Gen 23
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La Fnsi di fronte a nuove sfide:flessibilità
ma il giornalista deve essere difeso

di Vittorio Roidi

Franco Siddi

Franco Siddi

La Federazione della stampa riprende il suo cammino. Messo alle spalle il ventiseiesimi congresso, il sindacato dei giornalisti torna ad affrontare i problemi. Più forte o più debole? Sarà più facile o più difficile difendere il lavoro dei giornalisti? Le sfide appaiono sempre più ardue. La vera forza della Fnsi sta nella sua unicità e unitarietà. Il sindacato unico – rarissimo in altre nazioni – obbliga a sciogliere all’interno le controversie, ma offre poi un volto unitario alla controparte industriale. Ma dove sta la forza dei giornalisti?

 

 

 

 

Rispetto solo a una ventina di anni fa, la capacità contrattuale della categoria appare inferiore. Troppo facile, per singoli editori, è rompere il fronte durante le vertenze e indebolire il sindacato. Quanti giornali sono usciti in edicola durante l’ultimo, doloroso, rinnovo del contratto nazionale? E quali prezzi la categoria ha dovuto pagare proprio a causa della minore compattezza nel momento degli scioperi?

Il congresso di Bergamo è stato un momento unitario significativo, ma ha portato con sé difetti antichi. La classe dirigente del sindacato, la struttura principale, è rimasta la stessa. C’è fra i giornalisti una volontà di perpetuarsi. Anche il lavoro attuato per approvare modifiche allo statuto federale, alla fine si è inceppato. Esiste un gruppo che ha lavorato sodo (e il volontariato è ancora una delle caratteristiche del nostro sindacato) ma che non trova e non vuole trovare successori. E ciò proprio nell’epoca in cui il mondo della comunicazione appare tumultuoso e innovativo come pochi altri. Una casta? A ben guardare no, ma una compagine che invece di rinnovarsi si stringe in se stessa. Da quanti anni alcuni consiglieri siedono nel Consiglio nazionale di corso Vittorio Emanuele?

“Giornalismo e democrazia” è un’associazione nata per analizzare le modalità del giornalismo in un paese moderno. Riteniamo sia nostro compito indicare, anche al sindacato, gli obbiettivi che occorre perseguire. Senza presunzione, ma senza neppure troppi peli sulla lingua, come giornalisti liberi, che non devono cercare voti né benemerenze.

La difesa dei free lance e dei collaboratori, i cui diritti vengono calpestati, con compensi minimi e non garantiti, appare il più importante obiettivo che la Fnsi deve porsi. Ma con quali cannoni verranno abbattute l’insensibilità e l’arroganza degli editori? E i professionisti delle redazioni, i giornalisti “inquadrati”, hanno la voglia di fare propria la battaglia in favore dei colleghi meno fortunati? Raramente essi hanno messo in campo energie in difesa di chi sta all’esterno della redazione.

La Fnsi intende promuovere, accanto all’Ordine, la riforma della legge professionale. Ma in quale direzione? Ormai è chiaro che piccoli aggiustamenti della legge del ’63 non sono sufficienti. In un’epoca in cui tutti scrivono e diffondono (vere o presunte) informazioni, occorre il coraggio di intraprendere strade nuove. Chi è e sarà giornalista? Ecco un terreno sul quale la Fnsi deve lavorare molto, una materia sulla quale finora non ha saputo esprimere proposte innovative.

La tecnologia moderna sta “polverizzando” l’informazione. Chiunque può produrla e contribuire al nostro arricchimento. I regimi dittatoriali si accorgono che sarà molto difficile soffocare e reprimere i mille rivoli attraverso i quali le notizie possono arrivare sui computer di tutto il mondo. Uno scenario positivo, nel quale credere. Chi teme che il giornalismo ne uscirà distrutto, si sbaglia. Esso dovrà trovare modalità nuove, dovrà offrirsi ancora come mediatore, come verificatore e strumento di scelta. Una scommessa ogni giorno più difficile, a fronte della quale molte norme dei nostri contratti di lavoro appaiono vetuste. Spetta al sindacato immaginare regole moderne e imporle agli editori, in un panorama nel quale – ecco un’altra fortuna – non serviranno più grandi capitali per trasmettere informazioni.

Durante l’ultima legislatura la Fnsi di Siddi e Natale ha avuto il grande merito di diffondere nell’opinione pubblica il grido d’allarme per il “bavaglio” medievale che il Governo intendeva imporre ai giornalisti. Ha saputo chiamare in piazza i cittadini. Ha dimostrato che un sindacato, prima ancora di difendere i propri iscritti, ha a cuore l’interesse pubblico, il diritto e il dovere di dare e di ricevere le notizie.

Occorre però convincersi della necessità di una riorganizzazione del lavoro, alla quale nessuno potrà sottrarsi. In tutto il mondo le redazioni stanno sperimentando nuovi modelli. Le regole contrattuali dovranno facilitare, non contrastare tale percorso. Aumenteranno, dunque, le responsabilità dei giornalisti. Il loro sarà un compito ancora più arduo e complesso. Spetta alla Fnsi avventurarsi nei nuovi territori, sorretta dalla sensibilità di migliaia di colleghi. E da quella, ci auguriamo, di una classe imprenditoriale all’altezza di queste sfide.

Ma da quanto tempo non viene toccata la parte “normativa” del contratto? Agli editori, che chiedono maggiore flessibilità sul terreno operativo, è giusto chiedere norme più efficaci nella difesa dei singoli e del loro lavoro. L’articolo 6, quello sui poteri del direttore, è ormai quasi incomprensbile. I redattori e i collaboratori devono disporre di più efficaci armi di difesa dei propri articoli. Altrimenti, la libertà e l’autonomia diventano concetti vuoti. Occorre chiedere strumenti che rafforzino la dignità dei giornalisti e li sottraggano alle umiliazioni che troppo spesso essi incontrano durante il lavoro quotidiano.

 

 

 

 


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