Sabato
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“Con la Fnsi abbiamo sconfitto la censura
Ora la battaglia sulle intercettazioni”
di Roberto Natale
Bologna come storia, Bologna come futuro. La Fnsi câera venuta un anno fa, per coltivare la memoria e chiudere le celebrazioni del centenario nel luogo in cui il sindacato dei giornalisti aveva celebrato il congresso della sua nascita. Ci siamo tornati per un entusiasmante salto nelle possibilitĂ che i cosiddetti new media offrono allâinformazione, dunque alla democrazia. âRaiperunanotteâ, in diretta dal Paladozza con duecento piazze collegate, è stata molto di piĂš che un successo di Michele Santoro.
Erano in pochi, alla vigilia, a credere che potesse funzionare quello strano mosaico di satellite e digitale, di circuiti radio e di piccole tv locali. E lo streaming video, poi, âma quanti ne potrĂ mai attirareâ? E invece questi cento canali si sono uniti per darci un risultato possente e promettente: numeri che competono senza timore con la tv generalista. Abbiamo visto che, dâora in poi, nessun bavaglio potrĂ piĂš funzionare come vorrebbero i censori, perchĂŠ il muro del silenzio può essere incrinato, anzi sbriciolato, da tanti colpi assestati insieme.
Questo non significa, naturalmente, che ci rassegniamo a lasciare il servizio pubblico in mano a gruppi dirigenti privi di dignitĂ : la battaglia per sottrarre la Rai al pauroso asservimento di oggi resta un dovere. Però da quella sera câè una consapevolezza nuova: che i prepotenti non hanno necessariamente lâultima parola, che i diritti di una categoria e soprattutto di una collettivitĂ possono essere fatti valere. E questo è avvenuto anche grazie al sindacato dei giornalisti, alla determinazione con la quale abbiamo tenuto fermo il punto fondamentale: il dovere di informare, il diritto di sapere. Una battaglia non corporativa, che ha fatto riempire le piazze dâItalia come si era riempita piazza del Popolo il 3 ottobre.
Molto spesso, nelle nostre discussioni di questi anni, è affiorato il timore grande di un isolamento, la paura che le nostre parole e le nostre richieste suonassero ormai incomprensibili, o peggio irritanti, al di fuori del recinto sempre piĂš malandato della categoria. Ora questa paura sembra meno fondata: câè unâarea vasta di opinione pubblica che sui temi dellâinformazione mostra sensibilitĂ ed è disponibile persino a mobilitarsi. Lo fa anche per noi giornalisti, per solidarietĂ , ma soprattutto lo fa per sĂŠ: sente il diritto di conoscere come un diritto irrinunciabile.
Questa alleanza è un capitale di valore inestimabile, da far fruttare subito: a partire dalla battaglia sul ddl Alfano sulle intercettazioni, tornato nella prima pagina dellâagenda politica. Eâ martellante la campagna che ci raffigura come irresponsabili distruttori delle vite altrui; però ai cittadini abbiamo saputo spiegare che dei pettegolezzi non ci interessa, che chi sbaglia tra noi deve pagare, ma che non accettiamo di vedere ridotti a gossip fatti di indiscutibile rilievo pubblico. Una clinica dai trapianti facili, un crack finanziario, unâinchiesta sugli appalti, le trame di un commissario Agcom, non sono storie intime, ma pezzi della nostra societĂ che noi dobbiamo raccontare e i cittadini hanno il diritto di conoscere. SarĂ uno scontro duro, dallâesito per nulla scontato. Ma possiamo affrontarlo con la consapevolezza che non saremo soli.
            Â
Tags: Agcom, Santoro
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il danno economico subito dalla Rai







5 Apr, 2010
Reply
La Federazione della stampa deve proseguire, deve trovare canali per sensibilizzare i cittadini. I giornali fanno troppo poco e non si capisce perchÊ. Non vogliono apparire corporativi? Quello della libertà e della censura è un problema di tutti, che per ignoranza molti non comprendono o sovvalutano. Ci vuole una battaglia globale e occorre trovare strumenti nuovi.
6 Apr, 2010
Reply
La manifestazione-spettacolo di Bologna è stata la dimostrazione che la censura può essere battuta. Però bisogna mettere in campo le energie migliori e non aspettare che sia la Rai a dare voce alle opinioni sgradevoli per il Governo. Finora quell’azienda è sempre stata governativa, visto che i partiti sono la sua matrice. Ci viogliono altri canali e la Federazione della stampa può trovarli. Anche il sindacato naturalmente ha i suoi limiti, visto che è “unico” e vede al suo interno scontrarsi forse le forze della conservazione con quelle progressiste. Ci vuole, prima di tutto, una coscienza piĂš forte fra i giornalisti.