Mag 04
Venerdì
Industria editoriale
Giornali non solo in edicola:
aumenteranno le copie vendute?

Aumenterà la vendita dei giornali grazie alle liberalizzazioni del governo Monti? C’è grande preoccupazione fra le organizzazioni degli edicolanti e attesa nelle aziende editoriali. Se non ci saranno modifiche sostanziali, che potranno venire anche dalle decisioni autonome dei consigli regionali, nel nostro paese diventerà più semplice acquistare un giornale di carta. Al più tardi il 12 agosto, quando le liberalizzazioni dovranno per forza entrare in vigore, potrebbero esserci novità anche sostanziose.

Ormai il decreto legislativo approvato in gennaio è diventato legge. Al suo interno l’articolo 39 prevede che i quotidiani ed i periodici possano essere venduti non solo nelle edicole e nei bar autorizzati alla vendita dei monopoli, ma anche in altri esercizi commerciali. Ma l’articolo 39 prevede migliorie per gli stessi edicolanti: da una parte potranno vendere anche altri prodotti commerciali; dall’altra potranno praticare sconti, che successivamente compenseranno al momento del saldo con il distributore.

Una prima liberalizzazione fu effettuata negli anni Ottanta, nonostante l’opposizione dei giornalai, che fino a quel momento erano stati detentori di un vero monopolio per la vendita della carta stampata. In effetti, in questi anni essi hanno esteso la propri attività: libri, giocattoli ecc.

Difficile immaginare quale aumento delle vendite si potrà ottenere dall’applicazione della legge sulle liberalizzazioni. L’organizzazione sul territorio delle edicole, affidata ai Comuni, appare insufficiente. Oltretutto alcuni giornalai hanno adottato orari più contenuti: spesso chiudono il pomeriggio e l’intera giornata festiva (quando è noto che molte persone dedicano più tempo alla lettura) anche se sono più frequenti le edicole aperte di notte.


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7 commenti a “ Giornali non solo in edicola:
aumenteranno le copie vendute? ”
  1. Ci sono alcuni errori nell’articolo proposto, la ” compensazione ” citata nella legge, non riguarda gli sconti, sconti che comunque non sono praticabili, il margine del rivenditore è del 18.77% sul prezzo di copertina, appare ovvio che un’eventuale sconto potrebbe essere praticato solo nel caso gli editori riconoscessero un aggio più consono, cosa impensabile anzi, i loro progetti vanno nella direzione opposta.
    Per quanto riguarda il numero dei punti vendita che, secondo l’articolo sono insufficienti, in pochi anni diverse migliaia di edicole hanno chiuso i battenti, basta fare un giro nelle varie città per rendersi conto di quante sono sparite, domani, quando il prodotto editoriale sarà in vendita anche negli altri esercizi commerciali, ne spariranno altre migliaia, il ” saldo ” resterà invariato, cambieranno solo i soggetti ed il servizio offerto, l’edicolante è un professionista che ” cura ” il prodotto, gli altri esercizi si limiteranno a posizionare dei pacchi su uno scaffale.
    Il teorema che più punti vendita=più copie vendute è vecchio e superato, lo hanno dimostrato i vari tentativi già fatti in passato.
    GDP

  2. vi rispondo per punti

    Aumenterà la vendita dei giornali grazie alle liberalizzazioni del governo Monti?
    NO…. GIA’ ESISTONO PIU’ PUNTI VENDITA PER I GIORNALI PERCHE’ QUASI TUTTI I SUPERMERCATI HANNO L’EDICOLA E SONO SEMPRE PIU’ APERTI DI DOMENICA. TOTALE…. DA QUANDO SONO IN VIGORE LE LIBERALIZZAZIONI DAL , CREDO, 2005, DI GIORNALI SE NE VENDONO SEMPRE MENO CON UN TREND NEGATIVO DI CIRCA IL 6% ANNUO

    Ma l’articolo 39 prevede migliorie per gli stessi edicolanti: da una parte potranno vendere anche altri prodotti commerciali.
    GIA’ ORA NON VI ERANO LIMITAZIONI AL COMMERCIO DI ALTRI PRODOTTI. MOLTI EDICOLANTI, SPECIALMENTE QUELLI NEI CHIOSCHI , NON AVEVANO ALTRI PRODOTTI PERCHE’ NON POTEVANO ( O NON VOLEVANO) APRIRE PARTITA IVA PER FARE SCONTRINI. CHI HA L’EDICOLA IN NEGOZIO “DA SEMPRE” VENDE ANCHE ALTRI PRODOTTI CORRELATI

    Una prima liberalizzazione fu effettuata negli anni Ottanta, nonostante l’opposizione dei giornalai, che fino a quel momento erano stati detentori di un vero monopolio per la vendita della carta stampata. In effetti, in questi anni essi hanno esteso la propri attività: libri, giocattoli ecc.

