Giu 27
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Mario Borsa: “La libertà di stampa
è tutto!”. Ma noi come la usiamo?

di Vittorio Roidi

E’ uscito un bellissimo libro: “La libertà di stampa è tutto”, una biografia di Mario Borsa, grande del giornalismo. Lo ha scritto Alessandra De Nicola, storica dell’università di Pescara. Lo consigliamo ai giovani che vogliono fare questo mestiere. Può aiutarli a capire cosa deve fare e cosa non deve fare un giornalista.

Borsa era un giovane bene istruito. Nato in una cascina della Padania studiò e cominciò a fare questo mestiere a Milano (la Perseveranza, il Secolo, il Corriere della Sera) che era, nell’Ottocento, e resta ancora oggi la capitale dell’editoria.

Per definirlo servono aggettivi, come: liberale, colto, integerrimo, radicale, progressista, indipendente, un italiano convinto che “la libertà di stampa fosse tutto”, come scrisse e come dimostrò nella sua vita, respingendo le angherie, le minacce, i soprusi (del fascismo, del potere, degli editori).

Lo studio, ricco di note e riferimenti bibliografici, permette di vivere l’intera storia professionale di Borsa, ma anche i principali avvenimenti storici e politici nel periodo che va dalla fine dell’Ottocento all’approvazione della Costituzione repubblicana. Ma può anche costituire la prima pietra di un ragionamento su come deve essere la nostra professione.

Ottimo scrittore, viaggiatore, corrispondente dall’estero, profondo conoscitore della società britannica (lavorò per The Times e gli inglesi lo difesero nei momenti difficili) poi caporedattore, grande tecnico della fattura del quotidiano.

Il libro mi ha consentito in particolare di conoscere bene alcune vicende: il successo e in seguito il crollo del Secolo, il giornale lombardo di Edoardo Sonzogno; il ruolo di alcuni giornalisti i quali, alla fine della prima guerra mondiale tentarono (invano) di preparare accordi sulla sistemazione del territorio jugoslavo; il periodo dopo la Liberazione, quando fu evitata l’epurazione e molti giornalisti compromessi con il regime tornarono ai propri posti. I particolari sono interessanti.

Però il libro della De Nicola pone soprattutto la domanda: la libertà di stampa è tutto?

Borsa fu splendido e tenne alta la bandiera dell’indipendenza intellettuale. Ma oggi quell’affermazione non basta. Grazie alle battaglie di tanti uomini che per la libertà si giocarono la carriera e la vita, noi oggi possiamo dire di possederla, quella libertà. Ma quale uso ne facciamo? E come mai siamo sempre costretti a difenderci da attacchi , intimidazioni e addirittura proposte di legge che limitano il nostro lavoro? Borsa pretese che nel proprio contratto di direttore i Crespi scrivessero che sarebbe stato libero totalmente autonomo. Uno come lui oggi in giro non c’è. I suoi ideali sembrano spenti. Colpa della globalizzazione, di Internet, degli editori? Liberi? Per cosa? Per servire, per essere partigiani, faziosi, tronfi, vanitosi. Per fare giornali di bassa qualità. Per offrire al cittadino, più che vere notizie, solo proprie opinioni, personali, spesso disinformate, inutili. Libertà, povero Borsa, ma di fare cosa!?


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