Feb 01
Mercoledì
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Una proposta: si crei un difensore civico
per monitorare e stimolare la deontologia

di Michele Urbano

Deontologia nel giornalismo. Di fronte ai cambiamenti sempre più rapidi all’interno della professione si nota un disorientamento, che convive con l’esigenza di maggiore rigore etico, dove il modificarsi delle specificità professionali corre parallelo lungo un rafforzato desiderio di identità professionale.

 Io non sono contro le diverse  carte che negli decenni  sono state elaborate e approvate, da quella  dell’infanzia, a quella dei diritti e doveri fino ad arrivare a quella di Roma sui migranti. Ma se alla fine ne conto tredici, allora mi chiedo se non sono troppe, mi chiedo se non sono una forza ma anche una debolezza, nel senso che possono essere lette anche come spia di una identità sempre più fragile.

 

Ma se tutto questo è vero c’è un compito ormai urgente quanto fondamentale che è precondizione deontologica: il monitoraggio del cambiamento.

Qualcuno può vietare all’Ordine  nazionale di dotarsi di una struttura con  l’obiettivo di visionare i tg delle principali reti nazionali, i principali quotidiani nazionali su carta e on-line? O che gli ordini regionali facciano altrettanto per monitorare a loro volta, con sistematicità, i giornali locali su carta e on-line e le Tv locali? Penso  non a commissioni di censura ma a sentinelle a guardia di una professione che cambia, capaci di segnalare i  pericoli, gli errori e, magari di intervenire per correggere.

 

Capire il cambiamento per governarlo, anche con la deontologia. Lealtà e obiettività sono pratiche professionali che hanno bisogno di strumenti di difesa e di controllo. Oltre che naturalmente di repressione. Ma il primo passaggio è quello della conoscenza.  Che ora manca del tutto.

Una precisazione. Il monitoraggio meglio sarebbe se facesse capo agli ordini regionali, ma nulla vieta che a esercitarlo quotidianamente sia, ad esempio, un gruppo di allievi di una scuola riconosciuta dall’Ordine sotto la responsabilità della presidente dell’Ordine o di un suo delegato.  Sarebbe un ottimo esercizio didattico e un buon servizio alla collettività.

La quale volendo potrebbe dotarsi anche di altri strumenti.

 

Un difensore dell’informazione pulita è idea così irrealistica? Attenzione, difensore  non garante. Il garante dei lettori in Italia non ha funzionato.  Forse perché andava a collidere con le funzioni del direttore, forse perché la sua autonomia alla prova dei fatti diventava un problema.

L’idea è che un difensore dell’informazione può essere utile solo se esterno, realmente indipendente. Modello difensore civico.

Riconosciuto dall’Ordine regionale dei giornalisti, ma espressione della collettività (del Comune o della Regione).  Che possa attivare dei procedimenti nei nuovi consigli di disciplina dell’Ordine ma anche attivarsi presso i giornali per dare risposte rapide ai problemi posti dai cittadini-lettori  o ascoltatori.

 

E’ essenziale  sapere dove si va. La professione sta cambiando velocemente. Non attrezzarsi per capire dove stiamo andando così come non attrezzarsi per difendere la credibilità dell’informazione è un peccato di indolenza che i giornalisti potrebbero pagare molto caro attraverso una travolgente crisi d’identità che peraltro è già in atto. E peggio, la potrebbero pagare ancora più cara i cittadini, privati di una informazione pulita, onesta, professionale su cui formarsi opinioni frutto della realtà e non di interessi.

 


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