    C’ERA IL MONOPOLIO MA ANCHE 40.000 EDICOLE ED OGGI FORSE SONO DIVENTATE 30.000…… LE CHIUSURE DELLE EDICOLE SONO ORMAI COSTANTI OGNI MESE ED IL SETTORE E’ CORROTTO DA SCONTI, ABBONAMENTI E POLITICHE DEGLI EDITORI SCORRETTE

    Difficile immaginare quale aumento delle vendite si potrà ottenere dall’applicazione della legge sulle liberalizzazioni

    NESSUN AUMENTO . LO TESTIMONIA LA SPERIMENTAZIONE CON LA GDO , ANZI SOLO I SUPERMERCATI REGGONO UN BANCO GIORNALI, CHIARAMENTE IN PERDITA MA AMMORTIZZATO DALLE VENDITE DELL’ALIMENTARE MENTRE BAR, BENZINAI E TABACCAI CHE AVEVANO ADERITO ALLA SPERIMENTAZIONE DEL 2005 SON TUTTI SCAPPATI DALLA VENDITA DEI GIORNALI….. POCO GUADAGNO …. MOLTO TEMPO PERSO.

    Oltretutto alcuni giornalai hanno adottato orari più contenuti
    PER FORZA, CI SONO DELLE ZONE CHE LA VENDITA E’ SOLO NELLE ORE DEL MATTINO E DOVENDO APRIRE DALLE 5 FINO ALLE 13 CON, FORZATAMENTE , 1 SOLA PERSONA AD OCCUPARSI DELLE VENDITE, CHIARO CHE MOLTI, PER CONVENIENZA ECONOMICA E FISICA, CHIUDONO E SI RIPOSANO NEL POMERIGGIO.

    GIOVANNI.. EDICOLANTE

  3. Mauro Faldi

    13 Mag, 2012
    Reply

    Aumentare la frammentazione non farà aumentare le vendite e anche gli sconti praticabili ai clienti saranno scarsamente significativi, se consideriamo che gli edicolanti hanno un aggio sui giornali venduti del 18,77%.
    Gli orari più contenuti adottati da diversi punti di vendita dipendono tutti dal fatto che non è spesso economicamente conveniente rimanere aperti nei giorni e negli orari proposti. Conosco molti colleghi che stanno in edicola a part-time, lavorando (e guadagnando) altrove nei giorni che non garantiscono un reddito sufficiente.
    Voi giornalisti raramente uscite dal cliché che vede la liberalizzazione solo come “libertà di aprire” 24 ore al giorno; la libertà in realtà - e soprattutto se il compenso è insufficiente o peggio inesistente - è anche e soprattutto quella di “chiudere” l’attività quando non è economicamente conveniente stare aperti.

    Se gli editori vogliono un servizio diverso, dovrebbero pagare anche in maniera diversa e corrispondente al servizio che vorrebbero avere. Altrimenti si troveranno senza più punti di vendita dedicati; solo una categoria merceologica tra tante, sempre più irrilevante, relegati in qualche scaffale di secondo piano negli esercizi commerciali della grande distribuzione che li userà solo - e solo quando a loro converrà - come specchietto per le allodole.

