Mercoledì
News
I conduttori rimossi dai telegiornali
non sono mai stati veri anchor man
Tiziana Ferrario dice che Minzolini le ha fatto “una grande porcata†e che “non si può occupare una testata del servizio pubblicoâ€, perché gli utenti “non debbono ricevere una informazione di parteâ€. Il motivo di tanta indignazione è la rimozione dalla conduzione del Tg1, peraltro condivisa con altri colleghi che hanno preferito tacere. La “porcata†sarebbe consistita nel “rimuovere†proprio lei che non aveva firmato, qualche giorno fa, un documento di sostegno al direttore, predisposto da Giorgino; documento del resto condiviso solo da una parte della redazione (95 su 162). Il “direttorissimo†ha spiegato che voleva “volti nuovi†e che 27 anni di conduzione sono abbastanza.
A quanto risulta, anche gli altri conduttori rimossi (Di Giannantonio e Damosso) fanno parte della Vandea antiminzolini, per cui la cacciata potrebbe essere stata in effetti una vendetta politica. Però è anche vero che tutti i direttori di Tg hanno sempre giocato con uno dei loro pochi poteri reali; la scelta dei conduttori. Si sa che la conduzione del Tg è uno dei traguardi più ambiti dai giornalisti Rai. E si può anche capire che 27 anni di conduzione possano bastare e che l’immissione di facce nuove abbia un senso.
Fin qui dunque la partita non è troppo sbilanciata. E’ vero che Minzolini ha dato prove evidenti di parzialità , ma non è stato né il primo né l’unico. Se mai gli si può rimproverare di averlo fatto più sfacciatamente di altri, ma anche questo rischiando la sua faccia.
Questo modesto conflitto nella cosiddetta corazzata Rai (ex corazzata se sono vere le cifre che documentano un calo spettacolare di ascolti) va però accompagnato da qualche considerazione.
Primo punto: che cosa significa questa benedetta conduzione?
Ben poco dal punto di vista professionale. Quando partì la riforma della Rai, nel 1976, l’idea era che le diverse testate dovessero avere linee editoriali diverse in modo da esprimere le diverse culture politiche presenti in Italia. Era un modo per abbellire quella che poi sarebbe diventata la lottizzazione, ma in molti ci credettero e per qualche anno ci fu di fatto una serrata concorrenza tra le testate, mentre i giornalisti Rai vissero una stagione professionale che non è esagerato definire esaltante.
La conduzione allora era affidata a giornalisti autorevoli per capacità e serietà ; non si cercarono né “veline†né “veliniâ€, ma colleghi che potessero ispirare fiducia agli ascoltatori. Il modello era l’anchor man dei Tg americani, anche se l’organizzazione interna dei nostri Tg non attribuiva al conduttore il potere decisionale che invece avevano i suoi colleghi statunitensi.
Poi, con gli anni, la concorrenza tra le testate si trasformò gradualmente in spartizione dei posti e dei tempi di trasmissione tra i partiti. Perché? Perché la concorrenza è incompatibile con la proprietà  pubblica? In gran parte sì. I partiti sono quelli che attribuiscono le risorse pubbliche e pretendono un corrispettivo. Non è mai stata né voluta né progettata una regolamentazione rigorosamente neutrale come quella della Bbc britannica, dove il potere politico si fa comunque sentire, ma i responsabili della programmazione e della produzione hanno forti garanzie di autonomia.
Con la fine della concorrenza vera, finì per svalutarsi anche il ruolo del conduttore. Il quale non era più libero di personalizzare il giornale a lui affidato, ma doveva sempre più rispettare il testo proposto dalla redazione e autorizzato dalla direzione. Uno speaker, piuttosto che un anchor man. Di giornalistico, di autonomo, restavano gli interventi a braccio per qualche “notizia dell’ultimo momento†o per le sempre più rare interviste all’ospite. A parte gli incidenti tecnici, che poi finivano puntualmente su Blob.
Il conduttore autorevole lasciava il posto al conduttore gradevole o gradito ai potenti. Non che non ce ne fossero anche di bravi/e, ma non era quello il requisito fondamentale. E naturalmente si impose con il tempo lo stile personale, che diventò la chiave della comunicazione. Un conduttore o una conduttrice erano bravi per “come†si ponevano davanti alla telecamera. Porgere in modo efficace convincente la notizia era spesso un optional, cadenze e cantilene all’ordine del giorno, il doppiopetto di sartoria o la toilette griffata indispensabili.
La svalutazione professionale del ruolo fece sì che i conduttori perdessero potere contrattuale all’interno della testata; per difendere la loro postazione e i relativi privilegi (se sei conduttore ti invitano dappertutto, a moderare dibattiti o a fare conferenze, a meeting di ogni tipo e alle comparsate in altre trasmissioni; spesso non gratis) si rivolsero perciò ai sindacati, sempre pronti a creare caselle e mansioni da contrattare; si organizzarono persino in cordate per sostituirsi a vicenda in caso di necessità ed evitare il rischio che qualche outsider potesse farsi notare.
A questo bisogna aggiungere un dato psicologico che andrebbe studiato. Chi va in video molto spesso soggiace a una sindrome di sdoppiamento. Tende cioè quasi insensibilmente a identificarsi con il personaggio del video e dimentica l’altro, il vero se stesso, che vive “fuori ondaâ€. Lo fa con un processo che di per sé non sarebbe negativo; cioè cercando di capire quello che gli spettatori vedono e apprezzano in quel personaggio e adeguandosi a quell’immagine perché tramite lei ottiene fama e successo. Ma quell’immagine non è lui/lei; è una sorta di avatar; tanto più quanto la funzione si è spersonalizzata e standardizzata in una specie di modello. Quando questo processo di sdoppiamento è in stato avanzato, la perdita della conduzione diventa un dramma, perché il povero conduttore, allontanato dal suo pulpito, non sa più chi è.
Ovviamente non si fa riferimento a nessuno in particolare; se qualcuno credesse di riconoscersi in questa analisi, fatti suoi. I bravi vi restano bravi e non saremo noi a fare classifiche.
Tags: Damosso, Di Giannantonio, Minzolini
Articoli correlati
Related Post
Più letti
- Giornali non solo in edicola:
aumenteranno le copie vendute? (7) - Esami di stato: troppi bocciati
ma realmente a qualcuno interessa? (6) - Come salvare le scuole di giornalismo (4)
- Quando le elezioni non fanno notizia
e anche la Rai parla d’altro (4) - Riforma dell'Ordine in Parlamento: chi approva? (3)
Più recenti
- Aveva detto: “Fra qualche settimana”
Poi sulla Rai Monti si è incartato - Conferme e qualche bocciatura
nelle elezioni per il rinnovo dell’Inpgi - Scontro fra Catricalà e Iacopino
ma chi davvero informa? - Adesso nell’Ordine di Iacopino e Ghirra
comincia una difficile collaborazione - Il ruolo dell’Autorità per le comunicazioni
messo in crisi dalle rivelazioni di Trani - Par condicio: almeno 5 milioni di euro
il danno economico subito dalla Rai






