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Ordine: per far contenti tutti
il Consiglio fa un passo indietro
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, riunito a Roma nei giorni 18, 19 e 20 gennaio, ha approvato un documento “sulle linee guida per la riforma della professione giornalistica†da trasmettere al governo perché ne tenga conto nell’elaborazione dei decreti di attuazione della legge 148/2011 sulla riforma delle professioni regolamentate.
Dopo aver rilevato la specificità della professione giornalistica rispetto alle altre professioni regolamentate, il documento indica le vie dell’accesso: “Ferme restando l’unicità dell’Albo, la permanenza dei due elenchi (professionisti e pubblicisti,n.d.r.), e i diritti acquisiti dagli iscritti all’entrata in vigore della riforma, l’accesso alla professione di giornalista dovrà   avvenire attraverso l’esame di Stato. Per sostenere l’esame di Stato gli aspiranti giornalisti dovranno possedere una laurea e aver svolto un tirocinio di 18 mesiâ€. “Le forme di tirocinioâ€, prosegue il documento del Cnog, “saranno inidividuate in un regolamento e potranno essere: praticantato aziendale, frequenza master dell’Ordine, compiuta frequenza di corsi universitari specialistici post-laurea in giornalismo, sistematica collaborazione equamente retribuita a testate giornalistiche.†Sull’accesso il documento così conclude: “A far data dall’entrata in vigore della riforma, chi avrà superato l’esame di Stato sceglierà se iscriversi nell’elenco professionisti o in quello pubblicisti non possedendo il requisito dell’esclusività professionale. Chi ha già superato un esame di Stato per l’iscrizione ad un diverso Albo professionale e ha svolto il tirocinio giornalistico, può accedere direttamente all’elenco pubblicistiâ€. Â
Come si può ben vedere, le forme di accesso, così come le forme di tirocinio, sono molteplici. Ripropongono, tra l’altro, il praticantato aziendale, da anni considerato inadeguato a formare i giornalisti, e rappresentano un arretramento rispetto ai progetti di riforma elaborati dal Consiglio nazionale nel 2008 e ancor prima nel 2004, che prevedevano un unico canale di accesso attraverso la laurea almeno triennale e un master professionalizzante.
La formazione permanente, afferma il documento, dovrà “perseguire l’obiettivo di stabilire un obbligo di aggiornamento, contravvenendo al quale si determina un illecito disciplinareâ€.
Il testo varato dal Cnog esclude che il giornalista debba sottoscrivere una polizza assicurativa. Quanto ai Consigli di disciplina, potranno essere nominati dai Consigli regionali, per i rispettivi territori (8 componenti) , e dal Consiglio nazionale per l’organo di seconda istanza (14 componenti). Non si fa cenno alla presenza di magistrati, ma si prevede un “garante dei cittadini†per segnalare violazioni deontologiche.
Nessuna proposta viene avanzata sul numero dei componenti il Consiglio nazionale e il rapporto numerico tra la rappresentanza dei professionisti e quella dei pubblicisti. Si accenna, genericamente, ad una “congrua riduzioneâ€. Infine, alcune norma transitorie, da esaurirsi nell’arco di un quinquennio, dovrebbero garantire l’accesso all’elenco professionisti a quei pubblicisti che svolgono attività giornalistica a tempo pieno.
L’Ordine ringrazia la Fnsi “per l’approfondimento nel mezzo dei lavori e che ha offerto al governo l’immagine di una categoria coesa a tutela della libertà d’informazioneâ€. Una manifestazione di buon vicinato. In realtà la giunta del sindacato, in un suo comunicato, aveva parlato di una sola “via di accesso alla professione attraverso un percorso privilegiato universitario di secondo livelloâ€. (FdV)
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