Mag 13
Giovedì
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Intercettazioni: con la norma anti D’Addario
Berlusconi potrà denunciare la sua escort

Il Senato si appresta ad approvare la nuova legge sulle intercettazioni telefoniche. Il bavaglio per i giornalisti è pronto, gravissimo. In pratica la proibizione di pubblicare anche solo il contenuto o il riassunto di ciò che, dopo l’intercettazione autorizzata dal giudice, è contenuto nel verbale. Non si potrà pubblicare nulla fino al termine delle indagini preliminari. La storia degli appalti del G8, tanto per fare l’ultimo esempio, non potrebbe essere diffusa, come se nulla fosse successo. E la pena per i giornalisti è la prigione.

A coloro che accusano la legge di essere liberticida, il ministro Alfano consiglia di andare a leggersi bene il testo. Ma la sostanza è evidente: di decine di inchieste non si potrebbe dare notizia. Per questo un gruppo di costituzionalisti guidati da Stefano Rodotà ha firmato un appello affinché la legge sia bloccata. Via Internet le firme hanno già superato la soglia di 40.000 (www.nobavaglio.it). La Federazione della stampa ha già detto che per parte sua farà tutto il possibile affinché le notizie “proibite†vengano pubblicate (all’estero, sui libri…) per poter essere poi riprese sui mass media nazionali.

In Parlamento, mentre la maggioranza tenta di accelerare l’approvazione del testo, i gruppi di opposizione appaiono sempre più decisi a resistere. Si comincia a parlare di uno slittamento a giugno. La legge contiene ancora la cosiddetta “norma D’Addario†che impedisce di registrare e filmare senza che il soggetto ne sia informato. Se venisse approvata consentirebbe a Berlusconi di denunciare la escort che raccontò di aver trascorso con lui una notte a palazzo Grazioli.

Intanto si fa sempre più compatto il fronte dei giudici contrari ad una legge che limiterebbe in misura consistente l’uso delle intercettazioni telefoniche nella lotta alla criminalità. Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingoia ha detto: “Se il ddl Alfano sulle intercettazioni fosse stato approvato in passato, oggi Riina e Provenzano sarebbero liberi†e ha osservato che con l’approvazione di questo ddl non cambia nulla nei procedimenti di mafia, poiché nella grande maggioranza questi iniziano a partire da reati satellite. “Quindi - ha aggiunto - continueremo a fare intercettazioni sui soliti noti, ma non sui soliti ignoti. Saremo disarmati verso i collusi, i concorrenti esterni e i colletti bianchi”. Per quanto riguarda infine la cosiddetta norma “anti-D’Addario†Ingroia ha notato che se entrasse in vigore “i commercianti che vogliono ribellarsi agli estortori: registrandoli commetterebbero reato e diventerebbero vittima sia dello Stato che della mafia”.


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3 commenti a “ Intercettazioni: con la norma anti D’Addario
Berlusconi potrà denunciare la sua escort ”
  1. In piazza, IN PIAZZA, per protestare.
    La piazza è stato, è e, sempre, sarà l’unico metodo democratico, per i deboli, di esprimere - in modo civile - il dissenso che, già, c’è ed è grande.

  2. Guardate che il presidente della Commissione Giustizia, che è Berselli, del P. D. L., ha, già, dichiarato: “Se entro giovedì 20.05.2010″: vale a dire, quando mancano otto giorni, “non avremo licenziato il provvedimento sulle intercettazioni in Commissione, LO MANDEREMO COMUNQUE IN AULA”.

  3. Faccio il “copia-e-incolla”: “A coloro che accusano la legge di essere liberticida, il ministro Alfano consiglia di andare a leggersi bene il testo”.
    Io suggerirei, invece, al Guardasigilli di munirsi di una delle tante copie valide della Costituzione che sono in commercio (spesso, capita che viene data, anche, gratis nei giornali e non è di “qualità” inferiore).
    L’Articolo 21 - il “punto” è qui - dice: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
    “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, si può leggere (basta sfogliare il testo).
    Come si fa, allora?
    Conosco, già, l’obiezione: “La Costituzione si può cambiare”. In teoria, si potrebbe, NELLA SECONDA PARTE e non nella prima che contiene i Principi fondamentali, fra i quali c’è: perché c’è, anche la legge sulla stampa.
    Casomai, consiglierei al legislatore di dare un’occhiata all’articolo, mi pare, 117 di “revisione costituzionale” per rendersi conto del “guazzabuglio” in cui ci si va a rischiare di mettere.


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