Ago 13
Mercoledì
Industria editoriale
La Stampa e il Secolo si fondono
l’informazione migliorerà?

di Pellerossa

Non era mai successo, in Italia: due imprese editoriali, La Stampa e il Secolo XIX, si fondono in un´unica società si alleano per “sconfiggere la crisi e affrontare le nuove sfide”. L´unione fa la forza, ma aiuterà anche la pluralità e la circolazione delle notizie? Cioè, rafforzerà la democrazia?

Le opinioni che si possono esprimere appartengono a due diverse prospettive, quella economica-finanziaria e quella professionale. La prima si riferisce alla solidità delle imprese giornalistiche, alla capacitä di reggere e forse rilanciare la raccolta e la diffusione delle notizie; la seconda invece si preoccupa della capacitä dei giornalisti di trovare, accertare e diffondere informazioni, cioè di svolgere al meglio la propria funzione. Aumenteranno o diminuiranno le notizie, i commenti, le verità diffuse, in rete, in tv, in edicola, alla radio) dai giornalisti del nuovo gruppo?

La Stampa e il Secolo XIX sono quotidiani storici. Appartengono uno alla famiglia Agnelli, l’altro alla famiglia Perrone. I loro territori di caccia sono confinanti, anche se il primo èun giornale di portata nazionale, mentre il seconda ha un bacino diffusione e un´ottica quasi, anche se non esclusivamente, regionale. Confluiscono nella nuova società, che si chiamerà Italiana Editrice Spa, e sarà guidata dal presidente John Elkan (il 77 per cento delle quote sarà della Fiat) e dal vicepresidente Carlo Perrone (la cui famiglia sarà titolare del 23 per cento). Le vecchie testate resteranno autonome, è stato spiegato dopo l´annuncio della fusione, ma il nuovo gruppo dovrà “offrire contenuti innovative su carta e in digitale, oltre a garantire stabilità e indipendenza nell´interesse dei lettori”.

L´operazione è lanciata, anche se dovrà essere approvata dalle assemblee dei soci delle due società, passare al vaglio dell´Autorità per le comunicazioni, nonché dei sindacati che finora hanno mostrato perplessitä ma senza esprimere un giudizio chiaro. Il presidente della Fiat, John Elkan – che non dimentichiamo e proprietaria anche del 20 per cento del Corriere della Sera – ha affermato che l´iniziativa nasce dalla constatazione che il mercato editoriale e´di fronte non ad una crisi passeggera, ma ad una “rivoluzione di sistema senza ritorno”. Ci vogliono decisioni forti, dunque.

In tutto il mondo si assiste a fusioni ed accorpamenti. La globalizzazione per la verità sembra non entusiasmare più tante persone, ma è evidente a tutti che “piccolo non è più bello” e che in molti casi può portare al fallimento e alla scomparsa di imprese incapaci di reggere la concorrenza. Ciò e´vero in tutti i settori industriali (che producano automobili, televisori, frigoriferi ecc) e lo è ormai anche in quello dell´editoria. Per ammetterlo basta citare l´impero di Murdoch, che comprende tv, carta stampata e digitale, uniti in un unico gigantesco soggetto che allunga i propri tentacoli – dov´è che non arrivano i satelliti di Sky? - su grande parte del mondo occidentale.

I giornali non ce la fanno. Anche La Stampa e il Secolo XIX hanno problemi. Il crollo della pubblicita sta infliggendo ferite terribili e anche i sindacati non possono che guardare con favore al rafforzamento delle aziende. Le cosiddette sinergie, entrate in gioco già molti anni fa, mostrarono alla Federazione della stampa e ai sindacati degli altri lavoratori dell´editoria, vantaggi e pericoli, che vennero affrontati in passato con intelligenza e che oggi, a quanto pare, si ripropongono con dimensioni e modalità ben più complesse. In questo campo infatti, i tagli e í risparmi portano con sé sacrifici che riducono certamente gli spazi operative. Basti citare l’esempio dei corrispondenti dall´estero che molte aziende – “tanto ci sono la Rete e le agenzie” dicevano gli editori – hanno cancellato uno dopo l’altro.

All´orizzonte compaiono nuove incognite, dunque, di segno poco rassicurante. Va in questa direzione anche l’annunciata riforma della Rai, tutta impostata sui tagli delle spese, più che sulla moltiplicazione e la qualità delle notizie da fornire agli italiani.

Elkan e Perrone hanno detto che il nuovo polo farà affidamento ”sulla professionalità dei giornalisti” dalla quale dipendono sempre la veridicità e l´indipendenza dell’informazione. Ma per chi conosce i meccanismi di questa industria così delicata, i dubbi sono consistenti. Bastanoun paio di domande per creare inquietudine: cho nominerà i direttori delle testate? E saranno ancora quotidiani in concorrenza La Stampa e il Secolo, che finora si sono contesi duramente i lettori della Liguria e del basso Piemonte? Con un padrone unico, firmeranno un armistizio? Dovranno interrogarsi i giornalisti (165 della Stampa e 77 del Secolo)  e chiedere garanzie ai direttori delle due testate. Senza concorrenza e senza pluralismo i cittadini sono meno tutelati. La pace fra i giornali riduce il numero delle notizie e delle opinioni, rappresenta un pericolo, non un segno di vitalità democratica. Anche se ciascun giornalista – da chiunque dipenda e per chiunque lavori – ha un suo personale problema etico, una sua responsabilità.


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