Gen 07
Lunedì
Deontologia
Giornalisti in lista: errore dice De Bortoli
ma aspettiamo a giudicarli

di Vittorio Roidi

L’abbandono del giornalismo da parte delle grandi firme è oggi il segnale più vistoso della crisi della carta stampata, della progressiva, ma inesorabile perdita di importanza che essa ha ormai nella vita”. Ha scritto Huffington Post, ma è un’idea sbagliata e vorrei spiegare perché. Lo faccio in questo spazio perché a mio avviso “Giornalismo e democrazia” è il posto adatto. Provano ad entrare in Parlamento Massimo Mucchetti, Roberto Natale, Beppe Severgnini e non so quali altri. Stanchi del lavoro che facevano? Desiderosi di nuove aureole? Delusi dal proprio mestiere?. Non lo credo. Le osservazioni invece sono altre.

Un tradimento dell’indipendenza professionale, ha ipotizzato un lettore che ha scritto a Mucchetti? Mi pare più un cambio di strada e di campo da parte di chi, come giornalista, ha osservato e criticato le istituzioni ed ora cerca di fare la propria parte per migliorarle.

Spirito di servizio? Roberto Natale preferisce (nella lettera che ha rivolto ai componenti del Consiglio nazionale della Fnsi da cui si è dimesso) parlare di passione civile, un requisito che nobilita il lavoro di chi si appresta a legiferare e amministrare. Non per vanità o attaccamento ad una sedia, ma per contribuire a sciogliere i nodi della società civile. Personalmente penso che l’etica del giornalista e quella del politico debbano entrambe essere caratterizzate proprio dallo spirito del servizio al pubblico. Questa deve essere la spinta, altruistica, non egoistica.

“Candidarsi? E’ come se l’arbitro di colpo scendesse in campo. Una scelta non entusiasmante” ha twittato tre giorni fa Severgnini. Ma poi le voci si sono fatte concrete anche per lui. Riflessione: se un arbitro cambiasse casacca e si mettesse a giocare il calcio sarebbe almeno più corretto.

Non si confondano le questioni. Quando qualcuno intraprende una nuova professione tutto si modifica. Bisogna vedere come lo fa e perché. Poi, si giudica.

Certo, in Italia abbiamo già una pericolosa mescolanza di politica e di giornalismo. Il cittadino chiede indipendenza ai giornalisti e invece trova spesso ingerenze e parzialità. A Mucchetti che spiegava sul Corriere le ragioni della sua scelta, il direttore De Bortoli ha risposto con un ringraziamento, ma anche con un “secondo me commetti un errore”. Non ne conosciamo le ragioni. Mucchetti potrebbe diventare un ottimo deputato. Ha l’esperienza e la competenza per farlo.

E’ pur vero che parecchi giornalisti che anni fa erano passati dall’altra parte, sono poi tornati indietro delusi, in qualche caso scornati. Forse De Bortoli si riferiva questi. Ricordo solo alcune esperienze in campo progressista. Bonsanti, Emiliani, Gambescia. Tra l’altro, quando uno torna a fare il giornalista è un po’ difficile riconquistare indipendenza e imparzialità.

Però: evviva l’impegno, la voglia di rischiare, di mettersi in discussione, di voler essere utili al paese. Non basta osservare e criticare, che è il mestiere dei giornalista. E se l’impegno concreto stavolta viene dal nostro settore, perché no? Si può scendere o salire in campo anche partendo da qui. O no? Trampolino non possono essere solo la Bocconi, un’industria o una banca.

Certo, tutti e tre i colleghi in lista sarebbero una perdita per la professione, che già non gode ottima salute. Però, il segnale, per il paese è positivo. E se essi riusciranno nel nuovo ruolo – ci riflettano anche alla Huffington – sarà un successo anche per la nostra categoria. Semmai c’è un’ultima cosa che vorrei dire. Oggi un giornalista che si candida alle politiche, si dimette dal proprio incarico. Indispensabile. Però domani, una volta eletto, dovrebbe dimettersi anche dall’Ordine dei giornalisti. Non è obbligatorio, lo so. Ma il Parlamento non funziona come dovrebbe anche perché è pieno di persone che vanno lì a rappresentare la propria lobby (di giornalisti ce ne erano una settantina, di avvocati più di trecento). Il giorno che essi saranno stati eletti, vedremo per chi realmente vorranno lavorare.


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2 commenti a “ Giornalisti in lista: errore dice De Bortoli
ma aspettiamo a giudicarli ”
  1. Ma dai che lo sappiamo Si tratta di persone che cambierebbero lavoro o “mestiere”" chiamatelo come volete, e che male ci sarebbe? Se fatto “bene” ci sarebbe l’arricchimento del curriculum vitae professionale, e poi, nel caso in cui decidessero di rientrare “nei ranghi”, regolarizzate le posizioni, potranno arricchire il loro lavoro con l’esperienza fatta. Insomma a me non sembra che la crisi dipenda in alcun modo dalle candidature parlamentari

  2. Bisognerebbe “dare” un po’ di “movimento” al sito commenti e via dicendo perché non “saremmo” in così tanti ecco


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