Nov 07
Mercoledì
Industria editoriale
La legge sull’equo compenso a un passo dal traguardo

di Giorgio Frasca Polara

Non è una novità, per noi giornalisti, ma può essere una rivelazione per la gran parte dei lettori: una buona metà del giornale – cartaceo, radio, tv, web – che questi sono abituati a leggere/vedere/ascoltare è redatto non da giornalisti contrattualizzati come professionisti del mestiere ma da diecine di migliaia di precari (pubblicisti, free lance, cococo, cocopro, partita iva) pagati un tanto al pezzo, in media tre-cinque euro lordi. Con la conseguenza che il 62% dei precari porta a casa l’enorme cifra di cinquemila euro l’anno.

E’ per questo che dal 2008 è in atto una durissima battaglia dell’Ordine dei giornalisti, della Federazione della stampa e dei Coordinamenti precari per imporre una legge che affermi il principio di quello che, per semplicità, è stato chiamato l’equo compenso, cioè misure che garantiscano anche a chi non è professionista, e proprio per questo è sfruttato e ricattato ogni giorno, una giusta retribuzione del proprio lavoro intellettuale.

Ci siamo? Quasi. Nel senso che questa legge – tra ondeggiamenti incomprensibili del governo e in primo luogo della ministra del Lavoro Elsa Fornero, e tentativi di boicottaggio della Federazione degli editori – è stata approvata nel marzo scorso dalla Camera, votata (con qualche modifica) l’altra mattina anche dal Senato, e torna ora a Montecitorio per la sola ratifica delle modeste correzioni fatte dall’altro ramo del Parlamento.

Il problema è che siamo agli sgoccioli della legislatura: i tempi parlamentari sono molto stretti, i nemici dell’equo compenso sono in agguato per tentare di vanificare in extremis cinque anni di battaglie a difesa degli ultimi del già tanto travagliato mondo del giornalismo italiano. La insistente sollecitazione è che il testo della legge sia assegnato in commissione alla Camera in sede legislativa, cioè “saltando” il momento del passaggio all’aula già ingolfata di provvedimenti. D’altra parte, ripetiamo, si tratta solo di recepire in fretta le poche e secondarie modifiche fatte in Senato. Vedremo quel che succederà già prima di fine anno.

In parallelo agli ultimi fuochi sull’equo compenso già si muove un’altra iniziativa dell’Ordine. Il suo presidente, Enzo Iacopino ha scritto ai presidenti degli Ordini regionali per richiamarli alla esigenza che tutti gli “iscritti all’Ordine che rivestono a qualunque titolo ruoli di coordinamento del lavoro giornalistico” in qualsiasi testata si impegnino, “proprio in momenti come questi di grande difficoltà e precarizzazione”, a far rispettare la “Carta di Firenze” approvata un anno fa e che fissa i principi anti-sfruttamento dei precari. Eccoli, questi principi: a) non impiegare colleghi le cui condizioni lavorative prevedano compensi inadeguati; b) garantire il diritti a giorni di riposo, ferie, orari di lavoro compatibili con i contratti di riferimento; c) vigilare affinché a seguito del cambio delle gerarchie redazionali non ci siano ripercussioni sulla dignità professionale per tutti i colleghi; d) impegnarsi affinché il lavoro commissionato sia retribuito anche se non pubblicato o trasmesso; e) vigilare sul rispetto del diritti di firma e del diritto d’autore; f) vigilare affinché i giornalisti titolari di un trattamento pensionistico non siano impiegati dal medesimo datore di lavoro c on forme di lavoro autonomo e inseriti nel ciclo produttivo per l’espletamento delle medesime prestazioni che svolgevano in virtù del precedente rapporto.


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