Lug 29
Domenica
Industria editoriale
Murdoch abbandona la carta stampata?
No, forse vuole riuscire a salvarla

Lo Squalo ha deciso di lasciare la guida del suo impero di carta, ma veramente si dedicherà solo ai gioielli televisivi? Altre volte Rupert Murdoch ha fatto colpi di testa, ma mai si è ritirato, ma si è messo da parte. E’ finita la passione per i giornali, in seguito allo scandalo delle intercettazioni? Non ci crede più? Forse la spiegazione può essere diversa. Dietro questa mossa che ha stupito il mondo della comunicazione, dicono quelli che lo conoscono bene, può celarsi una strategia precisa.

Tutto cominciò con l’inchiesta giudiziaria che indusse Murdoch a chiudere il News of the World. I giornalisti (e parecchi poliziotti) tenevano sotto controllo i telefoni degli indagati, dei membri della famiglia reale, degli attori più celebri e perfino dei genitori di una bambina rapita. Così saltavano fuori gli scoop. Il tutto con il consenso dei dirigenti. Fu il terremoto. Furono costretti a dimettersi sia Rebecca Brooks, la “rossa” pupilla del magnate australiano; sia il brillante Andy Coulson (che era diventato consigliere del Primo ministro), sia più tardi lo stesso figlio di Murdoch, James, che secondo alcuni starebbe per entrare in politica. Caddero le teste principali, oltre a quelle dei cronisti incriminati dai giudici; la chiusura del giornale apparve come la volontà di tagliare il bubbone alla radice; ma l’uscita dello stesso Murdoch dai consigli di amministrazione del Times, del Sunday Times e del Sun, pone ora un interrogativo diverso. Il più grande editore del mondo rinuncia alla carta stampata e si dedica solo all’intrattenimento, alla tv e alle sempre più strette connessioni con il mondo di Internet?

Il 16 agosto comincerà il processo pubblico. Il momento è decisivo. Qualcuno pensa che Murdoch, che pure ha già cercato di fare piazza pulita, voglia eliminare completamente il proprio nome dal palcoscenico, come se la faccenda non lo riguardasse più. E dire che secondo altri perfino lui doveva essere a conoscenza dei metodi usati all’interno dei giornali, anche se non faceva parte della catena di comando. Forse è più corretto dividere la vicenda in due parti: da un lato gli interessi economici di Murdoch, che non vengono toccati dall’abbandono dei consigli di amministrazione; dall’altra la questione etica, che disonora il giornalismo britannico. Murdoch avverte l’ostilità nei suoi confronti da parte del mondo dell’informazione. Lo scandalo azzera la credibilità dei media, almeno di quelli di carta. E poiché era lui il proprietario dei giornali anche lui deve sparire, se vuole fare qualcosa per farli sopravvivere e magari per rilanciarli.

La carta stampata è già in declino, in tutto il mondo. In Gran Bretagna la mazzata giudiziaria si è aggiunta ai colpi derivati dalla concorrenza degli altri media e dalla crisi della pubblicità. Un giornale come il Times, per fare l’esempio più evidente, non può permettersi di perdere autorevolezza e credibilità. E’ di queste qualità che è vissuto e su quelle deve poter contare. Anche Murdoch lo sa. Allontanandosi dai giornali, lo Squalo dunque li difende. Se poi il cancro dovesse minacciare anche altri settori del suo impero, allora sì, ma solo allora, per salvare la News Corporation – che nel 2011 ha raggiunto un fatturato di 33 miliardi di dollari - egli sarà costretto a vendere i pezzi dove la malattia si è sviluppata.


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