Ott 31
Martedì
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Cancedda: per l’Ordine dei giornalisti
questa √® l’ultima occasione

Il collega Fernando Cancedda ha scritto sul suo blog questo articolo, dedicato all’attivit√† dell’Ordine nazionale.

Ci√≤ che contraddistingue l‚ÄôOrdine dei Giornalisti rispetto alla rappresentanza sindacale dei medesimi √® la sua natura di ente pubblico, posto a garanzia di libert√†, autonomia, dignit√† e qualit√† della professione, non a difesa della categoria in quanto tale, ma soprattutto del diritto dei cittadini ad essere correttamente informati, premessa indispensabile per la democrazia e per l‚Äôequilibrio dei poteri in uno Stato di diritto. Ma da tanto tempo, ormai, il venir meno dell‚Äôautorit√† e del prestigio necessari per svolgere questa funzione sociale ha indotto molti, anche tra noi giornalisti, a dubitare della sua utilit√† se non addirittura ad auspicarne l‚Äôabolizione.Avendo io avuto un ruolo in passato sia nel consiglio nazionale dell‚ÄôOrdine che nel sindacato, ho verificato pi√Ļ volte che il ritardo nella riforma di una legge vecchia e inadeguata da parte del Parlamento doveva attribuirsi in primo luogo alla difesa dello statu quo da parte di politici ed editori interessati ad avere mani libere con una categoria giuridicamente debole oltre che mal pagata. In secondo luogo all‚Äôinsufficienza dei consigli regionali e nazionale dell‚ÄôOrdine nel provvedere ai due compiti fondamentali indicati ¬†dalla legge: accesso alla professione e rispetto della deontologia. Ma al punto in cui ormai ci troviamo, con il precariato diffuso che costringe a condizioni di lavoro intollerabili, riesce difficile perfino immaginare il recupero di una professionalit√† dignitosa. E incalcolabile il danno arrecato alla consapevolezza critica dei cittadini in ¬†rapporto alla politica e alle istituzioni. Quasi ovunque la ricerca della verit√† cede il posto alla post verit√† del populismo di ogni colore.

La post verit√† pu√≤ apparire una formula sibillina, ma vuol dire semplicemente confondere le opinioni coi fatti. Occultandone alcuni, mistificandone altri. Nelle cronache, ma soprattutto nei titoli e nei sommari dei tg, che poi sono quelli che la maggior parte si limita a leggere e ad ascoltare. Inutile dire che la fretta imposta dai turni di lavoro ma soprattutto dalla necessit√† per un giornalista precario di moltiplicare i servizi per guadagnarsi la giornata collaborano al risultato. Si pu√≤ dire che la rinuncia ad indagare ripiegando sul copia e incolla o sul luogo comune viene da s√©. Al cane da guardia si sostituisce il cane da salotto. Oppure il cane da combattimento. Cos√¨ tra i media come nella politica vince chi in pullman, in treno, in piazza o in televisione √® pi√Ļ capace di far passare la propria, di post verit√†. Ecco perch√© √® necessario che d‚Äôora in avanti, superando rivalit√† e divergenze del passato, l‚Äôazione della FNSI e dell‚ÄôOrdine procedano di conserva.

Per questo, rallegrandomi per la sua elezione alla presidenza dell‚ÄôOrdine, ho scritto al¬†mio caro, vecchio amico Carlo Verna che¬†lui e il nuovo consiglio nazionale rappresentano oggi ¬†l‚Äôultima occasione per risalire la china. Riabilitando con ogni mezzo, nella formazione professionale come nella selezione attraverso gli esami, nei procedimenti disciplinari come nelle ammonizioni collettive, il rispetto della ‚Äúverit√† sostanziale dei fatti‚ÄĚ. Riuscendo a far approvare dal Parlamento una riforma che da oltre vent‚Äôanni le organizzazioni dei giornalisti sollecitano. Ma anche, nel frattempo, a far rispettare, con maggior rigore di quanto √® avvenuto in passato, quell‚Äôobbligo ‚Äúinderogabile‚ÄĚ che in forza dell‚Äôarticolo 2 della legge in vigore hanno gi√† tutti i giornalisti: ‚Äúil rispetto della verit√† sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealt√† e dalla buona fede‚ÄĚ.


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