Feb 07
Domenica
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Uffici stampa: a Roma un’occasione mancata

“Gli uffici stampa non sono più soli”, così ha titolato il sito on line dell’Ordine dei giornalisti dopo la riunione, a Roma, degli Stati generali ai quali avevano partecipato più di 200 giornalisti (quasi tutti pubblicisti) inseriti all’interno della pubblica amministrazione. Durante la manifestazione, è stata esaminata l’applicazione della legge n. 150 approvata dal Parlamento nel 2000, quella che aveva stabilito l’obbligo di creare gli uffici stampa nelle amministrazioni e di affidarne la cura a veri e propri giornalisti.

In realtà, dopo 10 anni, il settore non è stato sistemato. Di qui le proteste dei dirigenti degli organismi rappresentativi dei giornalisti. L’Aran, l’agenzia del Pubblico Impiego, alla quale era stata affidata la trattativa sulla regolamentazione del lavoro negli uffici stampa, ha continuato a rifiutare la richiesta di firmare un vero e proprio contratto, dotato di precise peculiarità. Sulla vicenda ha finora pesato l’atteggiamento dei sindacati confederali, che non hanno appoggiato le richieste della Fnsi.

La manifestazione romana (come spesso accade durante i cosiddetti “Stati generali”) ha sensibilizzato i giornalisti, ma si è conclusa solo con un grido di dolore. Non ha portato fatti nuovi. Soprattutto non ha offerto alcuna analisi sulla qualità e sul contenuto del lavoro degli uffici stampa: chi li guida? Quale informazione producono? Quali differenze con il lavoro del “portavoce”? In che misura la legge 150 viene disapplicata o violata?

Per quanto riguarda l’Ordine si tratta di verificare il rispetto dei principi basilari della professione giornalistica: libertà e verità, contenuti nella legge del 963, che è alla base del lavoro giornalistico.

Durante i lavori della riunione romana, tuttavia, il vicepresidente dell’Ordine nazionale Enrico Paissan ha proposto la creazione di un osservatorio sullo stato degli uffici stampa e una carta deontologica, ad integrazione delle norme etiche. Si tratta infatti di fare in modo che, anche all’interne delle strutture di comunicazione pubblici, i giornalisti possano conquistare l’autonomia che è alla base del lavoro giornalistico.


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