Apr 04
Venerdì
Deontologia
Deontologia: l’Odg respinge
Il Garante chiude il discorso

E’ finita male la trattativa fra il Garante della privacy e l’Ordine nazionale dei giornalisti per arrivare ad una modifica del Codice deontologico. Dopo alcuni mesi di dialogo l’Ordine ha respinto la bozza del documento. Il Garante, amareggiato, ha dichiarato la vicenda chiusa. Ha perso chi voleva fare passi avanti, ha vinto chi sperava che tutto restasse com’era.

Il dialogo era in corso. Il Codice deontologico, nato nel 1998 dopo l’approvazione della legge sulla privacy del 1996, aveva bisogno di essere rivisto. La proposta era venuta da Antonello Soro, il Garante che siede sulla poltrona già occupata da Stefano Rodotà e da Francesco Pizzetti. Ci sono stati diversi colloqui, partendo da proposte studiate dall’ufficio dell’Autorità. Qualche giorno fa, Soro aveva inviato a Enzo Iacopino, presidente dell’Odg, una bozza che aveva raccolto alcune perplessità ed era già stata più volte modificata. Il Consiglio nazionale, riunito a Roma, ha emesso un comunicato duro, citando una serie di questioni: lealtà, la tutela dell’identità personale, diritto all’oblio, la cronaca giudiziaria, intercettazioni telefoniche, agli archivi personali e banche dati di uso redazionale. Una bocciatura, per di più senza appello.

A questo punto, il Garante ha rinunciato alla sua iniziativa. Dopo aver constatato con stupore che la bozza era stata presentata quale “proposta del Garante”, mentre è “ a noi inequivocabilmente noto che essa è il frutto condiviso di un attento confronto”, Antonello Soro ha affermato che le osservazioni negative espresse dal Consiglio dell’Ordine sono state il frutto “ di una lettura del testo non in linea con le riflessioni e i chiarimenti formulati nei nostri incontri e che di fatto non colgono l’opportunità di un adeguamento delle norme che regolano la professione giornalistica attraverso un confronto, piuttosto che mediante interventi autoritativi esterni, eventualmente realizzati dal legislatore”. Perché, non va dimenticato, il legislatore può intervenire d’autorità lì dove non si arrivi attraverso il confronto bilaterale.

Questo pericolo non sembra esservi. Il Presidente Soro ha negato questa intenzione, ma a questo punto il futuro è incerto. Non si vede come il dialogo possa essere ripreso ed è noto che su alcune questioni (essenzialità dell’informazione, cronache giudiziarie, intercettazioni telefoniche) da più parti vengono sollecitate norme più restrittive.

Da ricordare che sulla trattativa che era in corso erano venute critiche da parte soprattutto dell’Unione cronisti e preoccupazioni anche dalla Federazione nazionale della stampa, che temevano restrizioni degli spazi di libertà lasciati ai cronisti.

Di seguito i testi ufficiali.

Documento approvato dal Consiglio nazionale dell’Ordine il 27 marzo.

Il consiglio nazionale dell’Ordine, riunito a Roma il 27 marzo 2014, prende atto della proposta del nuovo codice di deontologia avanzata dal Garante della privacy. Apprezza l’attenzione del Garante verso temi cruciali per il mondo dell’informazione, con particolare riferimento al trattamento dei dati personali.

Tuttavia, la speciale incisività dell’intervento del Garante che arriva a regolamentare aspetti essenziali della professione giornalistica fino a condizionarne l’autonomia, induce il Consiglio a sollecitare, nel quadro della stretta collaborazione prevista dalla legge tra Consiglio nazionale e Garante, un ulteriore approfondimento.

Il Consiglio nazionale del’ordine dei giornalisti intende analizzare – nel rispetto del necessario bilanciamento tra i due imprescindibili diritti che vengono in rilievo e, dunque, quello di informazione di cui l’art. 21 della Costituzione e quello alla riservatezza recepito dall’art. 2 della Carta fondamentale – i riflessi che le innovazioni proposte dal Garante potrebbero produrre sulla professione giornalistica.

In particolare destano perplessità alcuni aspetti relativi al principio di lealtà, alla tutela dell’identità personale, al diritto all’oblio, alla diffusione delle immagini, alla cronaca giudiziaria, agli atti del procedimento e mezzi di ricerca della prova, agli archivi personali e alle banche dati di uso redazionale. Il tutto anche alla luce del regolamento europeo sulla protezione dei dati personali e sugli open data.

Nel merito: il Consiglio nazionale condivide l’esigenza dell’essenzialità dell’informazione, alla quale i giornalisti già si attengono. Pertanto il Consiglio trova che la reiterazione del richiamo possa limitare l’autonomia professionale dei giornalisti e il diritto dei cittadini a essere informati.

L’obiettivo del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti, nello spirito di un’autoregolamentazione, è quello che vengano delineato in modo chiaro e intellegibile i confini del diritto all’informazione relativamente al trattamento dei dati personali.

Lettera di Antonello Soro a Enzo Iacopino

Roma, 28 marzo 2014

Egregio Presidente,

riscontro la Sua nota odierna con cui comunica le valutazioni del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti riguardo alla bozza del codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica.

Innanzitutto, desidero esprimere una sincera costernazione nel leggere che la predetta bozza venga presentata quale “proposta del Garante”, mentre è a noi inequivocabilmente noto che essa è il frutto condiviso di un attento confronto che ha visto coinvolti, per diversi mesi, la Presidenza dell’Ordine dei giornalisti e Collegio del Garante.

Registro con rammarico le valutazioni negative rispetto al lavoro svolto. Questo, a mio avviso, ha costituito un’occasione importante di chiarimento e ulteriore definizione dei principi già presenti nel vigente codice deontologico al fine di adeguare quest’ultimo ai mutamenti sociali e tecnologici che caratterizzano il nostro tempo e che espongono i giornalisti a nuove sfide. E questo, nell’ottica di garantire l’auspicato giusto bilanciamento tra la libertà di informazione e il rispetto dei diritti fondamentali della persona.

Le determinazioni del Consiglio nazionale dell’Ordine sono, a mio parere, frutto di una lettura del testo non in linea con le riflessioni e i chiarimenti formulati nei nostri incontri e di fatto non colgono l’opportunità di un adeguamento delle norme che regolano la professione giornalistica attraverso un confronto, piuttosto che mediante interventi autoritativi esterni, eventualmente realizzati dal legislatore.

Prendo d’altra parte atto del contenuto dell’ordine del giorno riportato nella Sua nota e Le rappresento con l’occasione che il Garante non intende esercitare i poteri sostitutivi eventualmente offerti dall’art. 139 del Codice in materia di protezione dei dati personali. Non essendoci pertanto le condizioni per una sua revisione, il Garante continuerà ad applicare il codice di deontologia  vigente, nell’ottica e con l’impegno di assicurare il massimo rispetto dei valori costituzionali sopra enunciati. Antonello Soro


Tags:

Scrivi un commento



Tutti i contenuti © 2008 giornalismo e democrazia