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Intercettazioni: ma non è tutto risolto
Quando si svolgerà l’udenza-filtro?
L’accordo politico raggiunto nella Commissione Giustizia della Camera che preparava gli emendamenti alla legge sulle intercettazioni telefoniche non chiude affatto la faccenda. Rende meno evidente il bavaglio che il vecchio testo metteva ai giornalisti giudiziari, ma non risolve tutti i problemi. Lo hanno già fatto notare sia la Federazione nazionale della Stampa, sia l’Unci. Ora “Giornalismo e democrazia” pone tre interrogativi. Quale sarà il termine per lo svolgimento della cosiddetta “Udienza-filtro” nel corso della quale verrà stabilito quali intercettazioni sono ritenute rilevanti? Cosa significa rilevanti? Perché resta l’obbligo di pubblicare le notizie solo per riassunto? Il limite al lavoro dei giornalisti resta preoccupante. E’ accettabile che non vengano pubblicate le informazioni che nel processo non verranno usate, ma non si capisce quando verrà presa la decisione. Dopo mesi? Nel frattempo non si potrà rendere noto nulla, neppure particolari che sia il Pm sia la difesa conoscono bene. Non è questo un bavaglio inaccettabile, un regresso evidente rispetto alla norma attualem secondo la quale è pubblicabile (salvo che sia stato secretato) tutto ciò che è a conoscenza delle parti.
Il presidente Berlusconi si è detto deluso dall’emendamento. Il presidente della Camera Fini ha invece affermato che è prevalso il buon senso. Tutti gli altri si sono accodati. Ma il giornalismo fa invece un passo indietro. Perché comunque l’informazione sui fatti di giustizia si svolgerà in un clima di incertezza. Sarà comunque il giudice ad applicare l’etichetta “pubblicabile” agli atti e si sa che anche quelli possono far pendere la bilancia da una parte piuttosto che dall’altra.
La legge è nata male. Doveva essere abbandonata. Costituirà un monstrum, che già gli altri paesi hanno guardato con stupore e preoccupazione. Occorrerà ora vedere quale testo approverà in definitiva la Camera. Ma le organizzazioni dei giornalisti faranno bene a non abbassare la guardia.
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