Ott 07
Sabato
Deontologia
Costanzo e Pietro Maso, ma a che serve un’intervista?

di Vittorio Roidi

A cosa serve un’intervista? Maurizio Costanzo ha tenuto sotto i riflettori Pietro Maso, per un’ora, intorno a mezzanotte. Vedere un uomo di 46 anni che ne ha scontati 22 in prigione per aver ucciso i genitori, e che tenta di dimostrare a se stesso e agli altri di essere diventato una persona normale, è certo momento interessante, è intrattenimento vero e crudo, ma è giornalismo?

Difficile dare una risposta. Forse è importante provarci, altrimenti ci si lascia abbindolare da una televisione in cui tutto è accettabile a accettato, in nome dell’audience e della curiosità. Provarci perché sappiamo che compito del giornalista non é soddisfare la curiosità e tantomeno la morbosità, come non è quello del confessore, del giudice, dello psicanalista. Noi informiamo e basta. E allora? Allora la risposta non può che essere soggettiva, individuale e forse articolata, fatta di sì e di no, di pro e di contro.

Allora do la mia. Durante quella ora e mezza di trasmissione non mi sono piaciuti: i primi piani ossessivi, che miravano a penetrare nei meandri di una persona, un essere umano, un criminale che ha scelto lui di sottoporsi all‚Äôinsidia delle telecamere, ma che ha pur diritto ad una sua disperata intimit√†. Non mi √® piaciuta la domanda, tornata pi√Ļ volte: ‚ÄúPerch√© li hai uccisi? Che riportava Maso alle ragioni del suo terribile gesto. Egli aveva gi√† spiegato che all‚Äôepoca del delitto era sprezzante, spavaldo, era uno che combatteva l‚Äôinsicurezza con le droghe e le sfide quotidiane. Perch√© insistere? Non mi sono piaciute le vecchie immagini e le musiche incalzanti che ricreavano inquietudini e paure. Non ho capito l‚Äôinsistenza sul passato.

Invece, ho apprezzato le domande sull’uomo di oggi, che miravano a capire se dietro al volto teso, alla voce incerta, all’incapacità talvolta perfino di proseguire, si nascondesse una persona ormai in equilibrio, recuperata, serena, come vuole la Costituzione, che invita a punire ma anche a recuperare l’uomo e a riportarlo nella società. Ho apprezzato alcuni silenzi di Costanzo, anche se dietro celavano forse la speranza di un’ esplosione d’ira o di impossibili lacrime.

‚ÄúLa ringrazio per l‚Äôopportunit√† che mi ha dato‚ÄĚ ha detto Pietro Maso alla fine. La televisione pu√≤ essere strumento utile a un condannato. Ma il giornalista cerca la verit√† e non credo che Costanzo, l‚Äôaltra notte, l‚Äôabbia trovata.


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