Apr 22
Giovedì
Industria editoriale
Il caso Ruffini sconquassa la Rai
inginocchiata davanti al potere politico

Stiamo ancora aspettando che il Consiglio d’amministrazione della Rai trovi quella che Bossi chiama “la quadraâ€, cioè la soluzione geniale che metta fine al caso Ruffini. Infatti, se non lo fa entro il 29 aprile – quando il giudice del lavoro esaminerà la causa intentata da Ruffini  – potrebbe essere emessa un’ordinanza che ordini alla Rai di rimettere Ruffini al suo posto di direttore di Raitre. Con lo sconquasso che ne seguirebbe.

Ma anche se trovassero la quadra – si parla di direzione del canale digitale o delle testate che attualmente dirige Minoli in via di pensionamento (ma chi ci crede che Minoli vada in pensione?) - dovrebbero ottenere l’accordo dell’interessato, altrimenti potrebbe sempre accadere che il giudice valuti inadeguata la nuova nomina e proceda con l’ordinanza di reintegro.

Comunque sia, resta una vicenda grave. Riassumiamo.

Il 25 novembre scorso Ruffini lascia la direzione di Raitre a Di Bella, già direttore del Tg3, con un fumoso incarico: collaborerà alla nascita del Canale digitale. Lui si mette al lavoro ma il progetto non decolla e qualcuno comincia a parlare di bufala. Infatti si sa che il digitale lo vuole la Lega a Milano E’ interessante ricordare qualche particolare:  hanno votato a favore dell’avvicendamento la maggioranza e anche Garimberti  (definito Presidente “di garanziaâ€, proprio perché più vicino alla minoranza anche se gradito al Governo) e Van Straten, mentre Rizzo Nervo ha difeso fino all’ultimo l’epurato (per ottime ragioni professionali, ma anche perché è della sua area politica). Il Consigliere Petrone, definito “tremontianoâ€, ha dichiarato senza ipocrisia che lui avrebbe votato sì perché voleva che la linea informativa di Raitre cambiasse. Zavoli si è mostrato sospettoso e scontento. 

Passano le settimane e poiché  il nuovo incarico di Ruffini non si chiarisce, Garimberti l’11 febbraio porta la questione al Cda; ma senza successo. Forse cercava di giustificare il suo entusiasmo per la nomina di Di Bella (“una sferzata di energiaâ€); in realtà si trattava di altro e lui o non lo aveva capito o aveva fatto finta di non capire. Il 27 febbraio i giornali raccontano che Ruffini ha deciso di fare causa alla Rai per ingiustificata rimozione. Si era stufato di aspettare.

In Rai si traccheggia. Poi scoppia il caso delle intercettazioni di Trani. Il direttore generale della Rai Mauro Masi è beccato a giustificarsi con Innocenzi, uomo di Berlusconi (non l’unico) all’Agcom, perché non riesce a tenere a bada Santoro. Si difende dicendo che “stiamo aggiustando, stiamo facendo il possibile, abbiamo mandato via pure Ruffiniâ€. I consiglieri di minoranza chiedono le dimissioni di Masi (in Giappone avrebbe  fatto â€seppuku†spontaneamente per la vergogna) che non ci pensa neanche, ma continua a cercare di aggiustare.

Poi ci sono le elezioni e ci troviamo a pensare a ben più profonde problematiche. L’Amore contro l’Odio, le dispute canagliesche, a volte stupide a volte persino indecenti, sulle liste e sui candidati, la grave questione costituzionale del tizio che, per un panino, ritarda la presentazione della lista del partito di maggioranza relativa (tutti sanno che non si trattava di un panino, ma nessuno indaga seriamente).

Usciti da questo bagno di democrazia con un ulteriore record di astensioni, rifà capolino il caso Ruffini. Ma la Rai traccheggia ancora. Il 16 aprile si doveva tenere un Cda che doveva sciogliere gli ultimi nodi, ma evidentemente non erano gli ultimi. Si è rinviato al 19, poi al 21, infine al 27, due giorni prima dell’udienza, che comincia a diventare un incubo.  Sembra addirittura che nella foga del dibattito la maggioranza sia più generosa dell’opposizione; forse perché spera di evitare un rifiuto dell’interessato. Ma, comunque vadano le cose, sembra che si sia superato il limite della decenza.

Ora, che un dirigente, dopo sette anni in cui ha lavorato con successo, sia sostituito, può anche starci. Che sia sostituito per ragioni politiche, visto che la Rai è stata consegnata ai partiti (non al Parlamento, come voleva la riforma del ‘76, che intendeva sottrarla all’arbitrio del Governo) è uno scandalo che non occorre sottolineare, perché basta chiamarlo con il suo nome: lottizzazione. Che poi uno sia cacciato perché, all’interno dell’area che la lottizzazione attribuisce all’opposizione, il Governo pretende di decidere chi gli va bene e chi no, questo supera ogni limite. Naturalmente poi le penne fini si sbizzarriscono a ipotizzare che magari Di Bella è più amato di Ruffini dal nuovo segretario del Pd, il quale, essendo un ex Pds,  preferisce un altro ex Pds a un ex Dc. Poi ci raccontano che chi, nella minoranza, ha votato a favore della sostituzione ha lamentato la “violazione di accordi presi al momento dell’uscitaâ€; da chi? perché? visto che Ruffini non voleva assolutamente andarsene?

Raitre ospita alcune delle trasmissioni di informazione più ascoltate e professionalmente apprezzabili; per esempio “Presa diretta†di Riccardo Jacona e “Report†di Milena Gabanelli; senza contare “Che tempo che fa†di Fabio Fazio, che, a modo suo, fa anche lui informazione. Non sembra che la linea sia cambiata. Né c’è da aspettarselo per chi conosce Di Bella. E’ dunque tutta una faida interna al Pd? E allora perché Masi se ne vanta? Era suo interesse fare il contrario.

E come si fa a parlare di democrazia quando la più grande azienda di cultura e informazione (nel senso che, essendo legata a una convenzione che ne definisce il carattere di servizio pubblico, “dovrebbeâ€, per missione, fare cultura e informazione) è gestita in questo modo? Quando un direttore generale si inginocchia al potere politico rivendicando il merito delle aggiustatine? Le parole non sono mai casuali; era la mafia che cercava, quando era facile, di “aggiustare†i processi e le sentenze.

Intanto, come già altre innumerevoli volte, la politica si affanna per evitare che a decidere debba essere un giudice. E poi ci si lamenta perché la Magistratura occupa uno spazio che non le compete.

L’Unità del 20 aprile ha annunciato che  il Pd  vuole “fuori  i partiti dalle nomine†e torna a occuparsi di conflitto di interessi. Bene, ma perché il Pd fa propositi virtuosi quando è all’opposizione e poi  si comporta come gli altri quando va al Governo?

(g.m.)

 

 


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1 commento a “ Il caso Ruffini sconquassa la Rai
inginocchiata davanti al potere politico ”
  1. Chiara Napolitano

    3 Mag, 2010
    Reply

    ma perché nessuno propone di cambiare la legge del ‘75? Si potrebbe raccogliere le firme, proprio come è stato fatto per ottenere la rettifica della falsa notizia data dal tg1 relativa al caso Mills. In quell’occasione la volontà dei cittadini è stata premiata…


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