Mar 21
Domenica
Le istituzioni
Il ruolo dell’Autorità per le comunicazioni
messo in crisi dalle rivelazioni di Trani

Corrado Calabrò

Corrado Calabrò

A che serve l’Agcom? Qual è il futuro di questa Autorità? L’inchiesta dei giudici di Trani che ha portato ad iscrivere nel registro degli indagati Silvio Berlusconi, Giancarlo Innocenzi e Augusto Minzolini, mette in discussione il ruolo e l’effettiva indipendenza dell’Authority per le Comunicazioni. Come funziona questo organismo? Se è vero che ha lo scopo di garantire autonomia alle aziende dell’informazione radiotelevisiva, come è possibile che uno dei suoi membri accetti pressioni e minacce, contraddicendo quel principio di indipendenza che l’organismo dovrebbe viceversa garantire?

 

 

 

 

La convocazione del comitato etico dell’Agcom per esaminare il comportamento di Giancarlo Innocenzi è stata definita dalla Federazione della stampa “una prima buona notizia. Se infatti dovesse rimanere priva di sanzione una tenuta così palesemente incompatibile coi doveri di un’Autorità di Garanzia – nota il sindacato dei giornalisti – “ogni prossimo pronunciamento dell’Agcom sui temi dell’informazione perderebbe totalmente di credibilità e di autorevolezza”. E’ in gioco il futuro stesso di questa Autorità, i cui compiti appaiono minati dalle intimidazioni e dalle minacce che emergono dall’inchiesta di Trani.

Il Comitato etico dovrà esaminare se il comportamento di Giancarlo Innocenzi (che a Trani è accusato di favoreggiamento) sia stato coerente con i principi alla base del funzionamento dell’Autorità. “Ho dovuto farlo” ha detto Berlusconi riferendosi alle proprie telefonate al commissario dell’Autorità affinché si zittisse Annozero. Anche se è noto che i membri dell’Autorità sono di nomina politica, essa deve svolgere una funzione di garanzia, basata sull’indipendenza da intromissioni e interferenze. Si legge nel sito Internet dell’Agcom a proposito della natura dell’Autorità, istituita dalla legge 249 del 31 luglio 1997:  “Indipendenza e autonomia sono elementi costitutivi che ne caratterizzano l’attività e le deliberazioni”. E poi si aggiunge che in base alla legge istitutiva “al pari delle altre autorità previste dall’ordinamento italiano, l’Agcom risponde del proprio operato al Parlamento, che ne ha stabilito i poteri, definito lo statuto ed eletto i componenti”.

Ciò che sta accadendo, come conseguenza dell’indagine condotta dai magistrati di Trani, va anche visto in una ottica diversa. Ha scritto ad esempio l’avvocato Domenico D’Amati, uno dei maggiori esperti italiani di problemi dell’informazione, che “di solito la magistratura si occupa dell’informazione in funzione repressiva, quando è chiamata a pronunciarsi su querele ed azioni risarcitorie proposte contro i giornalisti per articoli ritenuti diffamatori o su fughe di notizie e pretese lesioni della privacy. A Trani, per la prima volta, il magistrato penale indaga sull’ipotesi, ben più grave, di attentati alla libertà di informazione funzionali all’inquinamento del sistema democratico”. Dunque, si profila finalmente un argine in difesa della libertà di stampa e dell’autonomia, spesso proclamata solennemente ma scarsamente difesa all’atto pratico.
”In questa vicenda – ha scritto l’avvocato d’Amati sul sito dell’associazione “Articolo 21”- il giornalismo non è imputato, ma parte civile. Ciò dimostra che l’azione penale può essere esercitata anche per la difesa del lavoro dei giornalisti, in particolare nell’azienda radiotelevisiva pubblica, dove pressioni ed intimidazioni non sono purtroppo infrequenti. E’ un segnale importante, che la categoria deve saper raccogliere, attraverso il suo sindacato e l’Ordine del giornalisti, che dovranno impegnarsi perché in questo caso, come in altri analoghi, si arrivi fino in fondo”.

 


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