Feb 20
Sabato
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Immigrati: è nata l’associazione
dei giornali multiculturali

Sostenere il settore dei media multiculturali in Italia e la professionalità dei giornalisti immigrati. Sono due dei principali obiettivi dell’appena nata Associazione Nazionale della Stampa Interculturale. Riconosciuta ufficialmente come Gruppo di specializzazione dalla Fnsi a inizio febbraio, è il frutto di un approfondito confronto di esperienze e proposte tra molti operatori dell’informazione, esperti del settore, il Sindacato e l’Ordine dei Giornalisti nazionali. L’Ansi avrà sede a Torino presso la Stampa Subalpina, la prima associazione regionale a riconoscere il Gruppo, ma potrà contare anche su una sede operativa a Roma, presso la Federazione Nazionale della Stampa.

 

Numerosi i fronti su cui dovrà intervenire. Uno riguarda i contenuti delle notizie. In Italia, infatti, la prevalenza dell’informazione scritta e televisiva sul tema dell’immigrazione risulta pesantemente inquinata da stereotipi e vocaboli discriminanti, secondo quanto emerso da una ricerca della Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Roma “La Sapienza” (leggi il nostro approfondimento). L’Ansi avrà il compito di sensibilizzazione il giornalismo italiano su questi aspetti e promuovere la diversità culturale all’interno delle redazioni. Ma non solo dal punto di vista del linguaggio e dei contenuti: anche riguardo all’accesso e al riconoscimento della professionalità dei giornalisti stessi.

 

Molti colleghi immigrati, infatti – come riferisce l’associazione Cospe, che da tempo promuove il dialogo interculturale e che ha contribuito alla nascita dell’Ansi – si vedono negare da alcuni Ordini regionali il diritto all’iscrizione all’Albo professionale, nonostante le possibilità esistenti, riassunte in una circolare emessa dal Consiglio Nazionale nel 2005. «A volte la persona che è allo sportello – spiega Anna Meli, responsabile per Cospe dell’area Promozione dei diritti di cittadinanza – non è adeguatamente informata e chiede al giornalista immigrato documenti assurdi, che non servono, e che non vengono richiesti, per esempio, a un pubblicista italiano». L’Associazione assisterà coloro che vogliono vedere riconosciuta la propria professionalità. «Ci auguriamo – precisa Anna Meli – che essa diventi un punto di riferimento non solo per i giornalisti stranieri, ma anche per tutti coloro che nei media a larga diffusione sono soggetti a disparità di trattamento o al rischio di discriminazione per la loro origine etnica o religiosa. Crediamo che l’Ansi servirà a promuovere l’interculturalità come elemento qualificante del giornalismo italiano, che mai come in questo momento, di evidente deriva xenofoba, deve dimostrarsi capace di rispondere alle sfide informative di una società che è già multiculturale».

 

L’ampio patrimonio di competenze riunite attorno alle testate dedicate agli immigrati è stato documentato dalla ricerca “L’offerta multiculturale nella stampa, radio e tv in Italia” sviluppata tra il 2006 e il 2007 dal Cospe, in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca. I risultati dello studio, il più recente sulla materia, sono confluiti nel libro “Un diverso parlare. Il fenomeno dei media multiculturali in Italia”, pubblicato nel dicembre del 2007.

 

149 le testate e le trasmissioni censite, un numero due anni fa giudicato espressione del «dinamismo di un settore in forte crescita». Il ramo più sviluppato è risultato quello della carta stampata (con una sessantina di testate), mentre il panorama dei programmi radiofonici e televisivi è apparso più frastagliato e caratterizzato da iniziative piccole e poco strutturate. Nonostante questo, però, la radio (con anch’essa una sessantina di trasmissioni) si è rivelata il mezzo di comunicazione più versatile, economico e accessibile agli immigrati. «Un medium in cui le difficoltà strutturali e finanziarie – si legge in una sintesi della ricerca – non impediscono la realizzazione di prodotti anche di grande qualità». Le trasmissioni televisive censite sono invece la metà: una trentina. «Un dato che si spiega, in parte, con i maggiori costi legati alle tv private locali, che difficilmente possono dare gratuitamente uno spazio a queste iniziative» precisa Anna Meli.

 

Dall’indagine è emerso anche che i media multiculturali sono prodotti soprattutto al Nord e al Centro. Molti sono multilingue e propongono notizie anche in italiano. «Questo perché non hanno solo l’obiettivo di informare il pubblico di immigrati o di creare ponti tra le varie comunità straniere – spiega la responsabile del Cospe – ma desiderano anche favorire il dialogo con il resto dei cittadini».

 

Nel corso degli ultimi due anni, però, come si è modificata la situazione? «La crisi economica, ovviamente, non ha risparmiato questi media» spiega Anna Meli. «Ha avuto degli effetti soprattutto sulla carta stampata. Ma, in fatto di numeri, non ci risulta un calo sensibile delle testate. Molte redazioni hanno stretto i denti e resistito, anche grazie al volontariato. Nel settore, poi, c’è molta mobilità: alcune realtà chiudono, altre nascono».

 

L’offerta dell’informazione on-line rimane un campo ancora tutto da esplorare. «Sappiamo della nascita di diversi siti dedicati agli immigrati – afferma la Meli – ma, malgrado l’importanza del settore, per il momento non è stata realizzata una ricerca in merito».

 

Gli addetti ai media multiculturali sono circa cinquecento in Italia. Nelle redazioni, come si legge nella sintesi della ricerca del Cospe, «operano immigrati con elevate professionalità, spesso acquisite nei paesi d’origine, assieme a giovani che si sono formati e che stanno facendo le loro esperienze professionali in Italia». Queste iniziative editoriali «rappresentano dunque sia una palestra per aspiranti operatori della comunicazione, sia una fucina di professionisti immigrati le cui competenze potrebbero arricchire in maniera sostanziale anche i media a larga diffusione».

 

Per rafforzare il ruolo di queste testate, l’Ansi, come ha riferito il presidente Viorica Nechifor, ne promuoverà anche la visibilità su Internet e l’accreditamento, oltre al rafforzamento istituzionale e all’accesso a fondi e opportunità di formazione (fonte: Cospe). «Nonostante negli ultimi anni diversi organi di stampa abbiamo prestato un po’ più di attenzione alla necessità di promuovere spazi dedicati alle diverse culture, molto resta ancora da fare» spiega infatti Anna Meli. «Su questo fronte siamo molto indietro rispetto ad altri paesi europei, come quelli anglosassoni, dove la gestione della diversità è molto più sviluppata: nel servizio pubblico radiotelevisivo inglese, per esempio, esistono dipartimenti dedicati, il personale straniero è maggiormente valorizzato, i programmi sono molto più avanzati. L’immigrazione da noi viene considerata prevalentemente o dal punto di vista della solidarietà o da quello della criminalità. Non ci si è resi ancora conto delle possibilità offerte dagli stranieri riguardo ai contenuti dell’informazione e al consumo di notizie. Quando gli editori si accorgeranno che esiste una nuova fetta di pubblico da conquistare, comprendente circa 4 milioni e mezzo di persone, forse anche da noi le cose cambieranno».


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