Mar 06
Sabato
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Intercettazioni: i magistrati ai giornalisti
“Non rivelare la vita sessuale”

Preoccupazione dell’Associazione nazionale magistrati riguardo alla pubblicazione da parte dei mass media di particolari sulla vita sessuale delle persone. Il presidente Luca Palamara chiede rigore e attenzione, trattandosi di dati “sensibili” secondo la definizione che ne venne data da parte della legge del 1996 sulla privacy. Palamara si dice “sconcertato” dalla “pubblicazione di intercettazioni che riguardano la vita sessuale, in quanto si tratta vicende private e personali che vengono buttate in pasto ai media”.

E non è responsabilità dei giudici se queste notizie vengono diffuse. Infatti, “difficilmente - osserva il leader dell’Anm - è solo il magistrato a gestire la notizia: c’è il cancelliere, la polizia giudiziaria. Inoltre, gli atti vanno nelle mani degli avvocati, quindi una volta depositati sono a disposizione di molte persone, vengono fatte delle copie. I fatti di cronaca, dei quali molto si discute, e che vengono compresi nella cosiddetta violazione del segreto istruttorio, spesso riguardano atti ormai a disposizione delle parti, in relazione ai quali è troppo facile affermare che è solo colpa del magistrato”.

Il diritto di cronaca autorizza però i giornalisti a pubblicare. Dunque, attenti alle censure, ha fatto notare Franco Siddi, segretario della Federazione della stampa.”In linea di principio generale - afferma Siddi – la Anm ha ragione a richiamare un limite. Ma le notizie afferenti la sfera sessuale di persone inquisite, contenute in atti giudiziari disponibili e collegate a comportamenti autoritari, di scambio di favori, di affermazione di un potere, non sono nè possono essere censurabili nè vietate; fatta salva, ovviamente, la tutela di persone terze. Il fatto che si riapra la discussione alla luce di una inchiesta che sta cercando di far luce su quello che appare come uno degli scandali pubblici più gravi del nostro Paese, indica semmai che c’è un fiume in piena e che quando si aprono le cataratte è difficile immaginare vincoli plausibili e sostenibili per l’informazione e, quindi, per il diritto dei cittadini a conoscere i fatti di interesse pubblico”.
   “Ai giornalisti - insiste il segretario della Fnsi - è richiesto di avere sempre ben presente quando hanno documenti - intercettazioni nel caso - contenenti notizie che riguardino la
vita sessuale delle persone, i codici deontologici. E in particolare va ricordato che il diritto all’informazione su fatti di interesse pubblico nel rispetto dell’essenzialità dell’informazione è un dovere, con l’unica avvertenza che vanno evitati riferimenti a congiunti o a altri soggetti non interessati ai fatti”.  Secondo il Segretario del sindacato dei giornalisti, semmai “la sensibile sollecitazione del presidente dell’Anm necessita di una riconsiderazione delle procedure del processo e dei limiti e dei tempi del segreto giudiziario. Sicuramente la prima necessità è quella delle garanzie di un sistema che deve fissare attraverso udienza preliminare di tutte gli interessati  al processo (accusa, difesa, giudice) le parti delle intercettazioni effettivamente da allegare ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria. In secondo luogo - conclude il segretario della Fnsi - andrebbe circoscritto il campo delle materie o dei documenti oggetto del segreto giudiziario, limitandone nel tempo stabilito la sua durata”.


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