Apr 21
Mercoledì
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Nicholas Clegg vince i duelli televisivi
ma basterà per convincere gli inglesi?

La potenza del mezzo televisivo è un fatto indiscusso.  E’ dimostrato che tramite il piccolo schermo la conquista del consenso è ben più facile. Ora ecco la performance di Nicholas Clegg, il leader liberaldemocratico inglese che nel primo confronto televisivo elettorale in Gran Bretagna ha sconfitto  Brown e Cameron. E nel secondo ha segnato altri punti a proprio favore. Tanto che i sondaggi sono schizzati in alto e adesso conservatori e laburisti rischiano di essere superati  entrambi dal partito guidato dal giovane outsider.

In Italia è da parecchio tempo che non si assiste ad uno scontro televisivo. La ragione è semplice: Silvio Berlusconi ha sempre rifiutato di misurarsi con i suoi avversari. Forte dalla presenza in tv che gli deriva dalla proprietà dei canali Mediaset e dal controllo di quelli Rai, ha sempre preferito non dare chance, né a Prodi, né ai politici che hanno partecipato alla recente consultazione regionale. Mentre in tutto il mondo – a parte quelli a regime autoritario – i politici si misurano in tv di fronte agli elettori, noi italiani siamo rimasti impigliati nella rete della par condicio che, nata per dare visibilità alle piccole formazioni, ha finito per rafforzare quelle maggiori.

La Gran Bretagna – lì è nata la democrazia europea - ci insegna ancora qualcosa: i cittadini hanno diritto di assistere a confronti diretti fra i big della politica. Anche se non sarebbe un segnale tutto positivo questo strapotere del mezzo televisivo. Lo stesso Gordon Brown ha tentato di ribellarsi alla potenza dello schermo. Contano i programmi degli uomini politici, non le moine e la scioltezza con cui essi dissertano negli studi televisivi. E i mass mediologi hanno notato che, se Nick Clegg vincesse, sarebbe una sconfitta anche per il giornalismo, che dovrebbe far valere le virtù dell’inchiesta e dell’approfondimento ai modi e alla parlantina di un giovane leader. E così, registrato il balzo in avanti dei lib-dem nei sondaggi, i giornali stanno cercando di offrire agli elettori elementi di valutazione più concreti sulle proposte dei tre partiti che dominano il panorama inglese.  Clegg, un antropologo di 43 anni, metà russo e metà spagnolo, che parla cinque lingue, ha dalla sua la giovinezza e l’intraprendenza, ma sia i Tory sia i Labour fidano che i cittadini non si faranno accalappiare dalla sua disinvoltura e resteranno fedeli ai due schieramenti tradizionali. I conservatori appaiono ancora favoriti, ma il premier Gordon Brown, che ha mostrato grande abilità nel gestire la crisi economica, nelle ultime settimane ha recuperato parecchi punti. E c’è da tenere conto che, chiunque sia il vincitore, per governare dovrà poi allearsi con il partito di Clegg. Il timore è che arrivi in testa proprio lui e che sia lui a dettare la linea della politica del Regno Unito.


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