Nov 07
Domenica
Industria editoriale
Migliorano i conti del gruppo Rcs
Intanto il Manifesto rischia di chiudere

Perricone

Perricone

Buone e cattive notizie editoriali: migliorano i conti della Rcs, ma intanto il Manifesto - sceso a sole 20 mila copie di venduto - rischia di chiudere. L’equilibrio di bilancio delle società editoriali può migliorare l’esercizio della  libertà di stampa. Ma se si vendono pochi giornali si può arrivare al fallimento.

 

 

 

 

Con ottimismo viene considerato il ritorno all’utile di Rcs Media Group, l’agglomerato di società che edita anche il Corriere della Sera. Il Corriere della Sera diffonde in media 484.000 copie al giorno, la Gazzetta dello Sport 341.000. I

l gruppo, che ha attuato pesanti ristrutturazioni, tagliando anche l’organico delle redazioni, appare in ripresa, anche se l’amministratore delegato, Antonello Perticone, afferma che non si assiste ancora “ad una chiara inversione di tendenza”. La pubblicitĂ  è aumentata del 9,2 per cento nell’ultimo trimestre, mentre al termine dei primi nove mesi dell’anno la crescita è stata di 30,5 milioni di euro, pari al 6 per cento del totale. Sempre nel terzo trimestre del 2010 l’utile è stato pari a 10,6 milioni di euro, a fronte di perdite che, nello stesso periodo del 2009, erano state pari all’8,2. Il mercato, secondo i dirigenti di Rcs, resta però incerto. Per questo il gruppo continua a puntare su un tenace “efficientamento”, orribile termine usato per spiegare l’affinamento degli sforzi per ridurre i costi e migliorare i processi produttivi. Il miglioramento dei conti annunciato da Rcs è stato giudicato positivo dalle redazioni giornalistiche, che sono alle prese con una dura trattativa. Questa è cominciata dopo i due giorni di sciopero attuati in seguito alla lettera con cui il direttore Ferruccio De Bortoli aveva definito ormai vecchio l’impianto di regole su cui si regge il lavoro giornalistico e per questo si era detto addirittura pronto a disdettare il contratto di lavoro. L’azienda continua a parlare di altri sacrifici che sarebbero necessari. Manca ancora il piano industriale per il prossimo triennio, che dovrebbe essere presentato da Perricone il 17 dicembre e che dovrebbe prevedere anche l’abbandono di alcune attivitĂ  da parte del gruppo.

Drammatica la situazione del Manifesto, sceso a 20 mila copie, fra abbonamenti e copie vendute in edicola. Al quotidiano diretto da Norma Rangeri servono nuovi lettori, altrimenti si profila la chiusura. E dire che l’anno prossimo il Manifesto compirebbe quaranta anni. Poca la pubblicitĂ . Forte la concorrenza da parte dell’UnitĂ  e del Fatto Quotidiano. Ma il colpo maggiore il Manifesto lo ha subito dall’azzeramento del finanziamento pubblico deciso dal governo. Si spera ancora che Tremonti ricostituisca quel “diritto soggettivo” ad incassare la sovvenzione, che era divenuto un contributo importante. Nella stessa situazione si trova il Secolo d’Italia, il quotidiani vicino alle posizioni del presidente della Camera fini. L’immobilismo del Governo fa pensare a molti che si tratti di una ritorsione e del tenjtativo di far scomparire due testate critiche nei confronti del governo Berlusconi. Le speranze sono tutte riposte nella legge finanziaria, che sta per andare in votazione in Parlamento.


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