Lug 27
Martedì
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Rivelati i segreti della guerra in Afghanistan
Alla verità non si possono porre limiti

di Vittorio Roidi

Mentre in Italia il Parlamento si appresta a rendere obbligatoria la rettifica  per gli autori dei blog, negli Stati Uniti un sito Internet pubblica i segreti della guerra afgana e fa tremare la Casa Bianca. Sono episodi agli antipodi di una concezione democratica dell’informazione? O sono risvolti di una stessa etica del giornalismo? Lo scoop di WikiLeaks, che ha offerto i propri materiali anche a tre grandi organi della carta stampata (i quotidiani New York Times e The Guardian e il settimanale Der Spiegel) mette in discussione l’essenza della libertà di stampa. E’ un fulmine della portata di quello scoppiato con i “Pentagon Papersâ€, le carte segrete che rivelarono agli americani, negli anni Settanta, gli orrori e gli errori della guerra del Vietnam.

Obama riflette. L’opinione pubblica americana legge i disastri, i genocidi, le strategie sbagliate di un conflitto che gli Usa stanno perdendo, anche per il sostegno che l’Iran e il Pachistan continuano ad offrire ai talebani. La tecnologia rende l’informazione sempre più libera e incontrollabile. Nel bene e nel male. C’è un nome dietro tutto ciò, quello di Julian Assange, un australiano neppure quarantenne che con il suo sito d’assalto ha già vinto prestigiosi premi internazionali, anche se è costretto a non dormire quasi mai nello stesso letto. Per lui non ci sono ostacoli. Laureato in matematica e fisica, ex programmatore e hacker, riesce a violare i computer più blindati. Un fuorilegge o il migliore dei giornalisti? La Casa Bianca ha affermato che la pubblicazione dei rapporti sulla guerra in Afghanistan mette a rischio la vita dei soldati americani. Ma se quei files sono autentici il quadro che ne scaturisce è terribile. Possono i cittadini essere tenuti all’oscuro? E non è dovere dei giornalisti rivelare verità scomode? Nei primi otto anni di guerra i morti sono stati 1.967, i soldati impiegati nel conflitto 120 mila, migliaia i morti civili, 320 i miliardi di dollari spesi. E non è finita: i talebani appaiono sempre più forti, la fine del conflitto sempre più lontana, mentre i comandi alleati spesso incorrono in veri e propri crimini. Una volta entrati in possesso del materiale riservato, non è dovere dei giornalisti pubblicarlo?

Il direttore del New York Times, Bill Keller, ha spiegato che Wikileads - che già aveva fatto scoop clamorosi sul carcere di Guantanamo e sulla candidata alle presidenziali Sarah Palin - ha dato loro un mese di tempo per studiare i 92.000 documenti. Sono stati effettuati riscontri e controlli, poi in contemporanea con il sito di Assange, anche i giornali hanno pubblicato. Un giornalismo senza regole? Tutt’altro. Un giornalismo che risponde alla regola somma: pubblicare ciò che è vero e che interessa il cittadino, quali che siano gli ostacoli e i divieti. Senza chiedersi a chi giova, preoccupandosi semmai solo di difendere l’incolumità delle fonti e quella dei cittadini afgani che collaborano con la Nato.

Alla luce stanno venendo anche particolari della trattativa che portò alla liberazione del giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, fatto prigioniero dai talebani, nonché il ruolo dell’ospedale di Emergency, del medico Gino Strada, a Kabul. Particolari che sono rimasti segreti.

Intanto il Parlamento italiano – nell’ambito della legge sulle intercettazioni telefoniche – intende obbligare i blog a pubblicare le richieste di rettifica. Può apparire una contraddizione? Forse no. L’etica del buon giornalismo può comprendere, accanto al dovere di rivelare i segreti (quando contengono verità che il cittadino ha il diritto di sapere), anche quello di dare voce alle persone che da una qualsiasi pubblicazione (anche quella di un blog) ritengono di ricevere un danno. Il rispetto della persona è anche esso un valore costituzionale. Due doveri: verità e diritto del singolo, vanno coniugati. La rettifica – che non coincide con l’eventuale pagamento di un danno – consente di fare in modo che la libertà di informare non si trasformi in anarchia. Tutti liberi di informare - è un servizio che si rende al pubblico - ma non di calpestare i diritti altrui, quale che sia lo strumento che si sta utilizzando.


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1 commento a “ Rivelati i segreti della guerra in Afghanistan
Alla verità non si possono porre limiti ”
  1. I giornalisti dovrebbero andare in piazza, IN PIAZZA, perché è la piazza la sede in democrazia dove esprimere il dissenso.


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