Mar 15
Giovedì
Le istituzioni
Aveva detto: “Fra qualche settimana”
Poi sulla Rai Monti si è incartato

di Francesco De Vito

Un titolo così secco – “Rai La resa di Monti” – il presidente del Consiglio forse non si aspettava di leggerlo sulla prima pagina de “l’Unità” di lunedì 12 marzo. Ma era stato lo stesso Mario Monti a creare molte aspettative su una possibile riforma della legge Gasparri che detta le regole per la nomina della governante Rai e sta portando il servizio pubblico radiotelevisivo sull’orlo del collasso. La sera dell’8 gennaio, a “Chetempochefa” di Fabio Fazio aveva annunciato: “La Rai è una forza nel panorama culturale e civile italiano, una forza che credo abbia bisogno di ulteriori passi avanti. Mi dia ancora qualche settimana e vedrà”. Contemporaneamente il ministro dello Sviluppo Corrado Passera provvedeva a sospendere il cosiddetto concorso di bellezza approvato in precedenza dal governo di Silvio Berlusconi, con il quale si sarebbero dovute regalare a Mediaset e Rai le nuove frequenze televisive, per metterle sul mercato.

Per settimane si parlò di una pratica Rai allo studio del presidente del Consiglio e del ministro dello Sviluppo che avrebbe dovuto portare a una riduzione dei consiglieri di amministrazione della Rai da 9 a 5 e alla scelta di un direttore generale con maggiori poteri. Ma è bastato che il segretario del Pdl Angelino Alfano, su indicazione di Berlusconi, decidesse di disertare il vertice convocato da Monti coi segretari dei partiti che in Parlamento sostengono il governo (Pdl, Pd e Terzo polo), con all’o.d.g. Rai e legge anticorruzione, perché tutto tornasse in alto mare. E’ toccato a Corrado Passera recitare il de profundis a ogni ipotesi di riforma. “Alle nomine del nuovo Consiglio, essendo tra un mese, si arriverà con la governance attuale”, ha annunciato il ministro dello Sviluppo, “non ci sono né i tempi né i modi” per cambiare la legge Gasparri. Da qui l’irritazione de “l’Unità” e quel titolo sparato in prima pagina. Da qui la reiterata affermazione del segretario del Pd Pierluigi Bersani secondo cui il suo partito questa volta non parteciperà alla spartizione degli incarichi.

Col senno di poi si potrebbe dire che c’è stata una certa ingenuità nel pensare, sia da parte del governo che da parte del Pd, che la riforma della legge Gasparri fosse a portata di mano. Dati i tempi molto ristretti, si sarebbe dovuto intervenire con un decreto-legge. Ma sarebbe stato auspicabile un intervento del genere su una materia tanto delicata come l’informazione radiotelevisiva? Non sarebbe stato un pericoloso precedente sul quale, con ogni probabilità, anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrebbe avuto qualcosa da ridire?

Né la determinazione con la quale Bersani ripete che non parteciperà a nessuna spartizione sembra destinata a produrre effetti positivi. Intanto non è detto che il Terzo polo voglia seguirlo su questa strada. Pdl, Lega e Terzo polo potrebbero raggiungere in commissione Vigilanza la maggioranza dei due terzi necessaria per la scelta del nuovo presidente. Si andrebbe in questo caso a una situazione peggiore di quella attuale, con Pd e Idv fuori dalla nuova governance. Con ogni probabilità le conseguenze sui difficili equilibri politici su cui si regge il governo potrebbero risultare devastanti.

Cosa succederà nel vertice di maggioranza convocato da Monti per la serata di giovedì 15 marzo? Lo chiediamo a Giuseppe Giulietti, portavoce di “Articolo 21. “Prevedo che Monti dirà che per cambiare la legge Gasparri non ci sono i tempi, e indicherà quale rappresentante del Tesoro e quale direttore generale due personalità di grande autorevolezza, invitando i partiti a designare persone di analoga caratura”. E aggiunge: “Capisco che Bersani abbia grande difficoltà a smentire sé stesso. Ma una soluzione c’è. Non sia lui a designare i due rappresentanti del Pd. Chieda a intellettuali, cineasti, esperti televisivi di designare due personalità alle quali nessuno possa dire di no. Il vecchio Pci così avrebbe fatto”.


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