Giu 26
Sabato
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Tutti a piazza Navona il 1° luglio
per respingere la legge sulle intercettazioni

Il manifesto della Fnsi

Il manifesto della Fnsi

Il 1° luglio, a piazza Navona, per respingere la legge sulle intercettazioni. “Giornalismo e democrazia” aderisce all’appello lanciato dalla Federazione nazionale della stampa. I suoi aderenti saranno presenti alla manifestazione. E’ il momento di dare l’ultima spallata. Il governo appare deciso ad approvare la legge-bavaglio prima delle ferie estive. Ma in questi mesi le proteste e le opposizioni venute  da vasti settori della magistratura, del giornalismo e della cultura, hanno già portato risultati positivi. Infatti anche all’interno della maggioranza politica su cui si regge il governo Berlusconi molti hanno capito che il testo originario era inaccettabile, giacché da una parte  rendeva troppo difficile l’uso dell’intercettazione come strumento di lotta alla malavita, dall’altra impediva all’opinione pubblica di conoscere gli atti compiuti nella fase delle indagini preliminari. La battaglia ha costituito la premessa per ottenere a modiche della legge, che però non sono sufficienti. Bisogna andare a piazza Navona, il 1° luglio, affinché la spinta e al pressione si migliaia di cittadini spinga il Parlamento ad ulteriori modifiche.

 

 
 

 

 

C’è chi chiede che il disegno di legge venga abbandonato definitivamente. Ma Silvio Berlusconi sembra averne fatto un punto irrinunciabile del suo programma. I tempi parlamentari si sono ancor più allungati. L’avvocato Giulia Buongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, ha così accettato di effettuare alcune audizioni: non solo giuristi e costituzionali, ma anche i rappresentanti dei giornalisti e degli editori, per i  quali sono previste sanzioni pesanti,  che avranno l’effetto di ridurre il diritto di cronaca.

I mass media, nelle ultime settimane, hanno compreso finalmente  il pericolo e hanno cominciato a pubblicare articoli e commenti a difesa della libertà di stampa. Alcuni stanno riflettendo a forme di resistenza. Altri studiano il modo di pubblicare – se la legge dovesse entrare in vigore – le notizie “proibite” su organi di informazione stranieri e su siti Internet, praticamente incontrollabili da parte dei giudici. La disobbedienza civile viene analizzata come uno strumento doveroso, soprattutto da parte dei giornalisti, che nel rispetto della verità e degli obblighi contenuti nella legge del 1963, hanno il dovere di pubblicare ciò che è di interesse pubblico.

Gli editori per parte loro stanno studiando le conseguenze legali della legge Alfano. Molti si rendono conto che un loro intervento nel lavoro delle redazioni, al fine di non incappare in micidiali multe, costituirebbe un’ingerenza e una limitazione di quell’autonomia dei giornalisti, che le norme (soprattutto contrattuali) hanno ormai proclamato e confermato. Manifestazioni di protesta, per ottenere cambiamenti al disegno di legge, sono state organizzate anche in altre città italiane.


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