  4. Giuseppe Marchica

    13 Mag, 2012
    Reply

    Francamente da Voi, ci si aspettava una analisi più rigorosa, e veritiera della realtà dei fatti.
    Negli anni ottanta, non è successo nulla, nessuna liberalizzazione, invece negli anni novanta, si è effettuato una sperimentazione per allargare la vendita, con l’assenso delle Organizzazioni Sindacali di allora, e il risultato, analizzato dall’Università di Parma, per conto del Governo, è stato una totale delusione, in pratica, maggiori punti vendita, non hanno significato maggiori vendite.
    Nonostante questo, si è votata una legge, la 170, che allargava la vendita ad altri esercizi commerciali, e questo ha portato all’aumento delle edicole, fino a 43.000.
    Poi quasi tutti quei punti hanno chiuso, e poi hanno chiuso anche le edicole tradizionali, e in 5-6 anni, si è passato da 43, ai 33.000 punti vendita di oggi. Queste informazioni sicuramente non le avete, altrimenti scrivereste in modo diverso. Si vuole portare il giornale nei bar? Prego, ma si sappia che ogni bar che apre, un’edicola chiude.
    Vendere altri prodotti è l’omaggio dell’art.39? Forse non si sa, che già Bersani aveva concesso questo, ma gli edicolanti, hanno scelto la professionalità al posto del diventare dei mini-bazar.
    Ma questo non serve, come non serve essere aperti tutti i giorni festivi, per evitare che si scriva il contrario.
    Oggi sembra esserci una corsa a saltare le edicole, e vendere giornali ovunque, ma dietro gli slogan ci sono delle analisi? Liberalizzazione in presenza di un unico distributore locale per ogni due provincie, è liberalizzazione?
    E infine, se le provvidenze all’editoria, servono per la democrazia dell’informazione, e per aiutare il sistema editoriale come consentito dall’art.21 della Costituzione, nel momento in cui alla fine della filiera, tutti venderanno i giornali, penalizzando tutti i piccoli editori che non saranno in grado economicamente di seguire la frammentazione dei punti vendita, e prima diventeranno marginali e poi chiuderanno, è bene che si sappia, che se il prodotto giornale sarà venduto da tutti alla stregua dei coriandoli, allora ilgiornale esce dal valore costituzionale, per diventare prodotto qualsiasi, e quindi si faranno ricorsi contro le provvidenze, perchè sono soldi nostri, e perchè la comunità europea è contraria ad aiuti pubblici alle imprese, e si sappia, che salta anche il rispetto della parità di trattamento.
    Si vuole tutto questo?
    Io penso sia meglio, una analisi e un dibattito sereno sul settore, visto che si parla di informazione e cultura, e non di noccioline.
    In ultimo consentitemi una ulteriore correzione di quanto da Voi scritto, “potranno praticare sconti, che successivamente compenseranno al momento del saldo con il distributore” non è proprio così, le compensazioni e gli sconti, sono argomenti diversi, e non fanno parte dello stesso concetto, la compensazione riguarda solo il discorso delle rese e non degli sconti
    Cordiali saluti
    Giuseppe Marchica

  5. Riccardo Latino

    14 Mag, 2012
    Reply

    …avete fatto bene a mettere tra virgolette l’intestazione della Vostra pagina…”giornalismo e democrazia”…giuste le virgolette, perchè il Vostro articolo, mi sembra più spazzatura spiccia, che giornalismo e democrazia…e dopo aver visto le illustri presenze, nella sezione “chi Siamo”…spero non l’abbia scritto nessuno di Voi, ma sia solo un sbaglio, a cui si ponga rimedio…fate un giro dai vostri edicolanti di fiducia, e fatevi una bella chiacchierata con loro…poi riscrivete l’articolo.Grazie.Buona giornata.
    e Buon lavoro…sperando che produca articoli migliori…

  6. bassanelli maria pia

    14 Mag, 2012
    Reply

    Allego anch’io la mia testimonianza già postata sul mio blog di un social network locale, scritta di getto, quindi senza controllo nè sintattico nè ortografico, e scritto senza la diplomazia che contraddistingue i iei colleghi qua sopra.
    “sono una edicolante. Ho comprato la licenza 7 anni fa, consapevole che fosse un lavoro con molti sacrifici, per le ore di lavoro, per la mancanza di giorni di riposo e di ferie, consapevole che avrei lavorato in un chiosco ghiacciato d’inverno e arroventato d’estate. Quello che non avevo messo in conto è che siamo una delle poche categorie di lavoratori autonomi che in realtà autonomi non siamo. Noi siamo obbligati al pari trattamento del diritto d’informazione, che prevedela giusta ed equilibrata esposizione di qualunque testata ci venga fornita, siamo considerato un “servizio”, in quanto se chiudiamo per le misere due settimane di ferie, o per cause di salute (se non è nulla di improvviso, ma dobbiamo fare un intervento ad esempio di dobbiamo attrezzare chiedendo almeno un mese prima l’autorizzazione per chiudere, assicurando che il servizio sia svolto dall’edicola piu’ vicina), abbiamo estratti conto settimanali dove però si pagano anche le forniture dei vari mensili che arrivano nella settimana (unica categoria commerciale, quindi, che paga in anticipo le forniture, non richieste, non ordinate e di cui non possiamo nemmeno disporne il numero di copie che riteniamo opportuno ricevere)..

