Mar 06
Sabato
Le istituzioni
Par condicio: almeno 5 milioni di euro
il danno economico subito dalla Rai

All’incirca 5 milioni di euro. Alla Rai i dirigenti fanno i conti delle perdite economiche provocate dalla sospensione delle trasmissioni giornalistiche: Porta a Porta, Annozero, Ballarò, L’ultima parola, avevano ottimi ascolti e consistenti introiti pubblicitari. Il danno è perciò consistente. Le trasmissioni che hanno sostituito quelle cancellate – per lo più film e sceneggiati - hanno fatto ascolti nettamente inferiori. E per questo a viale Mazzini c’è chi pensa a programmi diversi (qualcuno pensa ad un talk show di Maurizio Costanzo) ma il tempo a disposizione ormai è poco.

Inutili sono state finora le proteste per il taglio delle trasmissioni giornalistiche, mai avvenuto prima. E ciò anche se l’applicazione della legge sulla par condicio in periodo elettorale aveva sempre provocato polemiche anche aspre. I partiti di opposizione hanno fatto notare che la decisione è stata presa dal Consiglio di amministrazione di viale Mazzini con i soli voti dei membri della maggioranza, in rappresentanza dei partiti di governo. Contrario si era detto anche il presidente Paolo Garimberti, che aveva lavorato per una soluzione diversa e aveva cercato, con il presidente della Commissione di vigilanza, Zavoli, di ottenere una modifica del decreto di applicazione della legge.

Nella manifestazione organizzata presso la sede Rai di via Teulada, presenti i conduttori di tutte le trasmissioni, il commento più frequente è stato quello secondo il quale, con questa decisione, il Governo aveva tolto di mezzo soprattutto le tramissioni più critiche. La Rai lo aveva giustificato dicendo di temere forti multe per le eventuali violazioni della legge.

La Federazione nazionale della stampa aveva emesso questo comunicato:

“L’informazione, la circolazione delle idee, il confronto delle voci non si possono interrompere. Dopo l’improvvida delibera della Vigilanza e la sciagurata decisione del cda Rai di bloccare tutte le trasmissione di approfondimento, la Fnsi ritiene che i colleghi e in particolare i giornalisti ed i conduttori, colpiti da queste decisioni bavaglio, vadano sostenuti nella prosecuzione del loro lavoro anche con iniziative straordinarie. Nei teatri, nelle piazze, negli studi televisivi (che emittenti saranno in grado di mettere a disposizione) è possibile continuare a fare ciò che è stato brutalmente proibito.  La manifestazione del 3 ottobre scorso a Piazza del Popolo e la stessa massiccia presenza di giornalisti e cittadini in quella di martedì 2 marzo davanti agli studi di via Teulada a Roma sono la dimostrazione che l’opinione pubblica non vuole farsi scippare il diritto di avere una libera informazione e la pluralità di punti di vista e di espressioni culturali e professionali.
Il Sindacato dei giornalisti sarà al fianco dei colleghi e dei conduttori dei talk show ingiustamente colpiti, assicurando la copertura politico-sindacale relativamente alle iniziative che, eventualmente anche collegialmente vorranno prendere in questo senso”.

Quasi tutti contrari i commenti. Secondo Giovanni Valentini, di Repubblica, il Consiglio di amministrazione della Rai “ha potuto trincerarsi dietro il paravento della Vigilanza, applicando il regolamento nella sua interpretazione più bieca e repressiva”. Ed è inutile che ora il presidente Zavoli rimpianga il ragionevole compromesso che non c’è stato, giacché – secondo Valentini – è stata proprio la sua commissione a dare l’imprimatur alla censura”.

Da segnalare anche la lettera che tre commissari dell’Autorità per la Comunicazione (Nicola D’Angelo, Michele Lauria e Sebastiano Sortino) hanno inviato al presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò. In essa si afferma  che tra la delibera della commissione di Vigilanza e la decisione presa dal Cda Rai non “non c’è alcun nesso logico o giuridico. La decisione sulla par condicio - sicuramente criticabile – attiene al ‘come’ le trasmissioni debbano essere realizzate, la decisione del cda Rai, invece, riguarda il ’sé. L’obiettivo di fornire ai cittadini gli strumenti per formare la loro consapevolezza politica è un preciso obbligo del servizio pubblico, affermato più volte dalla Corte Costituzionale e ribadito dal Contratto di servizio. La sospensione delle trasmissioni di approfondimento - concludono i trecommissari Agcom - contraddice tale obbligo proprio nel momento in cui ve ne è più bisogno: quello del periodo elettorale”.


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