Ott 14
GiovedĂŹ
La professione
La diretta dalla miniera del Cile:un’occasione
perduta dalle nostre televisioni

di Vittorio Roidi

Un’occasione perduta? Di più: la prova dell’insipienza e dell’incapacità di coloro che maneggiano la tv, in Italia. In tutti i paesi del mondo la gente è stata per ore e ore attaccata al televisore ed ha sofferto insieme ai cileni, mentre la capsula d’acciaio portava su i minatori intrappolati nelle viscere della terra. Da noi no. La Rai, Mediaset, la Sette, hanno dedicato brevi servizi nei telegiornali, ma non hanno utilizzato appieno le immagini toccanti che venivano trasmesse dalla bocca della miniera di rame, dove venivano salvate 33 vite umane.

Un giornalismo a metà. Chissà perché. Forse i dirigenti televisivi hanno temuto l’accusa di voler speculare sul dolore e sulla tragedia. Scottati da Vernicino, dallo stadio di Heysel e magari da ciò che si è visto in occasione della partita Italia-Serbia, hanno rinunciato alla diretta. E per tutto il giorno sono andati in onda i soliti programmi (i contenitori con Magalli and company, i cuochi che cucinano manicaretti) mentre avevano a portata di mano immagini fantastiche, emozionanti, irripetibili.

Ai giovani giornalisti spesso viene insegnato, da quelli più vecchi, che un fatto accaduto in un paese lontano fa meno notizia e pretende solo poche righe. Probabilmente hanno ragionato allo stesso modo i direttori dei nostri canali tv. E hanno sbagliato clamorosamente. Certo, poteva rivelarsi una diretta delicata, quella dalla cittadina di Calcopiano. Da un momento all’altro poteva accadere qualcosa, magari terribile e irrimediabile. Eppure si sono mostrati all’altezza, ad esempio, i giornalisti di Euronews e di Sky Tg24, che hanno seguito, uno per uno, ora per ora, i momenti dei 33 salvataggi. Contribuendo a fare un televisione non solo tempestiva, ma palpitante, capace di tenere le persone incollate al video, anche a migliaia di chilometri di distanza. Perché i satelliti annullano la separazione fisica, così che la felicità delle madri, delle mogli, dei figli di quei minatori – come della gente che faceva festa per le strade di Santiago – diventa anche la nostra.

Certo occorreva misura, intelligenza, attenzione alle parole. Nel senso che il telecronista avrebbe dovuto essere pronto ad ogni evenienza. Non come è avvenuto allo stadio di Genova, dove i commentatori si sono lasciati andare ad ogni genere di nefandezza.

La televisione cilena, l’unica autorizzata a riprendere le operazioni di recupero, aveva attuato particolari accorgimenti. I cameramen erano stati istruiti, il commento ridotto al minimo. E le immagini erano state posticipate di 30 secondi (fra la ripresa e la trasmissione) per avere il tempo di intervenire in caso di improvvisi contrattempi, proprio per non colpire gli spettatori con messaggi troppo crudeli.

Molti siti Internet e molte televisioni di altre nazioni hanno capito l’avvenimento. Le nostre ci hanno rinunciato. E’ una riflessione che interessa gli industriali, gli amministratori e i giornalisti. C’è un gran parlare di comunicazione, di tecnologia e di sociologia dei mass media. Molti discutono di “notiziabilità”. Ma la sensibilità, nel momento in cui i fatti avvengono e possono essere resi noti, poi è scarsa. Sempre pronti a fare Porta a Porta o Matrix, commenti e chiacchiere in salotto. Ma incapaci di capire che la diretta è uno strumento meraviglioso.


Tags:

Scrivi un commento



Tutti i contenuti Š 2008 giornalismo e democrazia