Apr 19
Giovedì
Industria editoriale
Rapporto Fieg, gli editori piangono
ma lo sviluppo è possibile

La Fieg piange. Gli editori di giornali fanno il punto e denunciano le difficoltà del settore. Però i lettori della carta stampata in realtà aumentano, così come si moltiplicano quelli dei notiziari on line. Il giornalismo è in movimento. Eppure centinaia di poligrafici e di giornalisti hanno perso il posto. La pubblicità diminuisce anche se il presidente Giulio Anselmi sembra credere nella possibilità che gli imprenditori colgano le occasioni che il mercato e la tecnologia fanno intravedere.

Il rapporto annuale sullo stato dell’editoria mette in luce alcuni dati chiari: i ricavi sono diminuiti del 2, 2 per cento, anche se quelli delle vendite hanno tenuto (per via dell’aumento del prezzo delle copie); i costi sono stati abbattuti ancora del 7, 5 per cento (6,6 nel 2009); quello del lavoro è sceso del 6,3 % nel settore dei quotidiani; le vendite sono calate del 7,6 nei settimanali e del 18 per cento nei mensili; ma sul web i cosiddetti utenti attivi sono passati da 11,4 a 13,1 milioni; solo i lettori dei siti Internet dei quotidiani sono saliti da 4 a 6 milioni. Qui sta il futuro, qui sta lo sviluppo.

La Fieg lamenta soprattutto che i costi per addetto nelle sue società appaia quasi doppio rispetto a quello delle aziende censite da Mediobanca (da 50 a 100 mila euro, circa), ma ammette che i lettori (lo dice l’Audipress) stanno aumentando: + 1,8 nei quotidiani e + 0,2 nei periodici. La popolazione mostra interesse, vitalità, voglia di informarsi e non abbandona la carta stampata.

Il rapporto sottolinea dunque come “attraverso il connubio con il web, la carta stampata, appropriandosi di forme e tecniche nuove, sia stata capace di consolidare il suo ruolo storico, rispondendo alle esigenze di un contesto sociale e culturale in continua evoluzione. “Anche se poi continua ad esistere una questione meridionale, giacché a fronte delle 92 copie per mille abitanti vendute nel Nord, e alle 84 copie vendute nel Centro dell’Italia spiccano le 49 copie del Mezzogiorno. Ma questo è un ritardo storico, che si accompagna alla depressione economica del nostro Sud e, dunque, quasi non fa notizia.

La pubblicità sulla carta stampata è calata del 6,2 per cento nei quotidiani a pagamento, del 22,4 nella free press, del 3,6 nei periodici. Mentre i colossi tv continuano ad accaparrarsi la fetta più consistente della torta: ormai il 53,9 per cento (Internet ha superato il 7).

Giulio Anselmi, da pochi mesi alla guida del sindacato degli editori di quotidiani (e agenzie), nella sua relazione ha sottolineato come l’irrompere di Internet abbia rivoluzionato il comportamento sia delle persone sia del mercato. Rilevante, ha detto, l’attenzione che i cittadini hanno assicurato ai siti dei grandi quotidiani, che evidentemente mostrano un “certificato di garanzia” per i lettori. Ha poi osse4rvato che il “tavolo” tecnico sulle questioni dell’editoria è stato dal Governo annunciato, ma non “apparecchiato”. Quanto ai contributi pubblici ai giornali ha ribadito che la Fieg chiede pulizia, cioè aiuti solo agli strumenti di informazione reali, che hanno una struttura, vendono copie e fanno contratti. Ha chiesto che i giornali politici siano finanziati, semmai, attraverso gli strumenti e le fonti di finanziamento dei partiti. Non con quelli dell’editoria.

Fra i primi commenti c’è quello della giunta della Federazione della stampa che, preoccupata del riferimento ai giornali politici, ha affermato come “non si possa liquidare il sistema dei contributi in essere senza avere chiaro il quadro del sistema, la funzione e il lavoro dei giornalisti di questo genere di testate”.

Amarezza ha espresso poi il presidente dell’Ordine nazionale, Enzo Iacopino, secondo il quale il rapporto Fieg ha evidenziato che nel corso del 2011 “sono stati in vario modo rottamati 637 giornalisti (469 dei quotidiani, 124 dei settimanali e 44 delle agenzie)”. Il futuro e lo sviluppo del giornalismo, che si esprime attraverso “piattaforme” sempre più numerose (di carta, radiofoniche, televisive ed elettroniche) non solo appare incerto, ma offre scarse speranze ai giovani, ai quali gli industriali non sembrano in grado di offrire alcuna prospettiva. Tutto ciò mentre l’informazione e più in genere la comunicazione sembrano suscitare una enorme capacità di attrattiva.


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