Apr 28
Sabato
Deontologia
Discutere insieme con i magistrati?
Sì, ma il cronista è il cane da guardia

In che modo possono collaborare magistrati e giornalisti? E fino a che punto? E’ importante rispondere se si considerano le condizione del giornalismo riguardo ai problemi della Giustizia: poca trasparenza durante le indagini preliminari, difficoltà di reperire fonti certe, cronache spesso sbilanciate dalla parte delle Procure, abitudine sempre più frequente di utilizzare i casi giudiziari in programmi di intrattenimento anziché con articoli e inchieste di rigorosa natura giornalistica.
Nei giorni scorsi c’è stato un incontro fra i dirigenti della Scuola di formazione della magistratura e quelli del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Il comunicato emesso dall’Ordine spiega che si cerca di arrivare ad un protocollo di intesa, con questi obiettivi: “
pianificare un calendario comune di eventi formativi estremamente qualificanti, che coinvolgano magistrati e giornalisti; istituzione di una piattaforma multimediale nazionale condivisa in cui siano pubblicate le sentenze e a cui possano accedere giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria; istituzione di un ufficio comunicazione coordinato da un magistrato portavoce che mantenga una forma di collaborazione strutturata con i giornalisti.

Ottima l’idea di una “piattaforma multimediale” che renderebbe più semplice il lavoro dei cronisti. Buona anche quella di un “ufficio di comunicazione”, per quanto sia noto che i portavoce, come alcuni uffici stampa pubblici, non sempre siano idonei a garantire le notizie che i giornalisti cercano. Più discutibile il primo punto: eventi formativi che coinvolgano sia magistrati che giornalisti (e magari avvocati). Il perché è semplice: l’etica e gli obbiettivi delle due categorie è diversa, in una certa misura opposta. Il giornalista è il controllore, è il cane da guardia. Tiene sotto osservazione, nell’interesse del cittadino, tutti i poteri dello Stato, magistrati compresi.

Recentemente, a Bologna, organizzato dalla Camera penale, si è svolto un dibattito di notevole efficacia, fra magistrati (c’era anche il Procuratore della Repubblica, avvocati e giornalisti giudiziari. L’analisi fatta insieme è stata utile. Dunque, se ne possono fare altre, perché ad una buona comunicazione tutti possono essere sinceramente interessati. Però, sempre tenendo conto che i compiti sono diversi.

Il diritto di cronaca, i segreti giudiziari, i divieti, i rischi ch il cronista corre: tavoli per discutere insieme vanno bene. Purché non si dimentichi che spetta solo al cronista valutare l’informazione, controllarla e decidere se merita di essere pubblicata. Gli altri soggetti che operano nel pianeta Giustizia hanno altri doveri. E non possono insegnare se e quando, il cronista, quel fatto lo possa (e lo debba) pubblicare.




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