Lunedì
Deontologia
Il giornalismo sarà più libero
dopo la caduta di Berlusconi?
di Vittorio Roidi
Caduto Berlusconi, che succederà sul pianeta informazione? Nel momento in cui finisce un governo e se ne annuncia un altro, spesso almeno una parte del mondo dei giornali si riposiziona, perché il nostro è un giornalismo molto legato alla politica e alle sue vicende. Per di più Berlusconi era un grande editore, proprietario di tv e giornali r come premier era insofferente alle critiche, deciso a imporre con la forza i giornalisti amici e a cancellare quelli nemici. La sua perdita del potere può costituire l’occasione per sviluppi positivi: più libertà e più consapevolezza che il giornalismo non deve sottostare ai voleri dei potenti di turno. E deve rifiutare ogni bavaglio.
La nascita di un governo tecnico però apre una situazione diversa. Non c’è l’alternanza fra due parti politiche contrapposte, che scaturisce dal sistema maggioritario. Il governo Monti, lo dicono tutti, non sarà una presa di potere da parte dei gruppi (del centrosinistra) che persero le elezioni del 2008 rispetto a quelli (del centrodestra) che le vinsero. Sarà qualcosa di diverso, un esecutivo di emergenza per sconfiggere la crisi economica, prima di ridare la parola al popolo sovrano. Grandi sconquassi nel mondo dell’informazione potrebbero non esserci. Ma tutto resterà uguale a prima? Le questioni in ballo non sono comune poche, né irrilevanti. La Rai per esempio. Il governo tecnico non la toccherà e l’azienda di viale Mazzini continuerà ad essere amministrata da un Consiglio a maggioranza di centrodestra e guidata da un direttore (Lorenza Lei) scelto da Berlusconi? Poiché si tratta della più grande azienda culturale e giornalistica del paese – in evidente crisi di soldi e di idee - non si vede perché debba proseguire lungo la china, con dirigenti di parte, molti dei quali non hanno fatto altro che soddisfare i desideri del Cavaliere (cacciare Biagi, Santoro, Luttazzi, la Dandini; assumere Minzolini e tanti altri; accantonare giornalisti scomodi e privilegiarne altri “comodi”).
Nessuna epurazione, ovviamente. Nessuno può desiderarla. Ma forse gli uomini del CdA scelti da Berlusconi e dai partiti potranno domandarsi se non sia l’ora di fare gli interessi dell’azienda, più che quelli del prorpio leader o dei propri partiti di riferimento, per usare una vecchia frase di Bruno Vespa. Ad esempio: chi ha creato le condizioni perché Paolo Ruffini, il direttore di Rai 3, scappasse dalla Rai, deve guardarsi allo specchio e domandarsi se vuole ancora fare gli interessi della concorrenza o vuole, più onestamente, lavorare per rafforzare la propria azienda.
Anche nei giornali il vento è improvvisamente girato. Molti direttori dei quotidiani, senza offesa per nessuno, sono stati scelti in questi anni perché garantivano agli editori un atteggiamento “di garanzia”, diciamo così, rispetto a Berlusconi. Oggi quei direttori resteranno ai propri posti? Un ragionamento che vale anche per le agenzie di stampa, come del resto per decine di nomine nel più ampio settore della Cultura (cinema, teatro, musei, ecc). Quando cambia il governo, quando arrivano nuovi titolari nei Ministeri, il vento del cambiamento soffia forte. Se il governo di Mario Monti parte e si irrobustisce arriveranno anche nuove nomine. O no?
Sul fronte legislativo, la Federazione della stampa, e quella degli editori stavano discutendo importanti innovazioni: la riforma dell’editoria, i tagli ai sostegni economici, la garanzia di salari e compensi decenti. Con quali interlocutori continuerà quel dialogo e verso quali obiettivi? La libertà di stampa, come sempre, i giornalisti dovranno difenderla giorno per giorno con i propri comportamenti e in base ai propri principi etici. Il Berlusconismo, con il suo enorme conflitto di interessi e con i periodici diktat del Cavaliere, costituiscono una lezione per molti. Pagina chiusa? Sì, ma l’autonomia di questa categoria è questione delicata, che non può essere sacrificata ad alcuna emergenza, politica od economica. Sarebbe bello se il nuovo governo esprimesse subito l’idea liberale di lasciare in pace il giornalismo e di aiutarlo a svilupparsi, nell’interesse dei cittadini ad essere informati. All’università Bocconi si insegnano i principi liberali: aspettiamo di vederli attuati. Quanto ai servitori dei potenti, quelli ci saranno sempre. A costoro l’esperienza del berlusconismo non ha insegnato nulla. Sono allevati, addestrati e assunti per servire. Non c’è Ordine né giudice che possa eliminarli. Solo il lettore può punirli.
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