondo ai tg, l’ultimo giorno. La televisione di Stato ha praticamente rinunciato a informare sulle elezioni che si sarebbero svolte in centinaia di comuni, il 6 maggio. Non era mai successo. La Rai, col suo disinteresse, ha finito per alimentare il disamore per la politica e il distacco fra i cittadini e i partiti.</span></em><span id="more-4404"></span></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="font-size: 14pt;">Difficile dire se sia stata violata la convenzione fra l’azienda pubblica e lo Stato. Probabilmente no.<span> </span>Se il Ministero degli Interni non ha invitato la Rai a trasmettere neppure i comunicati elettorali all’interno dei palinsesti, è probabile che la convenzione, in questi casi non lo prevedesse. Ma la scarsa attenzione dei telegiornali ha avuto del clamoroso. Quasi zero. All’interno dei notiziari, fino a tre giorni prima del voto, si poteva trovare solo qualche dichiarazione dei leader nazionali, che in genere prendevano le distanze dal voto della domenica successiva, quasi che ne avessero paura. Poi, il venerdì, i telegiornali hanno trasmesso – mai in testa, più spesso nella seconda parte della scaletta – servizi sulla fine della campagna elettorale nelle principali città: Genova, Palermo, Verona, dove appunto i segretari (Alfano, Bersani, Casini.…) erano andati a parlare. Solo sabato i tg hanno spiegato dove, quando e come si votava.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="font-size: 14pt;">Dimostrazione di scarso senso civico? In una certa misura senza dubbio, ma c’è dell’altro La<span> </span>causa sta nella convinzione che la politica non sia di moda e abbia uno scarso appeal presso i cittadini. La gente si preoccupa della crisi. Vuole sapere quanto pagherà l’Imu. Ne ha piene le scatole di partiti che sperperano e di leaders che parlano, parlano, ma non tagliano i costi esorbitanti della politica. Non ne può più degli scandali (Belsito, Lusi…) e delle promesse. Dunque, le elezioni è meglio lasciarle perdere.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="font-size: 14pt;">In fin dei conti la Rai in questo modo di essere anch’essa, ormai, solo una tv commerciale. Parla di ciò che è popolare. E&#8217; un atteggiamento etico. Le sue redazioni ragionano con quell’ottica. Anche l’appuntamento di base della democrazia, appunto le elezioni, può essere tralasciato, perché non fa audience. Fra le notizie, è preferibile raccontare altre vicende. Se la politica in questo momento non piace, meglio lasciarla da parte. In molti notiziari, anche durante il fine settimana, si è scelto di parlare (perfino) delle elezioni francesi, di quelle nei land tedeschi o di quelle greche. Delle nostre non c’era praticamente nulla.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="font-size: 14pt;"><span> </span>Un atteggiamento diseducativo, una valutazione giornalistica tutta basata sul (presunto) stato d’animo dei cittadini, piuttosto che sulla reale importanza della consultazione amministrativa. Una scelta che favorisce l’antipolitica, alimenta l’astensione, indebolisce il tessuto e l’idea stessa della democrazia.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="font-size: 14pt;">(vr)</span></em></p>
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		<title>La legge sull&#8217;equo compensoinsabbiata a palazzo Madama</title>
		<link>http://www.giornalismoedemocrazia.it/2012/05/05/la-legge-sullequo-compensoinsabbiata-a-palazzo-madama/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 11:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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Un compenso equo per i giornalisti. Era in dirittura di arrivo una legge del Parlamento, ma sembra insabbiata. Il movimento generato nel corso dell’ultimo anno da associazioni e gruppi spontanei di precari appare fermo. La crisi economica che ha investito anche molti settori dell’editoria – ultima quella di Telenorba, che ha chiuso diverse redazioni locali [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal">Un compenso equo per i giornalisti. Era in dirittura di arrivo una legge del Parlamento, ma sembra insabbiata. Il movimento generato nel corso dell’ultimo anno da associazioni e gruppi spontanei di precari appare fermo. La crisi economica che ha investito anche molti settori dell’editoria – ultima quella di Telenorba, che ha chiuso diverse redazioni locali – ha reso più difficile il cammino. Fnsi, Ordine a associazioni cercano nuovi strumenti per impedire quello che appare come un vero e proprio “caporalato” del giornalismo.