LunedĂŹ
La professione
Trasmettere gli interrogatori di Misseri
vuol dire violare i diritti della persona
di Vittorio Roidi
Lâutilizzazione in tv della voce di Michele Misseri, registrata durante gli interrogatori per il delitto di Avetrana è qualcosa di nuovo nel panorama del giornalismo italiano. Supera, forse, i limiti di un corretto esercizio del diritto di cronaca. Mi domando se abbiano fatto una riflessione approfondita i giornalisti che hanno mandato in onda quelle domande e quelle risposte.
Lâanalisi deve cominciare dai valori che sono in gioco. Che sono tre: il diritto di ogni individuo ad essere ritenuto innocente fino alla sentenza e ad essere giudicato nel rispetto della sua persona; lâesigenza di fare giustizia e trovare le prove della responsabilitĂ di chi ha ucciso Sarah Scazzi; lâutilitĂ che lâopinione pubblica sia informata sulle indagini, anche prima che si apra il pubblico dibattimento, dopo il rinvio a giudizio.
Cominciamo da questâultimo punto. I codici italiani non prevedono la pubblicitĂ durante la prima parte del procedimento penale. Può però essere conosciuto dai cittadini ciò che accade, attraverso la pubblicazione di notizie, che si riferiscano al contenuto degli atti giudiziari. Ciò riguardo agli atti dei quali le parti âpossano avere conoscenzaâ (art. 329 del codice penale). La strada verso il processo deve essere percorsa rispettando i diritti della persona, ma anche offrendo allâopinione pubblica notizia di ciò che sta avvenendo. Quella persona può essere prosciolta di lĂŹ a poco e va protetta, ma non è neppure giusto che lâindagine sia âsegretaâ. Le notizie contenenti la sostanza di ciò che avviene possono essere diffuse. Questo il senso e gli obiettivi che il legislatore si è posto. Da questo punto di vista trasmettere lâaudio dellâinterrogatorio registrato va ben al di lĂ di ciò che il Parlamento ha stabilito. Eâ evidente che il âfare cronacaâ scavalca sia il âfare giustiziaâ, sia lâobbligo di preservare la persona (ancora innocente) inquisita.
Il secondo punto: lâesigenza di fare giustizia. Qui non câè alcun nesso. Non si vede ragione perchĂŠ ai cittadini arrivino le domande, le risposte, i pianti, le imprecazioni, i singoli momenti dellâindagine che, la storia lo dimostra, può portare in direzioni ancora imprevedibili. Mandando in onda quellâinterrogatorio si viola il diritto della persona alla riservatezza. Egli non sa neppure che sta parlando, piangendo, imprecando davanti al pubblico. Questa sĂŹ che è gogna mediatica. I mass media si impossessano di ciò che egli dice, ne fanno un uso strumentale e commerciale, a sua insaputa e contro i suoi interessi. Il âfare giustiziaâ non può avvenire in questo modo.
Il terzo punto è il diritto della persona. Pensiamo a Sabrina, invece che a zio Michele, che è reo confesso, anche se sta mischiando le cose che ha detto. La ragazza invece si difende e nega tutto. Lâeventuale messa in onda degli interrogatori di Sabrina significherebbe dare in pasto ai cittadini ciò che per ora (e fino allâeventuale dibattimento) appartiene a lei, alla sua intimitĂ , al suo modo e diritto di difendersi da una terribile accusa. La sua difesa deve avvenire con tutti i mezzi possibili e ânon in pubblicoâ. PerchĂŠ la legge prevede che solo durante il successivo dibattimento, se mai ci sarĂ , ella dovrĂ sostenere il peso dellâaccusa ma anche gli occhi dei suoi concittadini (in qualche caso anche in presenza di telecamere. In questa fase del procedimento giudiziario Sabrina non può essere âespostaâ al pubblico. Neppure alle sole orecchie dei cittadini.
Pensiamo cosa significherebbe se una tv venisse in possesso non solo dellâaudio, ma anche del video, delle immagini dellâinterrogatorio. Sarebbe un massacro. Quella persona verrebbe osservata, sezionata, giudicata, da milioni di individui, attraverso lo schermo tv, mentre si sta sottoponendo, per ora, solo alle domande dei poliziotti e dei magistrati.
Il giornalismo deve riflettere. Il diritto e il dovere di fare cronaca non possono condurre ad infrangere ogni limite. Il diritto della persona inquisita e il dovere dello stato di fare giustizia non possono essere calpestati da unâinesauribile voglia di alimentare la curiositĂ e la voracitĂ del pubblico. La civiltĂ giuridica del nostro paese â che ha radici e valori rilevanti â non deve finire nella fossa orribile di un giornalismo che ritiene di essere onnipotente. Esiste unâetica dellâinformazione che applica la Costituzione, la quale comprende lâart. 21 sulla libertĂ di espressione, ma anche il dovere di rispettare i diritti delle persone. Ai giornalisti il compito di coniugare questi due valori.
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