    Da qualche mese, in base alla modifica dell’art. 39 sulle liberalizzazioni ci sono stati riconosciuti dei piccoli diritti, tipo di poter rendere x abbassare l’estratto conto le copie che abbiamo in edicola di riviste che secondo i nostri conti e lo storico vendite risultano in eccesso, possiamo adibire un terzo del nostro spazio alla vendita di qualsiasi prodotto merceologico (tranne ovviamente l’alimentare) e ci hanno dato la possibilità di praticare degli “sconti”, cosa ridicola AVENDO UN AGGIO che va dal 18,77 al 23% a seconda del tipo di pubblicazione. Questi, in sintesi, i nostri diritti

    Quello che la gente non sa, che i giornali non riportano mai, sono i problemi veri, che si abbattono sulla nostra categoria.. Nessuno parla che negli ultimi 10 anni da oltre 40mila edicole siamo scesi s 30 mila..I perchè sono molteplici, da un lato c’è stata l’informazione su web, che ha portato ad un calo di vendita dei giornali, da un’altra parte la selvaggia campagna abbonamenti perpetrata dagli editori che veicolano le loro cartoline abbonamenti tramite le edicole, OBBLIGANDO di fatto gli edicolanti a vendere prodotti che potenzialmente possono togliere clienti all’edicola,(ASSURDO).

    “Editori”, passatemi il termine virgolettato, cha basta che abbiano l’autorizzazione del tribunale, possono mandare tramite il canale edicola tutte le mostruosità invendibili piu’ incredibili, riempendoci di dvd datati che rispediscono ciclicamente cambiando solo un bollino identificativo col”nome della testata” a cui viene “abbinato”, bustine per bambini contenente pseudo giochini e di cui l’unico aspetto “editoriale” è il foglietto accompagnatorio con le spiegazioni, che permette al giochino di eludere l’iva come gioco al 21% ma di farla avere come quella editiriale al (credo) 4%..

    Noi edicolanti poi, oltre ad avere le nostre edicole sommerse di “pubblicazioni spazzatura”,, di “gadget abbinati alle riviste” che con l’editoria non hanno nulla da spartire, siamo poi anche la valvola di sfogo dei clienti, che, ingannati dalla pubblicità martellante dei suddetti gadget, si arrabbiano con noi se ce ne mandano meno del fabbisogno, dando a noi “degli incapaci” perchè non sappiamo ordinare gli articoli in base alle richieste, non sapendo che non dipende da noi il quantitativo, e al massimo possiamo richiedere dei rifornimenti quando il nostro quantitativo è finito che ci viene mandato al richiamo in resa del suddetto gadget e solo se qualcuno l’ha avanzato:
    Siamo una categoria destinata all’estinzione, anche se abbiamo la voglia e la capacità di lavorare, di stare 13 ore al giorno dentro un box di lamiera di 2 metri quadrati per dare alla gente un servizio sempre col sorriso sulle labbra.

  7. Andrea Bugiardini

    14 Mag, 2012
    Reply

    Tanto per informarvi gli orari delle edicole sono di ALMENO 12 ore dal lunedì al sabato. Per le domeniche si apre a turnazione una domenica si e una no in quanto se tutte le rivendite stessero aperte non si guadagnerebbe niente nessuno visto la poca affluenza di clienti. Nei giorni festivi, visto che non vi siete informati siamo SEMPRE tutti aperti fino almeno le ore 13 (e anche lì il guadagno è limitato), solo il 1° gennaio, il 2 maggio, il 16 agosto e il 25 e 26 dicembre restiamo chiusi e non perchè siamo noi a decidere ma perchè sono gli editori che non stampano i giornali!!!!!!!
    P.S. L’iformazione è buona cosa quando è informata!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


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