Mag 31
Lunedì
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Giulio Borrelli:”La Rai strumento delle fazioni
Il servizio pubblico è morto”

“La corretta informazione sta andando verso una deriva. Si è passati dai partiti ai salotti, alle lobby. Il servizio pubblico è diventato strumento di fazione, si scivola verso la militarizzazione e l’acchiappa-acchiappaâ€. Il giudizio sul Tg1, la nave ammiraglia dell’informazione Rai, non è di uno qualsiasi ma di Giulio Borrelli, capo della sede di corrispondenza dagli Stati Uniti, uno che il primo telegiornale Rai lo conosce bene e che lo ha diretto per due anni.

Borrelli, 64 anni, ha deciso di scrivere un libro e di raccontare le trasformazioni, i segreti, la manipolazioni subite da quello che, per ascolti e autorevolezza, è considerato il più diffuso giornale italiano.

Un’analisi senza remore, scritta da chi, entrato in Rai dopo la riforma del 1976, proveniente dall’Unità, cominciò la sua carriera dalla redazione regionale della radio e riuscì – anche se molti gli spiegavano che la sua provenienza dal giornale del Pci non gli avrebbe consentito di arrivare in alto – a diventare direttore, in modo per molti impensabile “come se un canguro fosse arrivato a passeggiare per piazza del Popoloâ€, scherza Borrelli ricordando una vecchia storiella  raccontata da Cossiga.

Il libro (Coniglio, editore)passa in rassegna una dietro l’altra tutte le “direzioni†del Tg1. Dieci diversi incarichi nell’arco di 15 anni. E di questi solo tre possono essere considerati professionisti interni all’azienda, perché molto spesso “a dirigere la testata italiana più importante sono stati chiamati giornalisti provenienti dall’esterno, con scarsa esperienza televisiva e nessuna esperienza nel servizio pubblico. Qualcosa vorrà pure significareâ€. Una carrellata, la narrazione di vicende vissute dall’interno nelle diverse stagioni (Vespa, Longhi, Fava, Rossella, Sorgi, Brancoli, Lerner, Mimun, fino all’arrivo di Augusto Minzolini) nelle quali i redattori chiamati o tirati per la giacca da questo o quel governo, questo o quel partito, cercano di mantenere una propria autonomia ma alla fine perdono ogni autorevolezza. L’ultima prova? L’insulto lanciato per le vie dell’Aquila a Maria Luisa Busi da un gruppo di terremotati: “Scodinzolini!â€. E dire che i redattori del Tg1 negli anni Ottanta e Novanta, anche se la linea dei direttori poteva non piacere, “hanno sempre girato per le strade a testa alta, perché all’esterno si sapeva che, nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, in parecchi nelle stanze di via Teulada e di Saxa Rubra contestavano apertamente linee editoriali partigiane e scorretteâ€.

La tesi di Borrelli, in una situazione ormai compromessa, è drastica: “In Rai il servizio pubblico è morto….. Se il Tg1 è destinato ad essere uno dei tanti telegiornali alle strette dipendenze di una parte, meglio prendere atto della fine del servizio pubblico, riformare l’attuale canone, rimpiazzare il duopolio Rai-Mediaset con un nuovo e più moderno sistema, fondato davvero sulla concorrenzaâ€. Andrebbe a tutto vantaggio del cittadino telespettatore, sarebbe più onesto e “favorirebbe una reale competizione tra diverse linee editorialiâ€.


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