<span id="more-4410"></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">La legge sul compenso ai giornalisti, che era stata presentata dall’on. Moffa in Commissione Lavoro alla Camera, ha avuto come relatore l’onorevole Enzo Carra ed è stata approvata in sede legislativa dalla Commissione Cultura di Montecitorio. Ci si aspettava un percorso celere anche a Palazzo Madama. Invece, sembra che alcuni partiti ci abbiano ripensato, ma non si sa neppure quali. Fra i sostenitori della legge c’era stata la Federazione nazionale della stampa, che per anni aveva cercato di costringere gli editori a corrispondere compensi meno umilianti, ma anche il presidente dell’Ordine nazionale, Enzo Iacopino, che ha fatto suo il tentativo di dare maggiore dignità a tutti coloro che collaborano ma non sono protetti da un contratto di lavoro.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">La battaglia aveva avuto anche un altro fronte, quello che aveva portato ad approvare la  “Carta di Firenze, un documento firmato appunto nel capoluogo della Toscana, con cui si chiede agli Ordini regionali di sanzionare quei giornalisti che – “complici” delle aziende – accettano di pagare anche 3-4 euro lordi il pezzo di un collaboratore. Il risultato ottenuto è stato però già contestato da molti precari. Nel corso del festival di Perugia, qualche giorno fa, proprio alcuni degli autori del documento, hanno dovuto constatare gli scarsi esiti. Molti Ordini regionali non hanno avuto alcuna segnalazione.Ufficialmente solo l’Ordine del Lazio sta esaminando tre esposti . I precari lamentano che la Carta di Firenze non sia stata neppure diffusa nelle redazioni. E che non sia nato l’Osservatorio nazionale che la Carta di Firenze aveva chiesto (ma chi doveva istituirlo?).</p>
<p class="MsoNormal">La Federazione della stampa si è detta stupita dello stop imposto al provvedimento e sta studiando altre forme di garanzia per i collaboratori liberi. Sia la Fnsi sia l’Ordine nazionale hanno affermato che una retribuzione equa renda il giornalista più libero, meno sottoposto a vincoli e condizionamenti. E’ insomma, un buon servizio alla libertà di stampa nel nostro paese.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Purtroppo non è facile. Spesso ci si trova davanti a comportamenti timidi, quando non omertosi. Lo ha segnalato il segretario della Fnsi, Franco Siddi, il 1° maggio in un convegno a Sibari, in Calabria. “Non sempre è facile, specie quando ci si trova di fronte a colleghi che, invece di segnalare comportamenti vergognosi di editori che non si fanno scrupoli nell’utilizzare schiere di giornalisti, pagandoli con pochi euro, o non pagandoli affatto, magari per mesi, scelgono la via del silenzio. O, ancor peggio, chiedono al Sindacato di non denunciare situazioni gravissime e inaccettabili, per paura di perdere il lavoro”. Non va dimenticato che al tavolo della trattativa per il rinnovo della parte economica del contratto, il Sindacato ha ottenuto, come ricorda il sito della Fnsi “<strong><span style="font-weight: normal; color: black;">un forte sconto contributivo (60 per cento) triennale per l’editore che assumerà giornalisti a tempo indeterminato o trasformerà contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. La norma si applicherà a occupati a tempo determinato, disoccupati, parasubordinati e freelance, pubblicisti, praticanti e professionisti”.</span></strong><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal">
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		<title>Insulti e bottigliate ai cronistia Tolone dai sostenitori di Sarkozy</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 16:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[

Brutti tempi per i giornalisti francesi. A Tolone, durante il raduno dei sostenitori di Sarkozy, sul finire della campagna elettorale, molti reporter sono stati insultati, spintonati e tenuti fuori dai recinti della convention. Il meeting dell’Ump, il partito del Presidente uscente, è diventato un luogo caldo e a tratti pericoloso, dove non è stato facile [...]]]></description>
