Lunedì
Industria editoriale
L’asta per le frequenze televisive
darà soldi e più democrazia
Arriveranno altri soldi nelle casse dello stato, dall’asta per l’assegnazione delle frequenze televisive. Ma arriverà anche maggiore pluralismo, grazie alla moltiplicazione dei soggetti industriali in grado di trasmettere programmi nazionali. La democrazia ne uscirà rafforzata, l’oligopolio attuale forse definitivamente battuto. E’ una delle cose che non sono state sottolineate da chi ha sollevato l’assurdo regalo che il governo Berlusconi con la decisione del “beauty contest”, l’assegnazione gratuita delle frequenze.
Si è parlato soltanto di soldi, finora. I partiti che hanno chiesto a Mario Monti di mettere nel suo programma l’asta televisiva (Pd, Idv, Lega) miravano a individuare un nuovo gruzzolo, affinché il governo potesse ridurre il carico sulle pensioni e sui redditi bassi. La reazione di Silvio Berlusconi (”E’ stata un’imboscata”) ha chiarito la portata della proposta. Un evidente fastidio di fronte a un’operazione che contrasterebbe il dominio e il futuro di Mediaset. Invece proprio questa sarebbe la più grande liberalizzazione che Mario Monti potrebbe attuare. Con quale maggioranza parlamentare è però difficile dire.
C’ è tuttavia un’altra cosa che pochi hanno ricordato. La validità dell’asta dipende dall’interesse che grandi gruppi italiani e stranieri potrebbero dimostrare verso l’acquisto di una frequenza. Il Cavaliere ha detto che secondo lui l’asta andrebbe deserta. Ma perché nessuno dovrebbe presentarsi? E’ semplice: perché per fare affari nel mondo delle trasmissioni televisive bisogna anche trovare sufficienti risorse pubblicitarie e disporre delle tecnologie indispensabili, cioè i satelliti e le cosiddette “torri”, le strutture senza le quali nessuno può riuscire a trasmettere su larga parte del territorio. Tutte cose che oggi sono controllate dai soggetti dominanti e che dunque andrebbero pure “liberalizzate”, se non si vogliono fare operazioni solo di facciata.
Se la sentirà il ministro per lo Sviluppo Passera di andare contro gl interessi degli attuali poteri forti del pianeta della comunicazione? E quali forze politiche, escluso ovviamente il Pdl, darebbero il proprio assenso a questa più autentica moltiplicazione delle reti televisive? Difficile dirlo, ma è sicuro che questo tema potrà costituire l’oggetto di scambio per nuovi accordi ed alleanze politiche decisive.
Tags:
Articoli correlati
Related Post
Più letti
- Giornali non solo in edicola:
aumenteranno le copie vendute? (7) - Esami di stato: troppi bocciati
ma realmente a qualcuno interessa? (6) - Come salvare le scuole di giornalismo (4)
- Quando le elezioni non fanno notizia
e anche la Rai parla d’altro (4) - Riforma dell'Ordine in Parlamento: chi approva? (3)
Più recenti
- Aveva detto: “Fra qualche settimana”
Poi sulla Rai Monti si è incartato - Conferme e qualche bocciatura
nelle elezioni per il rinnovo dell’Inpgi - Scontro fra Catricalà e Iacopino
ma chi davvero informa? - Adesso nell’Ordine di Iacopino e Ghirra
comincia una difficile collaborazione - Il ruolo dell’Autorità per le comunicazioni
messo in crisi dalle rivelazioni di Trani - Par condicio: almeno 5 milioni di euro
il danno economico subito dalla Rai







19 Dic, 2011
Reply
Giusta osservazione. La dominazione della Rai e di Mediaset (a parte Sky e la Sette che ancora stentano) finalmente finirebbe. E’ impossibile credere che non ci siano capitalisti disposti a impegnarsi nella tv. Certo, devono essere messi in condizione di trasmettere. Ma non credo che Monti ce la farà. Berlusconi sparerà con tutti i suoi cannoni.