Dic 20
LunedĂŹ
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Feltri e Belpietro guideranno Libero
come azionisti di minoranza

Feltri e Belpietro, insieme alla testa di Libero, come proprietari, prima che come giornalisti. E’ la novità, nel settore della carta stampata. Vittorio Feltri, infastidito dai tre mesi di sospensione dalla professione inflittagli dall’Ordine dei giornalisti in seguito al caso Boffo, è partito all’attacco ed ha deciso di tornare alla testa di Libero, il quotidiano che aveva fondato e che è oggi diretto da Maurizio Belpietro, il quale a sua volta ne ha acquistato una quota. Attenti a quei due, dice ora qualcuno.

Libero appartiene oggi agli Angelucci, che sono proprietari anche del Riformista. La famiglia, che opera nel settore sanitario, starebbe riconsiderando la propria attività nell’editoria giornalistica ed ha accettato di cedere una parte delle azioni del quotidiano ai due giornalisti, che tuttavia resterebbero per ora soci di minoranza, incaricati dall’azionista di maggioranza di governare il quotidiano, uno come direttore editoriale, l’altro come direttore responsabile.

Una novità non da poco nel panorama editoriale italiano. L’identificazione nella stessa persona del proprietario e del direttore offre sempre elementi di perplessità. I casi più noti sono quelli di Ciancio Sanfilippo e Pizzo Ardizzone, che sono titolari e direttori di due giornali siciliani (ciancio è stato perfino presidente della Federazione degli editori. La perplessità scaturisce dal fatto che l’articolo 6 del contratto di lavoro separa nettamente le due figure ed attribuisce al direttore responsabile il compito di difendere l’autonomia della redazione. Nei confronti della proprietà – che non può e non deve influire sui redattori, ma può interloquire solo con il direttore – e di tutti coloro che, dall’esterno, possono cercare di condizionare il lavoro dei singoli giornalisti.

Tutto questo diventa impossibile nel momento in cui il direttore che guida la redazione possiede anche una quota delle azioni. Si pensi non solo alle scelte operative, che riguardano il contenuto del giornale, ma anche alle assunzioni, ai licenziamenti, agli incarichi di lavoro. Si dirà che tutto ciò accade anche nelle cooperative, ma il rapporto è in realtà differente, perchÊ la redazione possiede di solito ben altri poteri.

Libero è un quotidiano del mattino, che dopo un eccezionale exploit iniziale, ora sta perdendo qualche copia (proprio in concorrenza con il Giornale, ora diretto da Sallusti). Peraltro il suo bilancio regge grazie al finanziamento pubblico. “Anche se i soldi arrivano sempre in ritardo” lamenta Maurizio Belpietro.

 


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