Ott 12
Sabato
La discussione
Ordine, che fare? Seppellire
o migliorare l’idea di Gonella?

Del giornalismo nessuno si interessa. In questa fase della vita del paese, così tesa al risanamento sia economico sia politico, l’informazione non sembra un problema. Come se andasse per il verso giusto. Povero Guido Gonella! Quaranta anni fa si batteva per far approvare la legge che, attraverso l’istituzione dell’Ordine, prometteva agli italiani giornalisti professionali obbligati alla ricerca della verità. Invece, dappertutto compaiono pseudo professionisti, impreparati e per di più faziosi, impegnati a sostenere la tesi di un partito più che a cercare notizie vere, o almeno verificate. Ci sarà qualcuno disposto ad una riflessione, magari in un Parlamento pieno di giovani baldanzosi?

Professionisti? Ma quali? I canali televisivi li invitano a dibattere ed eccoli seduti tranquillamente sulle poltrone dedicate alla maggioranza o all’opposizione. La maggior parte di coloro che vanno all’esame di Stato non ha una preparazione decente. Il praticantato tradizionale non esiste più. La Federazione della Stampa e gli Ordini regionali pensano che chi “lavora” deve ottenere la qualifica professionale. Così mandano tutti a fare l’esame e chiuderebbero volentieri le poche scuole esistenti. La deontologia? Tanta, ma sulla carta. I nuovi consigli di disciplina voluti dalla Ue? Non si vedono.

E’ una professione, questa? Una democrazia moderna si basa sull’informazione, ma perché chiamare professione un’attività poco più che artigianale?

Oppure ristabiliamo le regole. Se al sistema democratico sono utili professionisti veri, chiariamo cosa devono sapere e fare. Come per un medico o un avvocato. Un giornalista professionista non può essere considerato – come avviene nei contenitori televisivi pomeridiani - alla pari di una starlette e neanche di un famoso accademico. Perché lui deve avere l’obbligo di cercare la verità, deve essere visto dal pubblico come un garante, un notaio. Forse i giornali venderebbero più copie se i lettori avessero la certezza di essere informati da veri professionisti. Non un menestrello che allieta la platea, ma il diplomato di un famoso conservatorio di musica che ha vinto un concorso in una grande orchestra.

E non si tiri in ballo la libertà di espressione. Quella è già garantita a tutti: pubblicisti, collaboratori, articolisti. Il vento della Rete ha dato a chiunque la possibilità di cinguettare e trasmettere. Tutti possono fare del giornalismo, così come si può fare il poeta, il cantante, il chitarrista. Ma se la professione ha ragione di esistere deve essere accompagnata da un’etica, da una preparazione, da comportamenti adeguati. Proseguiamo il progetto di Gonella. O abbandoniamolo.

(Questo articolo di Vittorio Roidi è stato pubblicato dal Corriere della Sera nell’agosto 2013)


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