Lug 15
Giovedì
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Sentenza della Cassazione: la libertà di stampa
prevale sul diritto alla privacy del cittadino

“L’attività di informazione è chiaramente prevalente rispetto ai diritti personali della reputazione e della riservatezza, nel senso che questi ultimi, solo ove sussistano determinati presupposti, ne configurano un limiteâ€. Lo afferma la Corte di Cassazione in una sentenza in cui si spiega, con l’autorevolezza del massimo organo giudiziario, quale sia il rapporto fra diritto di cronaca e diritti della persona, entrambi come è noto di rango costituzionale. La libertà di stampa prevale comunque, anche se in certi casi può essere limitata. 

Si tratta di due beni che la Costituzione protegge, ma il primo – la libertà di stampa – secondo la Cassazione prevale sul secondo cioè la privacy dell’individuo. Il contrario di quanto affermato dal presidente Berlusconi, secondo il quale la libertà di stampa non sarebbe un bene “assolutoâ€. La sentenza n. 16236/2010, resa nota proprio mentre si è fatto rovente il dibattito sulla legge delle intercettazioni telefoniche, chiarisce che la libertà di stampa – che pure può incontrare dei limiti anche nei diritti individuali – prevale comunque. E qui la Cassazione è in linea con quanto affermato sia dalla Corte di Strasburgo sia dal Consiglio d’Europa.

Del resto, è ormai concetto da tutti ammesso che la “sovranità popolare appartiene al popolo†e che di essa l’attività di informazione è “attività imprescindibileâ€. Come dire: il popolo non può fare a meno del suo diritto ad essere informato. La sentenza della Suprema Corte ribadisce dunque principi che discendono dalla decisioni della Corte Costituzionale. E ciò deve far riflettere sull’eventualità che una legge come quella in discussione ora in Parlamento possa essere bocciata una volta giunta al controllo di costituzionalità. Invece, il Governo sembra non tenerne conto e si arrabatta in emendamenti che, pur volonterosi, non modificano il carattere di fondo, inaccettabile, della norma che imbavaglia l’informazione.

 


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