Gen 26
Giovedì
Giornali italiani
Fiengo e il “giornalismo che non c’√®”:
i peccati e i misfatti del Corrierone

di Vittorio Roidi

Una democrazia non √® mai salda se li suo giornalismo √® schiacciato dalle forze pi√Ļ oscure del potere. Ci√≤ accade in Italia? Le organizzazioni internazionali dicono che da noi la libert√† di stampa √® limitata dalla mafia, dal terrorismo, dalla eccessiva concentrazione delle imprese editoriali, da quelli che per brevit√† chiamiamo spesso poteri forti. C‚Äô√® chi nega questa realt√†, ma il libro di Raffaele Fiengo (‚ÄúIl cuore del potere‚ÄĚ) mostra invece quanto addirittura il Corriere della Sera, il pi√Ļ blasonato fra i nostri quotidiani, sia stato ‚Äúinquinato‚ÄĚ, da rapporti ambigui e da forze oscure.

Attraverso la penna del suo pi√Ļ famoso ‚Äúsindacalista‚ÄĚ (Fiengo guid√≤ per molti anni le assemblee e il Comitato di redazione del quotidiano) il volume √® la prova della condizione di subalternit√† del giornale, che √® considerato il rappresentante degli interessi della borghesia italiana. Fiengo √® duro, preciso, sempre documentato. Racconta passo per passo le trasformazioni della propriet√† del Corriere, i legami col mondo politico e con l‚Äôimprenditoria lombarda; i ‚Äúpeccati‚ÄĚ commessi da parte del giornale durante il racconto di alcune fra le storie pi√Ļ tristi e terribili dell‚Äôultimo mezzo secolo. Si comincia con l‚Äôattentato di piazza Fontana (1969) e i depistaggi verso la pista anarchica. Poi una infinita carrellata di piccoli e grandi ‚Äúmisfatti‚ÄĚ: dalla loggia P2, arrivata ai piani alti di via Solferino, agli episodi di disinformazione, alle censure, agli articoli tagliati, ai pezzi rimasti nel cassetti. Mille vicende descritte con nomi e cognomi e in prima fila i direttori (Spadolini, Ottone, Cavallari, Mieli, De Bortoli‚Ķ) e gli editori (Rizzoli, Crespi, la Montedison‚Ķ)

Fiengo entr√≤ al Corriere nel 1968. Americano di nascita, forse per la sua origine, ha sempre amato il giornalismo anglosassone e ha passato la vita a studiare i meccanismi che condizionano la vita dei mass media. Da qualche anno insegna Linguaggio giornalistico all‚Äôuniversit√† di Padova. Porta avanti ‚Äď sulle orme di Alberto Cavallari ‚Äď l‚Äôidea che il giornale nasca da un ‚Äúrapporto di forze‚ÄĚ che provocano equilibri sempre diversi, ed espongono i giornalisti all‚Äôinfluenza di questo o quel potere: la pubblicit√†, il marketing, la politica, l‚Äôeditore. Dal laboratorio di via Solferino, che pure ha offerto all‚ÄôItalia il coraggio, la passione, l‚Äôorgogliosa professionalit√† di centinaia di eccellenti giornalisti, sono raccontati tanti passaggi importanti: la ‚Äúmagna Carta‚ÄĚ di Giulia Maria Crespi, l‚Äôamministrazione controllata che segu√¨ allo scandalo P2, le intrusioni di Tassan Din, le strane pagine su Luna Rossa, lo strapotere della Montedison. Insomma, i guasti, le cadute di autonomia, i cedimenti e, se volete, addirittura le vergogne del pi√Ļ famoso fra i giornali italiani.

Un libro per molte persone imbarazzante, prezioso per i giovani che si affacciano alla professione, istruttivo per i cittadini che amano o odiano il giornalismo. Pubblicarlo √® stato difficile (√® uscito per i tipi di Chiarelettere) e costituisce una tappa importante nell‚Äôanalisi di Fiengo, che continua la propria ricerca, sempre appassionata, ma talvolta sfiduciata. Uno studioso che non ha trovato la chiave capace di salvare il nostro affascinante mestiere e che, anzi, si √® convinto che alla democrazia italiana manchi un prezioso elemento di sostegno. ‚ÄúSono arrivato ‚Äď scrive Fiengo - alla conclusione del giornalismo che non c‚Äô√®. Pu√≤ apparire un‚Äôaffermazione radicale, estremista, paradossale, insostenibile. Invece confesso che pi√Ļ approfondisco il terreno, pi√Ļ essa va assumendo un significato di semplice osservazione del reale‚ÄĚ. Per lui, mai iscritto a partiti politici, che si √® battuto, forse pi√Ļ di chiunque altro per la difesa dell‚Äôindipendenza del Corriere (il giornale, di fronte alle tempeste, ‚Äúha sempre retto e recuperato‚ÄĚ) pu√≤ sembrare una sconfitta. Ma la sua, semmai, √® stata la sconfitta di un‚Äôintera societ√†, che non √® riuscita a garantire indipendenza e autonomia ai propri giornali. Nonostante tutto, per√≤ Fiengo resta pacato, razionale, e sempre sorridente. Chi lo conosce sa che lui √® un nonno capace di forgiare splendidi aquiloni per i nipotini e che, cos√¨ come ha affrontato con filosofia gli scontri con Di Bella, con Romiti, con Mieli, non smetter√† di dare il proprio contributo alla costruzione del buon giornalismo.


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