Mag 22
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Intercettazioni: se il bavaglio viene approvato
non ci resta che andare a Strasburgo

di Francesco De Vito

 Si diceva, un tempo, che il Senato servisse ad aggiustare i testi che venivano licenziati dagli arruffoni di Montecitorio. C¹erano, a palazzo Madama, fior di giuristi preoccupati di non fare brutta figura. Ma da quando anche i senatori non sono più eletti ma nominati, la loro preoccupazione, almeno nei settori della maggioranza, è di non sfigurare di fronte al Capo. Così, sia il presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli che il relatore del ddl Alfano sulle intercettazioni Roberto Centaro ce l’hanno messa tutta per tentare di aggravare il già pessimo provvedimento licenziato dalla Camera l’11 giugno del 2009.
    Il ddl era rimasto in sonno per quasi un anno. Ma il nuovo scandalo sulla protezione civile e la cricca del costruttore Anemone, che ha costretto alle dimissioni da ministro Claudio Scajola, lo ha fatto tirar fuori dai cassetti. Ed è iniziata la gara per inasprire le sanzioni votate a Montecitorio. La facoltà di poter pubblicare per riassunto il contenuto di atti giudiziari non coperti da segreto, che la presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno, finiana di stretta osservanza, era riuscita ad inserire, è stata annullata con un emendamento di Centaro. Che aveva presentato anche un altro emendamento per raddoppiare le sanzioni per i giornalisti: due mesi di carcere con sospensione dallšattivita professionale e 10mila euro di multa.
    Ma a questo punto Centaro si è visto costretto a fermarsi. Un fronte ampio costituito da giornalisti, editori, giuristi, magistrati e anche deputati che fanno riferimento al presidente della Camera Gianfranco Fini ha imposto un momentaneo stop. La Fnsi ha preannunciato uno sciopero. Gli editori hanno firmato un appello al Parlamento insieme al Sindacato dei giornalisti. Fnsi e l’emittente satellitare Sky hanno annunciato un ricorso alla Corte europea di Strasburgo. “Queste norme - ha scritto Sky in un duro comunicato - rappresentano un grave attacco alla libertà di stampa e di espressione, ma soprattutto costituirebbero una grave anomalia a livello europeo.
    A preoccupare maggiormente gli uomini di Silvio Berlusconi è stata soprattutto l’irritazione dei parlamentari vicini a Fini. “Il diritto di cronaca - hanno fatto sapere - è essenziale, non possiamo rinunciarci. E non contano solo le sanzioni contro i giornalisti, ma anche l’ampiezza del divieto che viene imposto alla stampa. Noi ci eravamo già impegnati alla Camera trovando un compromesso sugli atti pubblicabili almeno per riassunto. Adesso bisogna ritornare lì, altrimenti salta il rispetto dell’articolo 21 della Costituzione. Si è così evidenziata la possibilità che a Montecitorio, dove il ddl Alfano dovrà tornare, finiani e opposizione riescano a introdurre modifiche al testo del Senato costringendo palazzo Madama a una nuova lettura e un via vai senza fine tra le due Camere. E si è anche temuto un non facile passaggio da parte del Quirinale.  
    Si ricomincia in commissione Giustizia del Senato lunedì 24 maggio. Il primo articolo da riesaminare è quello che riguarda le sanzioni ai giornalisti. E’ probabile che il,carcere torni a 30 giorni. Pare si voglia abbassare la multa minima prevista per gli editori, mentre resterebbe invariata quella massima, che è di 465mila euro. Ma al di là della quota della multa, sfugge al presunto legislatore che essa introduce una distorsione tra editore e giornalisti, di fatto una sorta di censura preventiva da parte dei proprietari di giornali.
    Vedremo come andrà a finire. Ma al di là delle modifiche che potrebbero esserci, il ddl Alfano resta un provvedimento che colpisce duramente la libertà di stampa, la possibilità di continuare a fare cronaca giudiziaria. Se dovesse diventare legge, non resterà che affidarsi alla Corte costituzionale e alla Corte di Strasburgo. Ma il ricorso a Strasburgo avrà un iter accelerato se nel frattempo i giornalisti faranno una scelta di disobbedienza civile onorando il proprio mestiere, che consiste nel pubblicare le notizie di cui entrano in possesso. Ha scritto il direttore del Fatto quotidiano, Antonio Padellaro: “Se per una fotografia c’è chi si fa ammazzare (il riferimento è al fotoreporter Fabio Polenghi, n.d.r.), per una notizia si può anche rischiare un po’ di galera”.   
         


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1 commento a “ Intercettazioni: se il bavaglio viene approvato
non ci resta che andare a Strasburgo ”
  1. Mi sembrerebbe presto per dirlo. Intanto, perchĂŠ c’è una “battaglia” in Parlamento che è in corso e i cui esiti sembrerebbero essere TUTT’ALTRO che scontati e, poi, perchĂŠ ci sono seri e fondati dubbi sulla costituzionalitĂ  del Disegno Di Legge (D. D. L.) sulle intercettazioni: la firma del Presidente della Repubblica, la Consulta e forse ci potrebbero essere i referendum… L’iter come si può capire, è complesso e ancora moolto lungo…


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