Set 16
Lunedì
In evidenza
USA: “Proteggere l’atto giornalistico”
Bella idea ma di difficile applicazione

L’osservatorio LSDI arricchisce periodicamente la nostra conoscenza su ciò che accade, in campo giornalistico editoriale, lontano dai nostri confini. E soprattutto negli Stati Uniti. Scopriamo così le ultime teorie elaborate dagli esperti Usa e grazie al lavoro del gruppo di Pino Rea possiamo poi confrontare queste notizie con ciò che accade in Italia.

L’idea più recente, sulla quale attendiamo di vedere le reazioni dei nostri giuristi e degli organismi di categoria, è quella secondo la quale sarebbe preferibile ormai proteggere non tanto i giornalisti – ad esempio dalle censure e da leggi proibizioniste – quanto ciò che costituisce “atto giornalistico”. Considerato che la Rete Internet diffonde materiali spesso privi dell’indicazione dell’autore, il legislatore dovrebbe occuparsi non tanto di chi ha operato quanto della natura del messaggio: è giornalismo? Allora va protetto.

Si tratta di un concetto che ha indubbio fascino e che sembra in linea con gli sviluppi tecnologici. Potrebbe fare da argine alle manovre di tutti i censori che popolano sia paesi autoritari sia anche alcune democrazie. In realtà appare di difficile applicazione.

Anzitutto perché la responsabilità non può che essere individuale. Poiché la Costituzione deve proteggere anche altri interessi – per esempio i diritti dell’individuo coinvolto nel messaggio – è evidente che le leggi devono prevenire e impedire gli illeciti (penali e civili) e non possono accontentarsi di accertare e considerare se il contenuto del messaggio è o no giornalistico. Questo tenendo conto che anche per il messaggio di natura giornalistica sono previsti limiti (anzitutto l’interesse pubblico).

Alcuni guru americani hanno dovuto ammettere negli ultimi anni che le loro previsioni hanno fatto acqua da più parti. Ad esempio la presunta e prossima scomparsa della carta stampata! Però la riflessione su ciò che accade e sulle normative necessarie o da evitare a fronte delle trasformazioni tecnologiche, è preziosa e va portata avanti.

Da noi sarebbe già molto se il Parlamento prendesse in esame l’ammodernamento della legge del ’63, che istituì la professione e l’Ordine. Indubbiamente, in Italia l’atto giornalistico è protetto solo guardando all’autore, iscritto o meno all’Albo. Però è anche vero che chiunque può fare del giornalismo, con qualsiasi strumento. Nessuno lo impedisce, nessuno applica la severa e antica legge sull’abuso della professione. I giudici, sia quelli dei tribunali sia quelli della Cassazione, si sono spesso trovati a discettare invece proprio su cosa sia giornalismo. L’approfondimento di questo concetto è dunque utile, ma va rapportato allo sviluppo dei mezzi di trasmissione del pensiero e delle notizie, nonché al complesso dei diritti che la Costituzione ha inteso proteggere. (vr)


Tags:

Scrivi un commento



Tutti i contenuti © 2008 giornalismo e democrazia