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04 Mag
Lunedì

Libertà di stampa: duro il giudizio
della Freedom House sull’Italia

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Questa vignetta è stata pubblicata dalla Freedom House per commentare il rapporto annuale sulla libertà di espressione,nel quale si afferma che l’Italia è una nazione in cui c’è solo una “parziale” libertà di stampa. L’organizzazione americana pubblica ogni anno una classifica, dopo aver esaminato le condizioni in cui viene esercitata la libertà di espressione in 195 paesi. “Partly free”, così è definita l’Italia.
 
Perché un giudizio così severo? L’Italia è scivolata nell’area dei parzialmente liberi per una serie di fattori che l’organizzazione Usa così sintetizza: uso via via accresciuto delle corti di giustiza e di leggi contro la diffamazione per limitare la libera espressione; aumentata intimidazione da parte della criminalità organizzata; preoccupazioni relative alla proprietà dei media e alla eccessiva concentrazione del potere mediatico in poche mani. Il riferimento a Berlusconi e all’incrocio fra potere politico e possesso dei mezzi di comunicazione, è esplicito.

L’Italia è l’unico paese definito ‘parzialmente libero’ in tutta occidentale, insieme alla Turchia.

Più in dettaglio, Freedom House riconosce che, in generale, in Italia “la libertà di parola e di stampa sono costituzionalmente garantite e generalmente rispettate, nonostante la concentrazione della proprietà dei media”. Ma viene dato un giudizio pesante ad esempio sulla legge Gasparri, che favorirebbe l’attuale attuale presidente del Consiglio. Tanti i processi per diffamazione contro i giornalisti: Freedom House ne cita alcuni tra i quali quelli a carico di Alexander Stille e di Marco Travaglio.

Pochi sono stati i commentii alla diffusione del rapporto annuale dellqa Freeom House. Come già era avvenuto in passato, soprattutto i grandi organi di informazione hanno preferito ignorare la censura giunta daglu Usa. Un invito pressante è venuto invece da Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa, secondo il quale “piuttosto che liquidare queste analisi come indizi di un improbabile complotto contro l’Italia, conviene prendere atto che le società pienamente democratiche si regolano diversamente da noi e tornare a ragionare su indispensabili regole di equilibrio per il sistema dell’informazione”.

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