MercoledĂŹ
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Duello Bersani-Veltroni?
I vizi della tifoseria mediatica
di Fernando Cancedda

Chi ha ragione nel PD: Bersani o Veltroni? Franceschini o D’Alema? Bindi o Renzi? Bene, secondo me giĂ porsi una domanda come questa significa cadere nella trappola della tifoseria mediatica che serve ai giornali e ai politici per garantire visibilitĂ a se stessi prima che alla realtĂ politica. Riassunta frettolosamente per non annoiare i lettori, quest’ultima appare come lo sfondo, quasi irrilevante, dello scontro fra i leaders. Disprezzata ancora negli editoriali (che però pochi leggono) come âil solito teatrinoâ, la politica spettacolo sta diventando, pare con soddisfazione generale, la politica tout-court.Un esempio fra i tanti, preso dall’edizione di un grande quotidiano.
Non faccio nomi perchĂŠ l’impostazione, da questo punto di vista, non ha niente di originale. Titolo a quattro colonne: âBersani duella con Veltroni: âtra noi c’è chi azzoppa il Pdâ. Speculare, nella pagina accanto e sempre a quattro colonne: âI sospetti del leader su Walter e Prodi: âVogliono tempo per liberarsi di meâ. Lo stupido ritornello âed è polemicaâ questa volta è superfluo. Il lettore che simpatizza per l’uno o per l’altro dei protagonisti della rissa, vera o presunta, è giĂ invitato a schierarsi senza avere l’obbligo di approfondire i termini del problema.
Noi invece entriamo ugualmente nel testo di questo âesempio fra i tantiâ. Oggetto del primo servizio è la direzione del Pd sulla posizione da prendere dopo il âmiracoloâ di un milione e passa di firme per il referendum elettorale: prepararsi al voto o puntare su un governo di transizione? A questo punto ci aspetteremmo dal cronista almeno una breve rassegna degli argomenti portati a favore e contro ciascuna delle due soluzioni: il danno che comporta andare a votare con il âporcellumâ, le difficoltĂ di trovare un’intesa su questo o quel sistema elettorale, vantaggi e svantaggi di un governo âtecnicoâ o di âresponsabilitĂ nazionaleâ ecc.ecc., chiarendo al tempo stesso la terminologia in uso tra gli addetti ai lavori.
Ecco invece che cosa troviamo. Per Bersani âil nostro orizzonte sono le elezioni, ma non ci sottraiamo a un governo di emergenzaâ. Per Veltroni l’orizzonte del Pd ha da essere âquello del superamento del governo Berlusconi con un governo davvero responsabileâ. Un po’ poco per aiutare il lettore a formarsi un giudizio,ma questo è secondario. Chi vincerĂ ? Ecco la domanda giusta. Per saperlo bisogna spiegare come la pensano gli altri componenti della direzione. O meglio: non come la pensano ma come si schierano. âAllo stesso modo di Veltroni la pensano il capogruppo Dario Franceschini, Beppe fioroni, Franco Marini, Paolo gentiloni e pure il vice segretario Enrico Lettaâ. Alla fine Bersani cerca di mediare: âNoi ci stiamo attrezzando a entrambi gli scenari, sia elezioni che governo di emergenza, però non tutto è nelle nostre maniâ.
Per chi non l’ha ancora capito, il cronista insiste: âlo scontro restaâ e âmassima è la tensione sul referendumâ. Incalza: âE’ Parisi show: il professore denuncia il ‘metodo bulgaro’ che vige nel Pd, l’errore di valutazione politica e la linea radicalmente sbagliataâ. Quale valutazione? Quale linea? Questo non si dice, però si spiega che âil mancato esplicito sostegno al referendum è criticato anche da Areadem, la corrente di Franceschini, dai veltroniani, da Ignazio Marino e dalla sua areaâ.
Nella pagina a fianco dello stesso giornale, un altro collega è intento a spiegarci âil retroscenaâ, che poi sarebbe (indovinate?): âgli scalatoriâ vogliono âazzoppareâ Bersani. âBersani non intende sottrarsi alla sfida. Sfida che non vede ancora duellanti a volto scoperto. Ma i sospetti del leader e del suo staff si concentrano su Walter Veltroni, su Matteo Renzi e su un piano diverso su Romano Prodi. C’è anche l’ex premier nella lista bersanianaâ. Nelle mosse di Arturo Parisi âmolti vedono anche la ripresa di un movimentismo legato al Professoreâ. Con quale obbiettivo? âLa corsa al Quirinale dell’ex premier bolognese. Corsa che può trovare ostacoli nel mondo diessino e in accordi preventivi tra il Pd di Bersani e l’Udc di Casini in vista dell’elezione al Colle (2013)â. A questo punto il lettore può tranquillamente concludere che mentre lui si preoccupa di quando e come la politica si deciderĂ a governare la gravissima crisi economica in atto, a âricucire l’Italiaâ garantendole un minimo di equitĂ sociale, la direzione del principale partito di opposizione è sempre piĂš affaccendata nel âwar gameâ del potere in vista della prossima legislatura.
Ora può anche darsi che, almeno in parte, sia proprio cosÏ. Posso anche credere che nelle chiacchiere del Transatlantico di Montecitorio e nelle anticamere delle sedi di partito, politici e giornalisti passino il tempo su questi scenari. Non credo, invece, che sia solo questa la realtà politica del nostro paese.
D’altronde, il punto è sapere se un tale modo di fare cronaca incoraggi la democrazia partecipata o l’antipolitica, favorisca l’emergere del populismo o di un elettorato consapevole delle scelte da fare per il bene comune. Se poi fosse vero che nel partito democratico c’è qualcuno che si compiace di una presentazione del genere â dato che la si trova spesso sui giornali di sinistra - chiediamoci se non siamo ancora una volta davanti a un caso di tafazzismo.
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