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<p class="t12-art-meta" style="margin: 0pt 0pt 0.0001pt;"><a href="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/05/nicolas-sarkozy-presidente-francia3-478x358.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4382" src="http://www.giornalismoedemocrazia.it/wp-content/uploads/2012/05/nicolas-sarkozy-presidente-francia3-478x358-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><span class="t12-art-meta-aut"><span style="font-size: 14pt;">Brutti tempi per i giornalisti francesi. A Tolone, durante il raduno dei sostenitori di Sarkozy, sul finire della campagna elettorale, molti reporter sono stati insultati, spintonati e tenuti fuori dai recinti della convention. Il meeting dell’Ump, il partito del Presidente uscente, è diventato un luogo caldo e a tratti pericoloso, dove non è stato facile lavorare. Non è l’ultimo aspetto della campagna elettorale che ha appassionato i francesi.</span></span><span id="more-4378"></span></p>
<p class="t12-art-meta" style="margin: 0pt 0pt 0.0001pt;"><span class="t12-art-meta-aut"><span style="font-size: 14pt;">La corsa per la poltrona dell’Eliseo si è rivelata rischiosa per alcuni giornalisti, ostacolati in tutti i modi dagli uomini del presidente. Soprattutto durante i giorni che hanno portato al ballottaggio il clima si è fatto difficile. La cosa più spiacevole è stata la constatazione che, mentre i militanti aggredivano i cronisti, la direzione del partito non fiatava né tanto meno si scusava. Del resto, durante l’ultimo periodo lo stesso Nicolas Sarkozy aveva spesso attaccato la stampa e i suoi rappresentanti. </span></span></p>
<p class="t12-art-meta" style="margin: 0pt 0pt 0.0001pt;"><span class="t12-art-meta-aut"><span style="font-size: 14pt;">Ci sono giornalisti che si sono visti lanciare addosso bottiglie e altri oggetti, senza che il servizio d’ordine intervenisse. Episodi che non si erano mai visti, negli ultimi anni, in Francia, dove la libertà di stampa sembra un totem e i giornalisti appaiono rispettati e in qualche caso temuti. Comunque, i protagonisti hanno cercato di minimizzare. Ruth Elkrief, redattrice del canale televisivo BFMTV, ha spiegato: “Nulla di personale, solo nervi a fiori di pelle, conseguenze di un discorso irresponsabile sui mezzi di comunicazione”. Quello che aveva pronunciato il Presidente, ovviamente.</span></span></p>
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		<title>Pakistan, Iran, Siria in testanella classifica della censura politica</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 08:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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Censura e repressione sono in aumento soprattutto in alcuni paesi del Medio Oriente. I regimi politici che governano in Iran, Arabia Saudita e Siria cercano di stroncare ogni forma di giornalismo libero. Difficile informare anche attraverso il web. In Spagna, il Comitato per la Libertà dell’informazione ha elencato 41 nazioni in cui la libertà di [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt;">Censura e repressione sono in aumento soprattutto in alcuni paesi del Medio Oriente. I regimi politici che governano in Iran, Arabia Saudita e Siria cercano di stroncare ogni forma di giornalismo libero. Difficile informare anche attraverso il web. In Spagna, il Comitato per la Libertà dell’informazione ha elencato 41 nazioni in cui la libertà di stampa è più a rischio. Undici di questi appartengono al Medio Oriente.</span><span id="more-4386"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt;">Particolarmente violenta è l’azione repressiva registrata in Pakistan, ma evidenti misure per ostacolare l’informazione sono state messe in atto anche in Egitto e in Palestina, anche a Gaza da parte dei dirigenti di Hamas. In Siria il presidente Ahmadineyad esprime chiaramente il desiderio di ostacolare le notizie giornalistiche che vengono trasmesse oltre frontiera. Sempre più oppressive le regole per l&#8217;esercizio della professione all&#8217;interno del paese.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt;">I governanti dell’Iran hanno cercato di ostacolare la Rete e gli strumenti della tecnologia più avanzata. In pratica hanno cercato di sfruttare le caratteristiche più avanzate proprio contro chi usa Internet a fini informativi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt;">Il Comité para la Proteccion de lo Periodistas ha utilizzato 15 parametri per compilare la sua classifica dei paesi in cui la libertà di stampa è in pericolo. Fra questi: blocco delle pagine del web, assenza di mezzi privati o indipendenti, limitazioni al movimento dei giornalisti stranieri, divieto di residenza ai corrispondenti ecc.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt;"> </span></p>
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