Apr 04
Lunedì
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Nei giornali nuovo valzer dei direttori
ma ai lettori nessuno lo spiega

di Vittorio Roidi

Nei giornali è cominciato un nuovo giro di valzer. Cambia un direttore, se ne sostituisce un altro, , ma le motivazioni non sono spiegate, il perché non si sa. Eppure siamo nel cuore dell’informazione. Il via lo ha dato la Confidustria con la decisione di sostituire Gianni Riotta alla guida del Sole 24 ore. E’ cominciato il valzer e nel giro di poche ore è cambiato anche il direttore del Messaggero, mentre è rimasta inspiegabilmente vuota quella di direttore del Tg2. Ancora una volta ai lettori sono state dette parole di convenienza. Nulla hanno saputo dei retroscena, nulla dei programmi concreti dei nuovi direttori. Più o meno come avviene in qualsiasi impresa industriale, dove gli azionisti cambiano i manager a proprio piacimento. Ma i giornali non sono, per caso, aziende diverse?

Al Sole 24 ore era da tempo che si parlava della sostituzione di Gianni Riotta, che alla fine è arrivata. C’era in corso un braccio di ferro fra il direttore e una parte della redazione. Emma Marcegaglia prima ha difeso il suo pupillo, poi – sentiti gli altri industriali – ha ringraziato Riotta e ha chiamato Roberto Napoletano, che da qualche anno dirigeva il Messaggero, di proprietà di Caltagirone. Il nuovo direttore si è aggiudicato il 60 per cento dei consensi (durante la votazione segreta nell’assemblea), mentre il 40 per cento gli ha votato contro. Ma si sa: è una votazione che il contratto consente, ma che non è né obbligatoria né vincolante. Se si instaurerà un feeling, se i progetti futuri cambieranno (il tabloid!) lo si vedrà più avanti. Intao il Sole perde copie.

Una redazione di giornalisti non è un gruppo qualunque, è l’assemblaggio di una serie di intellettuali, che per legge dovrebbero essere autonomi, pur se vincolati da contratto, e dovrebbero svolgere i proprie compiti in condizione di libertà “come diritto insopprimibileâ€di ciascuno di loro (articolo 2 legge del 1963).

Intanto i giornalisti del Messaggero, una volta salutato Napoletano, hanno visto nominare Mario Orfeo, che attualmente faceva il direttore del Tg2, ma che era già stato direttore del Mattino di Napoli, quando Caltagirone lo aveva acquistato. Un ritorno alla casa madre, in un certo senso, che attesta la stima nei suoi confronti da parte dell’editore. Ma che nulla dice neppure stavolta dee rapporti professionali che si instaureranno nell’antico palazzo di via del Tritone.

Quanto alla poltrona del Tg2, lì tutto è più complicato. Il Consiglio di amministrazione della Rai, rigidamente bloccato in base a logiche di partito e di governo, ha provato a nominare un successore di Orfeo (si è parlato della conduttrice Susanna Petruni o del vice del Tg1 San Giuliano) ma non se ne è fatto niente. Qui le competenze e le storie professionali contano ancora meno e prima che si arrivi ad una decisione (che i redattori si augurano interna, ma che al contrario più spesso si conclude con l’arrivo di un collega che di tv ne sa pochissimo: ricordate Minzolini?, veniva dal giornalismo politico, tutt’altra roba).

Avvicendamenti, dunque, più o meno comprensibili per qualche addetto ai lavoro, ma del tutto inspiegabili e non spiegati, per i lettori e gli ascoltatori di ciascuno di quegli organi di informazione.

Avviene così in un tutto il mondo? Non proprio. Ci sono giornali, ad esempio in Francia, nei quali è la stessa redazione a scegliere il proprio direttore. Il che garantisce un’affinità, una stima, uno spirito di corpo, capaci di amalgamare quel corpo redazionale.

In Italia tutto ciò non succede per una serie di ragioni, che si sommano e si scontrano. La prima delle quali è l’idea che i nostri editori hanno del proprio giornale: un’azienda in tutto uguale alle altre che essi già controllano (che producono automobili, palazzi ecc) alla testa della quale essi hanno diritto di mettere chiunque, purché giornalista, senza nulla spiegare ai lettori. Che poi si vendano o si perdano copie, si appoggi o no il governo, si sia favorevoli o contrari alle guerre, si vogliano accettare o buttare a mare gli immigrati….. sono cose che si vedranno, forse, più tardi, chissà. Viva il direttore? Abbasso il direttore? Bah, a guardar bene – senza toccare il sacrosanto diritto alla libertà d’impresa – la scelta del direttore di un giornale, la valutazione delle sue capacità professionali, il rapporto che si instaura con i “colleghiâ€, liberi e autonomi, è una delle grandi questioni del nostro giornalismo. La si affronterà mai? No, perché per farlo occorrerebbero due cose: una diversa concezione dell’azienda giornale e un sindacato forte, molto più forte di quello che possediamo. E che amiamo.


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