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Giulio Borrelli:”La Rai strumento delle fazioni
Il servizio pubblico è morto”
“La corretta informazione sta andando verso una deriva. Si è passati dai partiti ai salotti, alle lobby. Il servizio pubblico è diventato strumento di fazione, si scivola verso la militarizzazione e l’acchiappa-acchiappaâ€. Il giudizio sul Tg1, la nave ammiraglia dell’informazione Rai, non è di uno qualsiasi ma di Giulio Borrelli, capo della sede di corrispondenza dagli Stati Uniti, uno che il primo telegiornale Rai lo conosce bene e che lo ha diretto per due anni.
Borrelli, 64 anni, ha deciso di scrivere un libro e di raccontare le trasformazioni, i segreti, la manipolazioni subite da quello che, per ascolti e autorevolezza, è considerato il più diffuso giornale italiano.
Un’analisi senza remore, scritta da chi, entrato in Rai dopo la riforma del 1976, proveniente dall’Unità , cominciò la sua carriera dalla redazione regionale della radio e riuscì – anche se molti gli spiegavano che la sua provenienza dal giornale del Pci non gli avrebbe consentito di arrivare in alto – a diventare direttore, in modo per molti impensabile “come se un canguro fosse arrivato a passeggiare per piazza del Popoloâ€, scherza Borrelli ricordando una vecchia storiella raccontata da Cossiga.
Il libro (Coniglio, editore)passa in rassegna una dietro l’altra tutte le “direzioni†del Tg1. Dieci diversi incarichi nell’arco di 15 anni. E di questi solo tre possono essere considerati professionisti interni all’azienda, perché molto spesso “a dirigere la testata italiana più importante sono stati chiamati giornalisti provenienti dall’esterno, con scarsa esperienza televisiva e nessuna esperienza nel servizio pubblico. Qualcosa vorrà pure significareâ€. Una carrellata, la narrazione di vicende vissute dall’interno nelle diverse stagioni (Vespa, Longhi, Fava, Rossella, Sorgi, Brancoli, Lerner, Mimun, fino all’arrivo di Augusto Minzolini) nelle quali i redattori chiamati o tirati per la giacca da questo o quel governo, questo o quel partito, cercano di mantenere una propria autonomia ma alla fine perdono ogni autorevolezza. L’ultima prova? L’insulto lanciato per le vie dell’Aquila a Maria Luisa Busi da un gruppo di terremotati: “Scodinzolini!â€. E dire che i redattori del Tg1 negli anni Ottanta e Novanta, anche se la linea dei direttori poteva non piacere, “hanno sempre girato per le strade a testa alta, perché all’esterno si sapeva che, nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, in parecchi nelle stanze di via Teulada e di Saxa Rubra contestavano apertamente linee editoriali partigiane e scorretteâ€.
La tesi di Borrelli, in una situazione ormai compromessa, è drastica: “In Rai il servizio pubblico è morto….. Se il Tg1 è destinato ad essere uno dei tanti telegiornali alle strette dipendenze di una parte, meglio prendere atto della fine del servizio pubblico, riformare l’attuale canone, rimpiazzare il duopolio Rai-Mediaset con un nuovo e più moderno sistema, fondato davvero sulla concorrenzaâ€. Andrebbe a tutto vantaggio del cittadino telespettatore, sarebbe più onesto e “favorirebbe una reale competizione tra diverse linee editorialiâ€.
Tags: Busi, Fava, Longhi, Mimun, Minzolini, Vespa
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