Apr 03
Sabato
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“Con la Fnsi abbiamo sconfitto la censura
Ora la battaglia sulle intercettazioni”

di Roberto Natale

Bologna come storia, Bologna come futuro. La Fnsi c’era venuta un anno fa, per coltivare la memoria e chiudere le celebrazioni del centenario nel luogo in cui il sindacato dei giornalisti aveva celebrato il congresso della sua nascita. Ci siamo tornati per un entusiasmante salto nelle possibilità che i cosiddetti new media offrono all’informazione, dunque alla democrazia. “Raiperunanotte”, in diretta dal Paladozza con duecento piazze collegate, è stata molto di più che un successo di Michele Santoro.

Erano in pochi, alla vigilia, a credere che potesse funzionare quello strano mosaico di satellite e digitale, di circuiti radio e di piccole tv locali. E lo streaming video, poi, “ma quanti ne potrà mai attirare”? E invece questi cento canali si sono uniti per darci un risultato possente e promettente: numeri che competono senza timore con la tv generalista. Abbiamo visto che, d’ora in poi, nessun bavaglio potrà più funzionare come vorrebbero i censori, perché il muro del silenzio può essere incrinato, anzi sbriciolato, da tanti colpi assestati insieme.

Questo non significa, naturalmente, che ci rassegniamo a lasciare il servizio pubblico in mano a gruppi dirigenti privi di dignità: la battaglia per sottrarre la Rai al pauroso asservimento di oggi resta un dovere. Però da quella sera c’è una consapevolezza nuova: che i prepotenti non hanno necessariamente l’ultima parola, che i diritti di una categoria e soprattutto di una collettività possono essere fatti valere. E questo è avvenuto anche grazie al sindacato dei giornalisti, alla determinazione con la quale abbiamo tenuto fermo il punto fondamentale: il dovere di informare, il diritto di sapere. Una battaglia non corporativa, che ha fatto riempire le piazze d’Italia come si era riempita piazza del Popolo il 3 ottobre.

Molto spesso, nelle nostre discussioni di questi anni, è affiorato il timore grande di un isolamento, la paura che le nostre parole e le nostre richieste suonassero ormai incomprensibili, o peggio irritanti, al di fuori del recinto sempre più malandato della categoria. Ora questa paura sembra meno fondata: c’è un’area vasta di opinione pubblica che sui temi dell’informazione mostra sensibilità ed è disponibile persino a mobilitarsi. Lo fa anche per noi giornalisti, per solidarietà, ma soprattutto lo fa per sé: sente il diritto di conoscere come un diritto irrinunciabile.

Questa alleanza è un capitale di valore inestimabile, da far fruttare subito: a partire dalla battaglia sul ddl Alfano sulle intercettazioni, tornato nella prima pagina dell’agenda politica. E’ martellante la campagna che ci raffigura come irresponsabili distruttori delle vite altrui; però ai cittadini abbiamo saputo spiegare che dei pettegolezzi non ci interessa, che chi sbaglia tra noi deve pagare, ma che non accettiamo di vedere ridotti a gossip fatti di indiscutibile rilievo pubblico. Una clinica dai trapianti facili, un crack finanziario, un’inchiesta sugli appalti, le trame di un commissario Agcom, non sono storie intime, ma pezzi della nostra società che noi dobbiamo raccontare e i cittadini hanno il diritto di conoscere. Sarà uno scontro duro, dall’esito per nulla scontato. Ma possiamo affrontarlo con la consapevolezza che non saremo soli.

             


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2 commenti a “ “Con la Fnsi abbiamo sconfitto la censura
Ora la battaglia sulle intercettazioni” ”
  1. Rino Fanti

    5 Apr, 2010
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    La Federazione della stampa deve proseguire, deve trovare canali per sensibilizzare i cittadini. I giornali fanno troppo poco e non si capisce perchÊ. Non vogliono apparire corporativi? Quello della libertà e della censura è un problema di tutti, che per ignoranza molti non comprendono o sovvalutano. Ci vuole una battaglia globale e occorre trovare strumenti nuovi.

  2. Giacomo Tiberi

    6 Apr, 2010
    Reply

    La manifestazione-spettacolo di Bologna è stata la dimostrazione che la censura può essere battuta. Però bisogna mettere in campo le energie migliori e non aspettare che sia la Rai a dare voce alle opinioni sgradevoli per il Governo. Finora quell’azienda è sempre stata governativa, visto che i partiti sono la sua matrice. Ci viogliono altri canali e la Federazione della stampa può trovarli. Anche il sindacato naturalmente ha i suoi limiti, visto che è “unico” e vede al suo interno scontrarsi forse le forze della conservazione con quelle progressiste. Ci vuole, prima di tutto, una coscienza piĂš forte fra i giornalisti.


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