Feb 06
Sabato
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Giornalisti Rai minacciano lo sciopero
“Il Parlamento imbavaglia i talk show”

Il Parlamento dimezza il giornalismo radiotelevisivo: per un mese le principali trasmissioni del servizio pubblico saranno obbligate a dare spazio ai candidati alle elezioni regionali (o ai rappresentanti dei partiti) oppure dovranno essere soppresse. E’ questo l’effetto del regolamento sulla par condicio approvato dalla Commissione parlamentare di vigilanza, presieduta dal senatore Sergio Zavoli. I giornalisti della Rai si preparano alla sciopero, appoggiati dalla Federazione  nazionale della stampa.

In Italia, per legge la Commissione di vigilanza approva il regolamento delle trasmissioni politiche per il periodo che precede una consultazione elettorale. Lo ha fatto anche quest’anno (si voterà il 28 e il 29 marzo per il rinnovo dei consigli regionali) ma, a differenza di quanto stabilito in passato, la Commissione ha stabilito che anche le trasmissioni giornalistiche di intrattenimento (esclusi solo i notiziari) sono obbligate a dare eguali spazi e rappresentatività alle forze politiche. Chi non lo fa, non può andare in onda: la Rai dovrà sopprimere i programmi che non si adegueranno.

Si sono ribellati praticamente tutti i conduttori e i giornalisti di alcune fra le trasmissioni più famose (Ballarò, Annozero, Porta a porta ecc) e l’Usigrai ha già avviato le procedure per uno sciopero. La sospensione di questi programmi, tra l’altro, provocherebbe un notevole danno economico all’azienda, poiché la priverebbe di consistenti entrate pubblicitarie.

Il Consiglio di amministrazione della Rai ha inviato in Parlamento il suo presidente per far presente i danni che dovrebbe sopportare. In più, anche il presidente dell’Autorità per le Comunicazioni, Calabrò, ha chiesto di essere ascoltato dalla Commissione di vigilanza, in quanto l’applicazione del Regolamento creerebbe una situazione di disparità, fra Rai e Mediaset. Un corretto regime di concorrenza impone che anche le trasmissioni giornalistiche di Mediaset (di proprietà della famiglia del presidente del Consiglio Berlusconi) applichino identiche norme.

Un pasticcio. Il bavaglio alla libertà di informazione è evidente. Mai una cosa simile era accaduta prima, osservano i partiti di opposizione. Il diritto di cronaca è violato o fortemente limitato. Favorevoli si sono ovviamente detti gli esponenti della maggioranza di governo, con in testa il Presidente del Consiglio.


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