Apr 03
Sabato
Industria editoriale
Le radio locali diminuiscono di numero
ma resistono meglio alla crisi

 

Le radio diminuiscono di numero, ma resistono. Nel settore radiofonico è in atto un processo di concentrazione: fusioni, alleanze, per meglio fare fronte alla crisi economica. Le imprese sono scese da 4000 a 1000 (607 sono quelle iscritte all’associazione “Aeranti Corallo”), ma appaiono più robuste a attrezzate, grazie ad un più stabile sostegno da parte della pubblicità.

Dopo il boom delle radio libere (anni Settanta-Ottanta) si è assistito ad una graduale risistemazione all’interno del mercato, con un particolare sviluppo da parte di piccole emittenti – ad esempio quelle universitarie – protagoniste di esperienze culturali anche agguerrite. La comunicazione radiofonica ha così mostrato la capacità di rivitalizzarsi, a differenza di altri media, come ha notato il professor Marco Gambero docente di Economia della comunicazione presso l’Università statale di Milano. Secondo questo studioso, che ha pubblicato “La radio tra multimedialità e dimensione locale”, analisi delle emittenti della Lombardia, questo strumento resta fortemente ancorato al territorio e per questo non teme la concorrenza delle radio nazionali.

Migliorano i conti economici di molte imprese e anche le condizioni di lavoro mostrano caratteristiche più professionali, grazie anche al rinnovo del contratto nazionale. L’associazione Aeranti Corallo e la Federazione nazionale della stampa hanno firmato infatti alla fine di gennaio 2010 il nuovo contratto di lavoro delle aziende radiotelevisive locali. L’accordo scadrà il 31 dicembre 2011 per la parte retributiva e il 31  dicembre 2013 per quella normativa.


Tags: ,

Articoli correlati




Scrivi un commento



Tutti i contenuti © 2008 giornalismo e democrazia