Mag 18
Giovedì
Le leggi
Intercettazion: chi pensa ai bavagli
e chi dice solo sciocchezze

di Vittorio Roidi

Nuovo scontro sulle intercettazioni telefoniche. Fa bene la Federazione della Stampa a sentire il rischio che suia in arrivo un “bavaglio”. Troppe sono le forze politiche che attaccano i giornali e che chiedono una legge più severa. Però ancora una volta la verità non viene detta per intero: non si ammette che ci sono intercettazioni di telefonate private (fatte dai giudici all’interno di un’inchiesta penale) che non dovrebbero essere rese note. E si trascura che in questi casi dovrebbe attivarsi l’Ordine e sanzionare i giornalisti.

Anche sull’onda delle polemiche seguite alla pubblicazione delle frasi scambiate fra Matteo Renzi e suo padre, sono state dette e scritte non poche imprecisioni: chi parla di violazione del segreto istruttorio e dimentica che l’istruttoria nel nostro sistema processuale non esiste più. Chi dimentica che solo i giudici e gli avvocati sono tenuti al segreto. Chi auspica che il cittadino sia messo al corrente di tutto e sottovaluta sia il diritto alla privacy sia la necessità di non ostacolare il corso del processo.

Ogni volta che questi episodi si ripetono il Ministro della Giustizia manda i suoi ispettori ad accertare cosa sia successo. In realtà sa bene che gli atti sono stati messi a disposizione delle parti e dunque conosciuti da decine di persone. D’altra parte pochi ricordano che secondo la legge in vigore il contenuto degli atti, una volta conosciuto da accusa e difesa, può esserlo anche (“in sintesi o nel contenuto”) dall’opinione pubblica. Nessun abuso commette dunque il giornalista, se non quello di aver offerto eventualmente per intero il testo della trascrizione al posto delle notizie sommarie consentite dalla legge.

I giornalisti a caccia di informazioni di rilievo, allorché le trovano, cosa dovrebbero fare, nasconderle? Che siano veri scoop o meno, certe informazioni aprono scenari a dir poco interessanti sull’attività di importanti autorità istituzionali. Meno male che quelle verità vengono pubblicate.

L’idea di nuove leggi è medievale. A cosa servirebbero, se non a imbavagliare la già poco libera stampa? La Fnsi è contraria “alle impunità” e a chi vuole “giustificare eventuali abusi”, ma invita chi volesse regolare diversamente la materia a farlo “tutelando esigenze investigative, diritto alla privacy e diritto di cronaca”.

Tre sono oggi le possibilità: o gli inquirenti evitino di trascrivere alcune intercettazioni (perché irrilevanti); o si preoccupino di “secretarle”; oppure non si meraviglino se, prima o poi, le trovano pubblicate sui giornali. Più che cambiare la legge, semmai occorre applicarla. E se un giornalista pubblica fatti privati non rilevanti incappa in un comportamento incivile e per questo deve essere punito dall’Ordine. Che esiste proprio per questo.


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