Mag 29
Domenica
Le sentenze
Cassazione civile: quando la critica
è lecita e non offende la reputazione

In quali casi l’esercizio del diritto di critica non lede la reputazione altrui? La terza sezione civile della Cassazione ha affermato che, affinché ciò avvenga, è necessario che si manifesti “un dissenso ragionato”esercitato attraverso espressioni “strumentalmente collegate”.

L’offesa alla reputazione di un individuo non può impedire il diritto di critica: altrimenti verrebbe negato il diritto di manifestazione del pensiero. Ma quali sono le condizioni affinché l’esercizio di questa critica sia legittimo? Una nuova risposta è venuta dalla Cassazione civile, con la sentenza n. 10125 del 9 maggio 2011 (presidente Preden, relatore De Stefano).

In pratica, hanno detto i giudici in ermellino, l’onore della persona non può prevalere sulla manifestazione del pensiero. Dunque, la critica può essere esercitata con espressioni di qualsiasi tipo (anche lesive della reputazione) ma ciò è possibile solo se queste espressioni sono legate strumentalmente al dissenso ragionato che si vuole mostrare. Non può trattarsi di un’aggressione gratuita e distruttiva della reputazione del soggetto di cui si parla.

Pertanto, spiega la suprema Corte, se l’espressione è corretta, congrua e coerente, in sede di legittimità il comportamento non è censurabile. Il linguaggio, ovviamente, deve essere appropriato e non di per sé tale da offendere.

 


Tags:

Scrivi un commento



Tutti i contenuti © 2008 giornalismo e democrazia