Sabato
Deontologia
L’Unione cronisti risponde a Napolitano
e contesta il codice per il processo in tv
 LâUnione cronisti italiani ha contestato lâapprovazione del âCodice di autoregolamentazioneâ in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie in tv. Guido Columba, presidente dellâUnione, ha diffuso un duro comunicato, al termine dellâintervento in cui, al Quirinale, il presidente Napolitano aveva elogiato il nuovo codice. Secondo Columba si tratta di una grave limitazione della libertĂ di stampa.
Il Codice era stato approvato alla fine del 2009 ed aveva ottenuto il consenso sia della Federazione nazionale della stampa sia dellâOrdine nazionale. Durante la Giornata per lâinformazione, celebrata al Quirinale, era stato Riccardo Chieppa, presidente emerito della Corte Costituzionale che aveva presentato il codice, ricordando che esso era nato su iniziativa dellâAutoritĂ Garante delle Comunicazioni presieduta da Corrado Calabrò. Secondo Chieppa occorre âevitare in ogni modo che le trasmissioni televisive si trasformino o possano essere percepite come forme anticipatorie o sostitutive del processo per la sussistenza della responsabilitĂ dell’indagato”. Per questo particolare attenzione deve essere usata dalle emittenti al fine di âassicurare l’osservanza dei principi di obiettivitĂ , completezza, correttezza e imparzialitĂ rapportati ai fatti e agli atti come risultati dallo stato in cui si trova il processo giudiziario”.
Subito dopo, lâurgenza e lâimportanza di questo impegno era stato sottolineato dal Presidente Napolitano. Ma al termine della manifestazione Guido Columba a nome dei cronisti ha affermato di non aveva voluto prendere la parola per ragioni di opportunitĂ , ma di essere costretto ancora una volta a sottolineare lâopposizione dellâUnci. Secondo i cronisti si tratta di un insieme di regole di comportamento che limita la libertĂ dei giornalisti e costituisce una vera e propria censura nel campo dellâattivitĂ professionale âgiĂ abbondantemente regolamentataâ.
Sono di queste settimane e mesi le discussioni sulle modalitĂ con cui sono state ricostruite da alcuni canali e testate tv le vicende che riguardano il giallo di Avetrana ed alcuni processi svolti in questi anni. Scarse sembrano essere state, in questa direzione, lâattivitĂ e le osservazioni degli Ordini regionali. Continua invece lâopposizione dellâUnione nazionale cronisti.
Riportiamo un brano piĂš completo dellâinterventi del Capo dello Stato, il quale ha parlato con grande decisione:
âNon è questo il luogo per ribadire inviti, argomenti, indicazioni che da anni sto spendendo per sollecitare quell’equilibrio e quel rispetto reciproco che appaiono spesso alterati, con grave danno sia per la politica che per la giustizia. Troppe sollecitazioni sono cadute nel vuoto ; troppe occasioni sono state perdute. E oggi ne paghiamo il prezzo.
âPur senza rinunciare alla prospettiva di scelte organiche e riforme condivise capaci di risolvere alla radice il problema giustizia, occorre nell’immediato scongiurare ulteriori esasperazioni e tensioni che possono solo aggravare un turbamento largamente avvertito e riconosciuto, e suscitare un effetto di deprimente lontananza dallo sforzo che si richiede per superare le molteplici prove cui, come ho detto, la comunitĂ nazionale deve fare fronte.
âNella Costituzione e nella legge possono trovarsi i riferimenti di principio e i canali normativi e procedurali per far valere insieme le ragioni della legalitĂ nel loro necessario rigore e le garanzie del giusto processo. Fuori di questo quadro, ci sono solo le tentazioni di conflitti istituzionali e di strappi mediatici che non possono condurre, per nessuno, a conclusioni di veritĂ e di giustizia. Spero e confido che di ciò ci si renda conto sempre piĂš diffusamente da ogni parte, e al di lĂ delle diverse appartenenze politicheâ.
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