Gen 22
Sabato
Deontologia
L’Unione cronisti risponde a Napolitano
e contesta il codice per il processo in tv

 L’Unione cronisti italiani ha contestato l’approvazione del “Codice di autoregolamentazione” in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie in tv. Guido Columba, presidente dell’Unione, ha diffuso un duro comunicato, al termine dell’intervento in cui, al Quirinale, il presidente Napolitano aveva elogiato il nuovo codice. Secondo Columba si tratta di una grave limitazione della libertà di stampa.

Il Codice era stato approvato alla fine del 2009 ed aveva ottenuto il consenso sia della Federazione nazionale della stampa sia dell’Ordine nazionale. Durante la Giornata per l’informazione, celebrata al Quirinale, era stato Riccardo Chieppa, presidente emerito della Corte Costituzionale che aveva presentato il codice, ricordando che esso era nato su iniziativa dell’AutoritĂ  Garante delle Comunicazioni presieduta da Corrado Calabrò. Secondo Chieppa occorre “evitare in ogni modo che le trasmissioni televisive si trasformino o possano essere percepite come forme anticipatorie o sostitutive del processo per la sussistenza della responsabilitĂ  dell’indagato”. Per questo particolare attenzione deve essere usata dalle emittenti al fine di “assicurare l’osservanza dei principi di obiettivitĂ , completezza, correttezza e imparzialitĂ  rapportati ai fatti e agli atti come risultati dallo stato in cui si trova il processo giudiziario”.

Subito dopo, l’urgenza e l’importanza di questo impegno era stato sottolineato dal Presidente Napolitano. Ma al termine della manifestazione Guido Columba a nome dei cronisti ha affermato di non aveva voluto prendere la parola per ragioni di opportunità, ma di essere costretto ancora una volta a sottolineare l’opposizione dell’Unci. Secondo i cronisti si tratta di un insieme di regole di comportamento che limita la libertà dei giornalisti e costituisce una vera e propria censura nel campo dell’attività professionale “già abbondantemente regolamentata”.

Sono di queste settimane e mesi le discussioni sulle modalità con cui sono state ricostruite da alcuni canali e testate tv le vicende che riguardano il giallo di Avetrana ed alcuni processi svolti in questi anni. Scarse sembrano essere state, in questa direzione, l’attività e le osservazioni degli Ordini regionali. Continua invece l’opposizione dell’Unione nazionale cronisti.

Riportiamo un brano più completo dell’interventi del Capo dello Stato, il quale ha parlato con grande decisione:

“Non è questo il luogo per ribadire inviti, argomenti, indicazioni che da anni sto spendendo per sollecitare quell’equilibrio e quel rispetto reciproco che appaiono spesso alterati, con grave danno sia per la politica che per la giustizia. Troppe sollecitazioni sono cadute nel vuoto ; troppe occasioni sono state perdute. E oggi ne paghiamo il prezzo.

“Pur senza rinunciare alla prospettiva di scelte organiche e riforme condivise capaci di risolvere alla radice il problema giustizia, occorre nell’immediato scongiurare ulteriori esasperazioni e tensioni che possono solo aggravare un turbamento largamente avvertito e riconosciuto, e suscitare un effetto di deprimente lontananza dallo sforzo che si richiede per superare le molteplici prove cui, come ho detto, la comunitĂ  nazionale deve fare fronte.

“Nella Costituzione e nella legge possono trovarsi i riferimenti di principio e i canali normativi e procedurali per far valere insieme le ragioni della legalità nel loro necessario rigore e le garanzie del giusto processo. Fuori di questo quadro, ci sono solo le tentazioni di conflitti istituzionali e di strappi mediatici che non possono condurre, per nessuno, a conclusioni di verità e di giustizia. Spero e confido che di ciò ci si renda conto sempre più diffusamente da ogni parte, e al di là delle diverse appartenenze politiche”.

 

 


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